Libere professioni: riforma, riparte il confronto

03/09/2002





Martedì 3 settembre 2002





LIBERE PROFESSIONI


La certificazione delle competenze separa Ordini e associazioni in attesa di riconoscimento




Riforma, riparte il confronto
     
    (NOSTRO SERVIZIO)

    ROMA – Si stringono i tempi per il confronto tra le varie componenti del mondo professionale sulle linee della riforma. Promotore del dibattito il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti. Obiettivo: verificare il grado di consenso attorno alla proposta di legge elaborata dal Cup, il Comitato che rappresenta gli Ordini e i Collegi. Finora tra Ordini e Associazioni sono prevalse diffidenza e freddezza. Gli uni chiedono di poter "controllare" il riconoscimento delle professioni non regolamentate in modo che non ci sia sovrapposizione di competenze, anche a livello istituzionale. Le seconde temono che la riforma consacri nuove esclusive a favore degli iscritti agli Ordini. Oltre al confronto auspicato dal sottosegretario Vietti, procederà anche in Parlamento il dibattito che si svolge da tempo nel nostro Paese sull’opportunità di modernizzare le regole che disciplinano le professioni, contemperando la «tradizionale» struttura ordinistica con l’emergere di nuove professioni che puntano al riconoscimento legale della propria esistenza e, soprattutto, delle proprie funzioni. Al Senato la commissione Giustizia presieduta da Antonino Caruso, dopo aver ascoltato le parti in causa, alla ripresa dei lavori si riunirà in comitato ristretto per arrivare a un testo che recepisca le linee delle proposte sul tappeto: il Ddl 691 (primo firmatario Domenico Nania, An) e il Ddl 804 (primo firmatario Andrea Pastore, Fi). Tuttavia, il Colap (il coordinamento che riunisce le associazioni rappresentative delle professioni non regolamentate) a questo punto considera prioritario ottenere per le Associazioni un riconoscimento giuridico che consenta loro di «certificare» la competenza dei propri iscritti. L’attenzione del Colap è perciò concentrata sui lavori della commissione Attività produttive della Camera dove, tra due settimane, dovrebbe ripartire la discussione su due proposte: quella presentata da Piero Ruzzante (la n. 1048) e quella elaborata da Pierluigi Mantini (n. 2488). «Il disegno di legge presentato da Pierluigi Mantini – spiega Riccardo Alemanno, vicecoordinatore del Colap – ha recepito le nostre indicazioni in armonia con la stessa normativa comunitaria. Il decreto legislativo 319/94 che ha recepito la direttiva Ue 92/51 CEE relativa a un secondo sistema generale di riconoscimento delle qualifiche professionali, è stato infatti manchevole in quanto non ha attuato la direttiva nella parte in cui prevede la possibilità per le associazioni non regolamentate di rilasciare un "attestato di competenza", da poter spendere sul mercato europeo. Ed evidentemente ciò che va disciplinato è proprio il modo e la garanzie in base a cui questo "titolo" può essere rilasciato». In ambito europeo, intanto, la Commissione ha avanzato, il 7 marzo 2002, la proposta di nuova «direttiva unica» che riordina e riassume tutta la materia del «riconoscimento professionale» e che sta mettendo in apprensione gli Ordini, soprattutto nella prospettiva di una concorrenza più ampia con il più flessibile sistema associativo professionale della Gran Bretagna. «Nel sistema anglossassone, mentre la scuola cura la parte della formazione culturale, le associazioni professionali sono sovrane nel controllare e certificare practice ed experience», spiega Pierangelo Sardi, presidente dell’Ordine degli psicologi e coordinatore del gruppo di lavoro italiano sulla proposta di direttiva unica europea sulle professioni. «Questa parte del valore del titolo professionale è quella che dà il maggior profitto: è quindi comprensibile che il Colap la rivendichi. Però dobbiamo dire che, in vista della nuova competizione europea, queste pretese sono incompatibili con la sopravvivenza degli Ordini italiani, per non parlare degli effetti che produrrebbero sulle nostre Casse di previdenza. Tutto può evolvere, però non c’è bisogno di devastare prima di riformare».

Marco Bellinazzo