Libere professioni: Riforma, il nodo delle esclusive

13/05/2003




              Martedí 13 Maggio 2003
              LIBERE PROFESSIONI
              Riforma, il nodo delle esclusive

              Albi & mercato – Le associazioni spiegano i motivi del «no» alla bozza del sottosegretario Vietti


              ROMA – Per le Associazioni delle professioni emergenti suona paradossale l’accusa di conservatorismo lanciata dal sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti (si veda «Il Sole-24 Ore» del 10 maggio). Gli organismi privati rifiutano il giudizio, alla luce di un progetto di riforma che a parer loro suona come «controriforma». «La proposta di Vietti – spiega Giuseppe Lupoi, alla guida del Colap, il coordinamento delle Associazioni non riconosciute – aumenta i vantaggi corporativi. Infatti, affida agli Ordini il potere "legislativo" di fissare i codici deontologici e assegna loro tutto il processo disciplinare, dal compito di sostenere l’accusa alla funzione giudicante. L’unica, piccola novità è il riconoscimento (come se ci fosse il bisogno di una legge) della possibilità di costituire, nell’ambito degli Ordini, associazioni private e volontarie di specialisti. Queste ultime non potranno però attestare la competenza dei propri iscritti».
              Per le Associazioni non riconosciute il processo di "emersione" prefigurato dalla legge è pieno di ostacoli: innanzi tutto è subordinato al riconoscimento della professione, che non dovrà fare riferimento ad attività qualificanti esercitate dagli iscritti agli Ordini. Secondo Lupoi, questo discrimine «apre le porte alle sentenze di condanna della magistratura per esercizio abusivo. Il concetto di attività qualificante – sottolinea Lupoi – non può restare indeterminato. L’esercizio della delega deve avvenire secondo princìpi trasparenti. Su un punto dirimente non possiamo lasciare carta bianca. Non sappiamo, per esempio, chi scriverà i decreti legislativi: se fosse un altro Governo, i paletti devono essere ben definiti».
              Dunque, la presa di posizione delle Associazioni – che hanno subordinato l’adesione al progetto Vietti alla soluzione di «pochi punti» – non può essere letta come una chiusura preconcetta. Il passaggio sulle «attività qualificanti» è decisivo per lo sviluppo del sistema Associativo. Pure sulle esclusive agli Ordini, si è rimasti su un piano ambiguo. «Avevamo chiesto – spiega Lupoi – che si ponesse un freno alle esclusive: in realtà il progetto afferma che negli ordinamenti saranno censite le riserve attuali e saranno definite le competenze in relazione al grado di formazione necessario per la professione. Sono le premesse per aumentare le attività protette». Anche sulle società – secondo il portavoce del Colap – si fa un passo indietro, obbligando i professionisti che beneficeranno del riconoscimento a esercitare in comune solo con la società tra professionisti, fatte salve le "forme" speciali, come per l’engineering. Per il resto le società di capitali, là dove adottate, possono essere solo strumentali, funzionali non a una migliora organizzazione dell’attività ma al risparmio fiscale. «A questo punto – conclude Lupoi – Vietti deve essere coerente e prendere atto del fallimento rispetto all’obiettivo di arrivare a un progetto condiviso».
              Invece, a favore della proposta Vietti si schiera la confederazione Unionquadri. Il suo presidente Corrado Rossitto auspica che la riforma arrivi presto al traguardo, così che Ordini e Associazioni riconosciute possano svolgere il controllo degli iscritti a favore dell’utenza.

              M.C.D.