Libere professioni: Regioni, arrivano i paletti

02/12/2003



      Martedí 02 Dicembre 2003

      LIBERE PROFESSIONI
      Regioni, arrivano i paletti

      Riforme in cantiere – In settimana saranno definiti i principi della legislazione concorrente


      ROMA – In settimana verrà definito lo schema di decreto legislativo sui princìpi cardine delle professioni regolamentate. E per esclusione verrà definito lo spazio della legislazione concorrente delle Regioni. Il decreto – assicura il ministro degli Affari regionali, Enrico La Loggia – verrà approvato in prima lettura entro dicembre dal Consiglio dei ministri. «Procederemo il più rapidamente possibile – promette La Loggia – perché il settore è in sofferenza e milioni di professionisti attendono un quadro legislativo certo». L’intervento di La Loggia si articola in due fasi: lo schema di decreto legislativo, in base alla legge 131/2003, ha l’obiettivo di segnare i confini tra Stato e Regioni nella legislazione concorrente. Quindi, il riordino delle professioni: a quel punto il cerchio sarà chiuso. Il lavoro preparatorio per il decreto legislativo è stato affidato a un team di università. Sul dossier-professioni è stato, poi, istituito un tavolo tecnico tra gli uffici legislativi di Giustizia, Istruzione e Affari regionali. Il concerto con «i ministri Moratti e Castelli – precisa La Loggia – arriverà in settimana». A quel punto lo schema di decreto verrà sottoposto agli Ordini. La Loggia parla di «doverosa consultazione. Il Governo – afferma – raccoglierà in una visione di sintesi suggerimenti e supporto tecnico forniti dai professionisti». In parallelo, il tavolo tecnico Affari regionali, Istruzione e Giustizia sta vagliando le proposte di riforma all’esame del Parlamento, in modo che non vi siano discrepanze rispetto ai cardini della legislazione concorrente. «Il decreto – spiega La Loggia – avrà un’impostazione ricognitiva. L’obiettivo è "rintracciare" i principi delle professioni regolamentate». La Loggia ribadisce che la delega permette di ripartire le competenze concorrenti sulla base «della legislazione vigente, senza alcuna innovazione», ma il censimento non sarà senza conseguenze. Per esempio, se l’istituzione degli Ordini sarà rubricata – verosimilmente – tra i poteri statali, occorrerà vedere come si circoscriverà l’azione delle Regioni nell’ambito delle professioni emergenti. L’individuazione dei profili professionali, da una parte, appare collegata alla formazione professionale (in cui le Regioni sono "sovrane"); dall’altra se le autonomie riconoscessero (con l’iscrizione a un Registro, per esempio) le professioni emergenti, il principio – con effetto-domino – acquisirebbe valore politico "nazionale". Insomma, nel decreto La Loggia, saranno determinanti sia la disciplina positiva che le eventuali "mancanze", che possono legittimare l’intervento delle Regioni. In prospettiva, la legislazione concorrente per quanto riguarda le professioni, introdotta dalla legge costituzionale 3/2001, va comunque ripensata. «Nel momento in cui si va verso un assetto europeo – afferma La Loggia – il federalismo professionale appare rischioso». Non sarebbe ammissibile, per esempio, che si creassero ostacoli all’esercizio professionale tra una Regione e l’altra, mentre la Ue si affatica a rendere più agevole la libera circolazione, con il riconoscimento delle qualifiche. È la legislazione concorrente a non convincere appieno La Loggia, tanto è vero che il Governo ha presentato un disegno di legge costituzionale per abrogare questa categoria giuridica. «Non c’è dubbio – spiega La Loggia – che ci sono materie per le quali registriamo un assetto equilibrato dei poteri. La scuola, per esempio, mi sembra tra queste, dopo il varo della riforma Moratti». Su altri temi, invece, come le grandi infrastrutture – e non solo sulle professioni – «è opportuno valutare con serenità se la competenza esclusiva dello Stato non garantisca interventi più coordinati ed efficienti».

      MARIA CARLA DE CESARI