«Liberazione» non ha dubbi: siamo con gli autoferrotranvieri

02/12/2003




2 dicembre 2003

LO SCIOPERO DEI TRASPORTI
LA POLITICA
IL QUOTIDIANO COMUNISTA

«Liberazione» non ha dubbi: siamo con gli autoferrotranvieri

Il direttore Curzi: un caso emblematico, è una categoria gravemente umiliata. La vicedirettrice Gagliardi: responsabile del caos è chi li costringe a questi gesti estremi

      ROMA – Fausto Bertinotti è volato in Senegal «per motivi personali» e il suo numero due, il capogruppo alla Camera Franco Giordano, è a Ginevra. Così la posizione di Rifondazione comunista sullo sciopero dei trasporti di ieri e sul bollente caso Milano viene espressa solo in serata dal capogruppo al Senato Gigi Malabarba: «Sotto inchiesta devono andare le aziende del trasporto locale e il governo, che taglia le risorse per i servizi. E i sindacati farebbero bene a riflettere quando i lavoratori li scavalcano in massa». La stessa linea che durante tutta la giornata è stata elaborata da Liberazione – il «giornale comunista» di Rifondazione – e che si attesta su una solidarietà totale agli autoferrotranvieri, «disobbedienti» milanesi compresi. Tanto che oggi la copertina è dedicata a questo con il titolone «Hanno ragione loro». «Anche se ci sono altre notizie importantissime, questo è un caso emblematico», spiega il direttore Alessandro Curzi. Continua, Curzi: «A Milano la situazione è diventata esplosiva perché questa categoria, sottoposta a stress enorme soprattutto nelle grandi città, viene gravemente umiliata dalle aziende che dovrebbero pagare il dovuto e invece non accettano neppure di sedersi al tavolo negoziale». Poi, l’accusa ai media; tutti i media, ma più di tutti la tv: «Questi lavoratori sono senza contratto da due anni e nessuno ha mai spiegato le loro ragioni. Noi abbiamo pubblicato tante lettere di autisti di autobus che si scusano con gli utenti per il disagio ma che chiedono di informare il pubblico sui motivi che li hanno portati a otto scioperi». Dalla scarsa attenzione, gesti estremi per apparire e non finire nel solito trafiletto, dunque. Ma ce n’è anche per il sindacato: «Ha perso il controllo? Doveva capire che c’era una situazione di esasperazione. Ora rifletta, se vuole evitare sorprese da parte di altre categorie su cui si è alzato il muro del silenzio».
      Tutte valutazioni che, con altre, oggi vengono affidate alla penna del condirettore Rina Gagliardi. «Ovviamente teniamo in conto i problemi creati agli utenti, ma per i lavoratori dei trasporti esiste un problema reale, non si tratta di una protesta fine a se stessa; e l’adesione praticamente totale allo sciopero di ieri lo dimostra – dice la Gagliardi -. Gli atti disperati hanno una radice. La responsabilità del caos è di chi costringe una categoria a gesti estremi che scavalcano persino la legge». Chi? Aziende, governo, organi di informazione, ripete («la mancanza di informazione crea il rischio di una saldatura pericolosa tra governo e utenti: se la gente sapesse, sarebbe solidale, come è avvenuto durante i lunghissimi scioperi francesi»). Ma anche, di nuovo, il sindacato, «che lascia crescere drammaticamente alcuni problemi».
      Di sindacato non vorrebbe proprio parlare Giorgio Cremaschi, che è segretario Fiom. Però, «senza entrare nel merito, c’è un’esasperazione nel mondo del lavoro che è un segnale importante. E il sindacato deve sempre avere la capacità di rappresentare i lavoratori». Anche di fronte a una violazione della legge, del codice di autoregolamentazione degli scioperi firmato dai sindacati stessi? «La disciplina italiana su questa materia è troppo limitativa. E poi si tratta di norme di comportamento che richiedono una reciprocità: se le aziende possono dire "io non tratto", allora solo i lavoratori devono avere lo svantaggio dei limiti? No, gli autoferrotranvieri hanno tutta la mia comprensione. Del rapporto dell’utenza è responsabile anche l’azienda, non solo chi lavora».
Daria Gorodisky


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