“Liberalizzazioni” Si può fare di più

01/03/2007
    1 marzo 2007 – Anno XLV N.9

    Pagina 106/110 – Economia

      CONCORRENZA – DOPO I PRIMI PROVVEDIMENTI

        Bersani, bisogna liberalizzare ancora

          A partire dai servizi pubblici locali, per finire ai diritti della musica online, passando per la Rai e per il gas, ecco l’agenda dei prossimi interventi a favore del mercato che il governo dovrebbe varare. Scritta da chi di concorrenza se ne intende

            a cura di Guido Fontanelli

              Privatizzare le municipalizzate. Vendere Raiuno. Colpire di più le banche e le assicurazioni. Ridurre i monopoli nel gas e nell’elettricità. Indagare sulle major della musica… Sono solo alcuni dei suggerimenti che Panorama ha raccolto fra esponenti della Confindustria, dell’opposizione, dell’Antitrust, dei consumatori e dell’istituto di studi liberista Adam Smith Society. Destinatario? Naturalmente il governo e in particolare Pierluigi Bersani, il ministro dello Sviluppo economico, che sei mesi fa ha lanciato la sua prima serie di liberalizzazioni, seguita in gennaio da una seconda ondata.

                I critici sostengono che i provvedimenti del governo sono di facciata e poco incisivi. Ma va riconosciuto che in pochi mesi hanno toccato settori forti: dalle corporazioni dei professionisti alle banche, dalle telecomunicazioni all’energia, dalla benzina alle assicurazioni. Si può fare di più. A partire dalla concorrenza nei servizi pubblici locali, che il Parlamento rischia di azzoppare.

                LA CONFINDUSTRIA
                Pininfarina: «Meno Stato nei servizi locali»

                  La richiesta di maggiore concorrenza è uno dei temi su cui ha insistito di più l’attuale vertice della Confindustria. Per questo, spiega Andrea Pininfarina, vicepresidente dell’organizzazione imprenditoriale, «abbiamo apprezzato i due decreti Bersani sulle liberalizzazioni che seguono correttamente un approccio orizzontale: aprono alla concorrenza simultaneamente vari comparti. Purtroppo in alcuni casi essi includono anche misure retroattive che impongono la riscrittura di contratti e quindi minano la certezza delle regole. I decreti, comunque, porteranno nel complesso dei benefici non solo monetari ma anche in termini di cultura di mercato».

                    Però, secondo Pininfarina, oggi in Italia uno dei problemi più sentiti è quello relativo ai servizi pubblici locali: «I provvedimenti di liberalizzazione adottati nel corso degli anni Novanta in importanti servizi di pubblica utilità hanno riguardato solo il livello nazionale, a livello locale i monopoli pubblici sono rimasti immutati. Questo ha ridotto fortemente i benefici delle liberalizzazioni fin qui realizzate. Addirittura in questi anni si è assistito a un aumento della presenza pubblica a livello locale in palese controtendenza rispetto al superamento dello Stato imprenditore a livello centrale. Liberalizzare i servizi pubblici locali è oggi prioritario».

                      Aggiunge Pininfarina: «Valutiamo positivamente in questo senso il disegno di legge presentato dal ministro Lanzillotta di riordino dei servizi pubblici locali. Innanzitutto in termini di principi perché assume come forma ordinaria l’affidamento mediante gara con evenienza pubblica, relegando così a situazioni eccezionali gli affidamenti "in house" (cioè ad aziende dell’ente) o a società miste.

                        «Va detto però che per evitare i conflitti di interesse, sia in sede di gara sia in sede di gestione, sarebbe necessario privatizzare al 100 per cento tutte le società pubbliche locali. Inoltre la proprietà delle reti non replicabili (come il gas) andrebbe ceduta a soggetti diversi da coloro che gestiranno quei servizi per evitare altri conflitti di interesse. In generale gli enti locali dovrebbero essere regolatori e non soci o gestori di servizi».

                        L’OPPOSIZIONE
                        Tabacci: «Cedere Rai 1, colpire le banche»

                        «Le iniziative del ministro Bersani sono di buonsenso, ma siamo ancora lontani dal colpire i settori protetti». È drastico Bruno Tabacci, deputato dell’Udc, membro della commissione Bilancio della Camera e uno degli esponenti del centrodestra più favorevoli alle liberalizzazioni. Tanto da non avere fatto sconti allo stesso governo Berlusconi, reo di non avere fatto abbastanza in questo campo. Ma Tabacci, uno dei fondatori del movimento bipartisan dei Volonterosi, critica anche il governo Prodi, che pure ha dato una grande enfasi alle liberalizzazioni. E in questo colloquio suggerisce che cosa andrebbe fatto. «In generale, vanno rafforzate le autorità e va creata una commissione parlamentare per le liberalizzazioni, per garantire un’interfaccia tra le authority e il Parlamento. Poi bisogna colpire alcuni settori dove c’è ancora poca concorrenza. In quello bancario, per esempio, i costi sono troppo alti: è evidente che c’è un cartello delle banche».

                          Secondo Tabacci, è inevitabile poi che nel settore del gas l’Eni debba vendere la Snam Rg. «Altrimenti c’è una situazione di asimmetria a favore dell’Eni. E intanto, prima di essere ceduta, la società dovrebbe essere governata da amministratori indipendenti. Parallelamente va risolto il problema dei rigassificatori, per avere più fonti di approvvigionamento di metano».

                            Altre aree di intervento sono le telecomunicazioni e la tv: «Anche nelle telecomunicazioni va separata la rete dalla gestione del servizio, in modo da garantire la concorrenza sull’ultimo miglio, cioè l’accesso all’utente finale.

                              Per quanto riguarda la tv, il Tesoro dovrebbe vendere Raiuno». Ma come potrebbe sopravvivere con tre canali Mediaset e due Rai? «Secondo me, avrebbe la forza di attrarre abbastanza pubblicità dal mercato». E i capitali? «I capitali in giro per il mondo ci sono, mica devono essere italiani per forza». Inoltre Tabacci, se fosse al governo, punterebbe alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, acqua compresa. «Liberalizzerei il mercato delle poste, spostando il controllo dal ministero delle Comunicazioni all’Autorità. E poi vorrei vedere più chiaro nelle assicurazioni, dove non c’è trasparenza: è possibile che non si riesca a confrontare due polizze?».

                              ANTITRUST
                              Catricalà vuole di più su professioni e negozi

                                Una via per individuare le aree su cui il governo dovrebbe intervenire per aumentare la concorrenza è studiare le mosse dell’Antritrust. Tra indagini conoscitive avviate dalla commissione, interventi pubblici dei suoi vertici e interviste ai funzionari dell’Autorità guidata da Antonio Catricalà, si può ricavare una lista di obiettivi delicati.

                                  Ai primi posti ci sono i servizi locali, dove l’Antitrust ha riscontrato il dilagare di società pubbliche (sono oltre 2 mila) che creano inevitabilmente una rete capillare di piccoli monopoli locali. Altro settore nel mirino è la distribuzione commerciale: un recente studio dell’Autorità ha mostrato come la regolamentazione sia ancora molto elevata, soprattutto a causa di svariate leggi regionali che hanno contribuito a introdurre numerosi vincoli all’apertura di nuovi supermercati e ipermercati.

                                    Anche il comparto delle libere professioni non convince gli uomini dell’Antitrust, che, pur apprezzando le novità introdotte dalla legge Bersani (rimozione dei minimi tariffari e possibilità di ricorrere ad alcune forme di pubblicità), si aspettano ulteriori interventi liberalizzatori dalla legge di riforma.

                                      L’Autorità ha poi segnalato che nel settore delle farmacie permangono troppi vincoli agli orari di apertura. E ha avviato un’indagine conoscitiva nel settore dell’editoria, da cui potrebbe emergere la richiesta di togliere un po’ di vincoli all’attività di distribuzione.

                                        I CONSUMATORI
                                        «Speriamo che tocchi alle major della musica»

                                          Dopo la prima tornata di liberalizzazioni, l’associazione Altroconsumo ha avuto modo di misurarne gli effetti: sono aumentati gli sconti sui farmaci da banco e sono spariti i costi di chiusura dei conti correnti bancari. «Ora occorre completare il lavoro iniziato» sostiene Paolo Martinello, presidente dell’organizzazione. «Vanno eliminati il numero chiuso delle farmacie e dei notai, chiusi gli ordini professionali inutili, azzerati i costi bancari di trasferimento titoli, va liberalizzata la distribuzione dei carburanti, vanno smantellate le posizioni monopolistiche nei settori gas, luce, trasporti e servizi locali.

                                            «Un terreno nuovo sul quale sfidiamo il governo è quello della revisione della legge sul diritto d’autore. Oggi chi scarica file protetti da copyright o condivide una piattaforma "peer-to-peer", anche senza fine di lucro, rischia sanzioni sia amministrative sia penali. La creatività degli autori va adeguatamente remunerata, ma siamo contrari alla strumentalizzazione della proprietà intellettuale da parte delle major che gestiscono i diritti d’autore digitali (Drm-Digital rights management) penalizzanti per gli utenti, che rischiano di pagare due volte i diritti d’autore (attraverso il compenso previsto dai Drm e i compensi già inclusi nel prezzo dei supporti), non possono eseguire copie per uso privato, né scegliere le tecnologie e i supporti informatici che preferiscono. Tutto ciò a scapito di un mercato moderno e concorrenziale dei contenuti digitali. Dopo banche, assicurazioni e telecomunicazioni» conclude Martinello «speriamo che prima o poi tocchi anche alle major».

                                              IL LIBERISTA
                                              «Ma nelle polizze non è liberalizzazione»

                                                Nelle Istituzioni dell’imperatore Giustiniano si trova la famosa frase "Nomina sunt consequentia rerum", i nomi sono una conseguenza della realtà delle cose. Se ciò è vero» sostiene Alessandro De Nicola, presidente dell’Adam Smith Society, «allora c’è una proposta del ministro Bersani cui va tolta l’etichetta “liberalizzazioni”: la soppressione dell’agente monomandatario per le assicurazioni».
                                                Infatti, secondo De Nicola, dopo aver abolito in luglio la possibilità per le compagnie assicuratrici di stipulare contratti in esclusiva per la distribuzione delle polizze Rc auto, il nuovo decreto di gennaio concede agli agenti di poter essere plurimandatari in tutto il ramo danni. «Il divieto di rappresentare una sola assicurazione riposa sull’ingenua convinzione che se ciascun agente offrirà polizze di diverse compagnie ci sarà più concorrenza con beneficio del consumatore. Pia illusione. Il bello è che l’Antitrust aveva già condannato la logica del provvedimento con una comunicazione del 16 gennaio ove si legge che l’agenzia multimandataria "comporta costi per le imprese analoghi se non superiori" a quelli dei broker senza apportare gli stessi benefici concorrenziali. Le compagnie, difatti, prometteranno agli agenti provvigioni più alte in modo che essi raccomandino le loro polizze invece che quelle del concorrente. Inoltre, gli agenti monomandatari per il ramo vita difficilmente tradiranno il loro mandante più importante per vendere una polizza auto altrui».