Liberalizzazioni L’amara medicina della Coop

27/06/2011

Per andare in pari dovrebbe avere il triplo dei «corner salute» . Ma se passa il disegno di legge Gasparri-Tomassini salta tutto
D ove acquistereste la Tachipirina, alla Coop per 3 euro e 20 o in una farmacia dove ne costa 4 e 40 (-27%)? Alla Coop, viene da dire. Ma non è detto che si potrà continuare a farlo. Il futuro dei «corner salute» , gli angoli della grande distribuzione che possono vendere farmaci da banco e senza ricetta, nati come tutte le parafarmacie nel 2006 dopo il decreto Bersani sulle liberalizzazioni, è tutt’altro che scontato. C’è un disegno di legge al Senato, il Gasparri-Tomassini, numero 863. Presentato già nel 2008, è diventato la base per la legge di riforma del sistema farmaceutico. E torna a scatenare le polemiche. È sostenuto da Federfarma, l’associazione dei farmacisti. Ha per relatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, farmacista e vicepresidente della Fofi (la federazione degli ordini dei farmacisti). Chiede che cada l’obbligo di presenza del farmacista nelle parafarmacie. Traduzione: diminuirebbero i medicinali in vendita nelle parafarmacie, che non potrebbero più nemmeno chiamarsi così. È un testo controverso: ha raccolto, al 14 giugno scorso, ben 119 emendamenti, sia dalla maggioranza sia dall’opposizione. Ma se diventerà legge — l’esame è atteso in settembre — il mercato per le parafarmacie si ridurrà. E, notano le associazioni dei consumatori, si affloscerà una delle liberalizzazioni più riuscite, quella sulle farmacie, appunto: che ottenne il voto più alto, un 7 e mezzo, dal panel di Corriere Economia che, un anno fa, giudicò i risultati dei decreti Bersani. Martedì 21, nella sua ultima Relazione annuale, ha lanciato l’allarme lo stesso Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità per la concorrenza: «Le liberalizzazioni sono scivolate via dall’agenda politica» . Eppure sulla vendita di farmaci da banco, nei soli anni 2006-2010 «gli interventi dell’Antitrust hanno generato risparmi per 73 milioni» , ha detto Catricalà. Il confronto Basta dare un’occhiata ai prezzi della grande distribuzione per capire la differenza. Prendiamo la classifica dei primi dieci farmaci venduti in Coop (vedi tabella): rivela un prezzo medio inferiore del 31%rispetto a quello applicato nelle farmacie. Il glicerolo generico, in testa alle vendite Coop nel 2010 con 211 mila confezioni per un valore di 559 mila euro, costa per esempio 2,62 euro, contro i 4,4 di media delle farmacie tradizionali (-40%). Il glicerolo Carlo Erba, secondo fra i farmaci più venduti in Coop, si paga il 36%in meno; e con il Voltaren (terzo posto) si risparmia il 28%. Della cosiddetta «Aspirina Coop» (in realtà equivalente del Vivin C), settima nella richiesta dei clienti, sono state vendute 105 mila scatole per totali 210 mila euro: costa il 25%in meno del corrispondente generico (acido acetil-ascorbico) in farmacia; e la Tachipirina Coop (94.468 confezioni per 141 mila euro), l’altro medicinale marchiato dal gruppo presieduto da Vincenzo Tassinari, il 40%in meno del paracetamolo in farmacia. Chiude la classifica dei più venduti il Moment: costa il 33%in meno che in farmacia. Finora la Coop ha aperto 102 corner «salute» con 300 farmacisti, e l’anno scorso ha incassato dai farmaci 77,384 milioni di euro, dice, il 10%in più del 2009. Dichiara di avere venduto il triplo delle scatole (+289%) di «Aspirina Coop» rispetto al «rivale» Vivin C e il 71%di pezzi in più di «Tachipirina Coop» rispetto all’originale Tachipirina di Angelini. La lotta per l’Aulin Ora, è chiaro che, sul fatturato di 13 miliardi del gruppo Coop, questi ricavi sono una goccia nel mare. Ma l’apertura alla vendita dei medicinali fuori dalle farmacie è un gancio d’attrazione per i clienti. Che, a quanto pare, funziona anche sul sistema. Dal 2006, secondo il Forum nazionale parafarmacie, sono stati aperte in Italia 3.500 parafarmacie (un quinto delle 17.500 farmacie) che hanno venduto 966 milioni di confezioni di medicinali senza prescrizione, per 8,7 miliardi: un quarto dei 26 miliardi (di cui 2,1 da farmaci da banco) fatturati delle farmacie (+1,6%). Il guaio è la redditività. Mantenere una parafarmacia con tre farmacisti costa: perciò la grande distribuzione e le parafarmacie chiedono di poter vendere anche i farmaci di fascia C, senza obbligo di ricetta (come l’Aulin). «Se la legge resta così com’è non avremo tanto spazio per altri corner, a meno di aprire altri supermercati — dice Vincenzo Santaniello, direttore sviluppo di Coop Italia —. E se passa il progetto di legge non si potrebbero più aprire parafarmacie. Si stoppa un mercato che ha generato occupazione e vantaggi per i consumatori» . Per andare a break even «la Coop dovrebbe avere 300 corner» , il triplo di oggi. «Un investimento di 2-300 mila euro. Ma ha senso investire in questo contesto?» . È un problema anche fuori dalla grande distribuzione. «margini sono bassi, molte parafarmacie non ce la fanno ad andare avanti — dice Giuseppe Scioscia, presidente del Forum parafarmacie _. Siamo osteggiati dai magazzini all’ingrosso e dalle case farmaceutiche. Eppure, se le farmacie hanno abbassato i prezzi del 15%, è anche per la nostra presenza» . Federfarma, l’associazione delle farmacie, ribatte che «se prezzi dei farmaci da banco scendono è perché sono diventati liberi» . E fa notare le difficoltà di categoria: «Aumenta il lavoro sulle ricette mentre diminuiscono i ricavi dal Servizio sanitario nazionale — dice la presidente, Annalisa Racca —: del 6,2%nel primo trimestre 2011. Se passa l’allargamento della fascia C dovremmo licenziare un sacco di gente. Il disegno Gasparri-Tomassini è positivo. Mi auguro che diventi una legge dello Stato»