“Liberalizzazioni” La «lenzuolata» perde pezzi

13/06/2007
    mercoledì 13 giugno 2007

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    Lobby scatenate alla Camera
    la «lenzuolata» perde pezzi

      Attacco alle liberalizzazioni: stralciata l’abolizione
      del Pra. Governo battuto sui prezzi dei libri

        di Roberto Rossi / Roma

        LIMA Tra lobbisti e franchi tiratori, tra emendamenti e sub emendamenti, le liberalizzazioni del decreto Bersani stanno perdendo i pezzi in Parlamento. Tassisti, notai, banchieri, farmacisti, benzinai, assicuratori, librai, per non parlare delle Ferrovie o dell’Automobil Club Italia, tutti hanno avuto modo di annacquare, limare, tagliare il progetto voluto dal ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani. Il quale si è detto «naturalmente preoccupato delle resistenze» ma ha aggiunto anche che «il processo sta andando avanti».

        A fatica, si potrebbe aggiungere. Quello che la Camera licenzierà oggi sarà un disegno di legge innovativo, prevede misure per facilitare le imprese, i consumatori e l’esercizio delle professioni, ma molto ridimensionato.

        Gli esempi sono tanti a cominciare dallo stralcio, ieri, dell’abolizione del Pra (Pubblico registro automobilistico), orpello tutto italiano, con una maggioranza trasversale. Anche sulla distribuzione della benzina si è molto limato. Alla fine si è riusciti ad eliminare i limiti di distanza e i parametri numerici per le pompe di benzina, si è dato il via libera alla vendita dei prodotti non-oil, ma la politica degli orari la si è attribuita alle Regioni. Questo grazie agli appoggi di cui gode il presidente dell’Unione petrolifera, Pasquale De Vita, che, come spiegava un’interrogazione parlamentare a firma del deputato di sinistra Aleandro Longhi, riveste anche la carica di vicepresidente dell’Aci. Un duplice e strano ruolo di tutela dei petrolieri e degli automobilisti.

        30mila taxi arrabbiati in tutta Italia hanno convinto, poi, il Parlamento a rivedere anche la norma sul trasporto locale. I tassisti e i noleggiatori d’auto, oltre alle loro licenze, potranno fregiarsi delle autorizzazioni, rilasciate dagli enti locali, per le forme innovative di trasporto pubblico. Anche la vendita dei farmaci di fascia “C”, cioè quelli non rimborsabili, al supermercato, a condizione che la vendita sia curata da un farmacista, sarà rivista. Anzi il ministro della Salute, Livia Turco, ha già assicurato, chissà perché, che questa norma verrà cancellata.

        Anche le banche hanno fatto un grande lavoro di lobby. E così se il disegno di legge di Bersani elimina il massimo scoperto, questo è stato fatto rientrare dalla finestra perché si è dato alle banche la possibilità di predeterminare un «corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme».

        L’elenco dei “caduti” conta anche la norma sui notai. Al tentativo di togliergli qualche esclusiva, come la vendita degli immobili di valore inferiore a 100mila euro, c’è stato anche un plateale dissenso all’interno dell’esecutivo.

        Alcune volte, poi, il governo è stato battuto in aula: sulla componentistica auto, per esempio, la camera contro il parere dell’esecutivo ha cancellato l’articolo sulla liberalizzazione. Eliminata anche la norma sugli apparecchi di sollevamento, che Bersani intende, però, recuperare nel disegno di legge sull’energia. La maggioranza è andata sotto in un voto trasversale che ha visto Rifondazione e centrodestra affiancati per lasciare facoltativa la posta elettronica certificata. Ieri sera, poi, all’ultima votazione, contrario il governo, è stato eliminato il divieto di praticare uno sconto superiore al 20% sui libri per i primi due anni dalla pubblicazione grazie alla Rosa nel pugno. Per le Ferrovie, invece, è passata la liberalizzazione delle tariffe, ma è stata annacquata la norma che individuava i “rami secchi” e cioè le tratte meno remunerative.

        Tutto questo alla Camera. Da domani il testo passa al Senato dove la maggioranza gioca sul filo. «Il disegno di legge va difeso con i denti» fanno sapere dal ministero. E «vediamo – spiega Bersani – se il Parlamento ci viene dietro».