“Liberalizzazioni” La delusione del ministro

08/06/2007
    venerdì 8 giugno 2007

    Pagina 13 – Politica

      Retroscena
      La delusione del ministro

      Bersani: com’è difficile
      far davvero le riforme

        Paolo Baroni
        ROMA

          Quanto è difficile cambiare». Per il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, dopo il primo round di votazioni alla Camera, «l’impianto del pacchetto liberalizzazioni in linea di massima non è cambiato. L’ossatura è rimasta la stessa». Certo, però, che emendamenti e subemendamenti un qualche segno l’hanno lasciato. Alcune norme sono state addolcite, altre sono state stralciate per le pressioni delle lobby, le impuntature di questa o quella forza di maggioranza e il gioco di sponda dell’opposizione. «L’impressione – spiegava ieri ai suoi collaboratori il ministro diessino – è che il voto della Camera conferma a pieno la difficoltà di portare avanti le riforme. Però il lavoro va avanti, la carne al fuoco in Parlamento è ancora tanta». Anche il bilancio tracciato dal relatore di maggioranza Andrea Lulli (Ulivo), nonostante tutto, resta positivo: «Abbiamo ottenuto il 70% delle misure previste nel ddl liberalizzazioni. Sono soddisfatto» dichiara a fine giornata. E poco importa se l’abolizione del Pra sia stata stralciata e rinviata alle calende greche o se l’abolizione della clausola di massimo scoperto sui conti bancari sia stata addolcita, perché sull’altro piatto della bilancia Lulli mette le norme sul trasporto innovativo (che in realtà sono un cedimento ai taxisti), quelle sull’Rc auto e la sterilizzazione delle accise sul greggio che consentirà di frenare i prezzi di benzina e gasolio. L’opposizione invece gongola. «Il decreto Bersani continua a sgonfiarsi inesorabilmente» infierisce il leghista Giovanni Fava. E il vicepresidente dell’Udc Luigi D’Agrò aggiunge: «Mi sembra che la svolta delle liberalizzazioni si sia ridotta in realtà ad una sterzatina quasi insignificante. Insomma, un restilyng normativo di piccolo cabotaggio».

          I taxisti, sostenuti oltre che da An anche dal Prc, hanno infatti ottenuto l’esclusione delle aziende di trasporto pubblico dalla gestione dei servizi innovativi (taxi multipli, servizi per categorie speciali, ecc). Le norme sui «rami secchi» delle Ferrovie sono state ammorbidite e le decisione dal Cipe sono state trasferite all’intero Consiglio dei ministri, che dovrà sentire sia le parti sociali sia le commissioni parlamentari competenti. Anche sulle commissione di massimo scoperto, per la gioia delle banche, la riforma è rimasta a metà: resta infatti il divieto di applicare le maggiorazioni ma un emendamento votato mercoledì introduce «un corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme».

          Sempre ieri, alla Camera, è poi andato in onda lo scontro tra notai ed avvocati sulle pratiche relative ai passaggi di proprietà dei beni immobili fino a 100 mila euro. Ad avere la meglio, grazie all’appoggio esplicito di uno schieramento assolutamente trasversale che va dal Prc ad An passando per i centristi, sono stato i notai. Che conservano l’esclusiva su queste pratiche come chiedevano, tra gli altri, il ministro della Giustizia Clemente Mastella e quello alle Infrastrutture Antonio Di Pietro. «L’emendamento – ha spiegato ieri l’ex Pm, che nei giorni scorsi aveva protestato per iscritto con Bersani e Chiti – avrebbe aperto nel nostro sistema una falla di grandi proporzioni, che siamo contenti di aver contribuito ad evitare». Di «sventato attacco» parla anche Maria Grazia Siliquini di An, mentre dal fronte della maggioranza Pierluigi Mantini (Ulivo) accusa Bersani di improvvisazione dal momento che «ha scatenato un conflitto tra notai e avvocati». Gli unici a dispiacersi sono i Giovani avvocati dell’Anpa, che accusano l’avvocatura istituzionale di «non contare nulla» nonostante i suoi 160 mila iscritti, e l’Unione dei piccoli proprietari, che vedeva nell’apertura agli avvocati «la fine di un anacronistico ed ingiustificato monopolio».

          E Bersani? Il ministro giudica «strapositivo» il risultato delle sue due «lenzuolate». Quanto alle critiche del centrodestra, il ministro risponde citando un sondaggio online del «Sole 24 ore», che gli attribuisce un consenso che oscilla tra il 76 ed il 92%, e uno studio dell’ufficio legislativo dal quale si evince che la Casa delle libertà negli ultimi 10 anni su questi temi è intervenuta solo al traino delle proposte del centrosinistra. E in particolare tra il 2001 ed il 2005 «quando ha governato, non ha prodotto nulla». Detto questo la partita è ancora tutta aperta, innanzitutto coi benzinai e coi farmacisti. Che ieri hanno consegnato il loro ultimatum al ministro della salute Livia Turco: «Se non cancellate l’emendamento che consente di vendere anche i farmaci di fascia C nei supermercati potremmo arrivare a una serrata o a disdettare le convenzioni». Si accettano scommesse su come andrà a finire.