LIBERALIZZAZIONI DEL COMMERCIO: LE BATTAGLIE DEI TERRITORI

30/12/2011

30 dicembre 2011

Liberalizzazioni del commercio: le battaglie dei territori

Il 21 dicembre scorso la Regione Veneto ha deliberato la nuova Legge Regionale sulle aperture domenicali. Se pur non condividendo il provvedimento che amplia il numero delle aperture domenicali e festive, le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil hanno apprezzato le modifiche effettuate anche sulla base delle loro osservazioni.
“La proposta iniziale prevedeva, per le aperture domenicali e festive, 20 giornate più tutto il mese di dicembre; mentre la legge ha ridotto a 16 le giornate di apertura, più tutto il mese di dicembre. Inoltre è stato definito il divieto di apertura di alcune festività: 1° gennaio, Pasqua, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno e 25 dicembre.”
Tra le altre novità importanti, l’inserimento nei tavoli istituzionali della fase di concertazione, anche le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative: “inizialmente” affermano le tre sigle sindacali “eravamo stati esclusi.”
“Siamo, comunque,” dichiarano Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil “fortemente contrari alle aperture indiscriminate degli orari, delle domeniche, delle festività e quindi continueranno a lottare per difendere le condizioni contrattuali e della qualità di vita di migliaia di lavoratrici, lavoratrici madri, lavoratori occupati nelle varie realtà commerciali, affinché vengano decise regole di maggior rispetto in questo settore.”

In Toscana, invece, la Consulta Commercio dell’Anci, ha evidenziato il conflitto tra il decreto Salva Italia che liberalizza totalmente la disciplina degli orari e delle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali, e l’emendamento del Consiglio Regionale della Toscana alla Legge finanziaria regionale che, riconferma la normativa precedente ignorando le novità legislative.
In attesa di un chiarimento da parte delle istituzioni competenti, però, l’Anci afferma che i Comuni toscani, dovranno seguire la fonte normativa gerarchicamente superiore, ovvero la legge dello Stato, già a partire dal 2 gennaio del 2012.

Hanno espresso la propria contrarietà al decreto del Governo Monti, anche le organizzazioni sindacali del commercio delle Marche.
“L’ordine perentorio per le Regioni di adeguare le disposizioni legislative e regolamentari non più solo relativamente ai comuni turistici e città d’arte” affermano Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil “svuota completamente non soltanto il potere conferito alla regione dalla costituzione italiana di legiferare in via esclusiva in materia di commercio, ma anche il potere dei comuni italiani di determinare un calendario di apertura domenicali e festive rispondente alle effettive necessità di città e paesi che hanno culture tradizioni, e affluenze turistiche diverse.”
“In questa fase così delicata per la nostra regione impegnata in una vera e propria recessione, ogni sforzo andrebbe orientato alla creazione di maggiori occasioni di lavoro e non di acquisto, per una popolazione già ferita dall’emorragia di posti di lavoro del manifatturiero che ha pesantemente ridotto i redditi delle famiglie marchigiane.”
I sindacati territoriali, chiedono “un atto di coraggio della nostra regione che, dovrebbe adeguarsi alla normativa nazionale prevedendo comunque un numero di aperture domenicali e festive inferiore a quelle volute dall’attuale Governo italiano.”