“Liberalizzazioni” Conviene puntare sui consumatori

20/12/2006
      14 dicembre 2006 – ANNO XLIV N.50

    Pagine 45/48 – STORIA DI COPERTINA

    POLITICA & ECONOMIA – PERCH� CONVIENE PUNTARE SUI CONSUMATORI

      Liberalizzare vale 2.000 euro per famiglia

      inchiesta a cura di
      Guido Fontanelli

        I consulenti della Roland Berger
        hanno calcolato per Panorama
        quanto rende una riforma a favore
        della concorrenza. E il pacchetto
        Bersani inizia a dare frutti.

          � il nuovo mantra del centrosinistra. Le liberalizzazioni, la formula magica che proietta il Paese nel futuro, spiazza il centrodestra, lenisce le cicatrici fiscali lasciate da Vincenzo Visco, convince l’Europa. Al posto del lavoratore, che si sentir� un po’ sedotto e abbandonato, ora al centro dell’azione del governo c’� il cittadino-consumatore.
          E se il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani (Ds) vara un ambizioso programma per aumentare la concorrenza e intaccare qualche monopolio, incassando il plauso della pubblica opinione, allora ecco che Francesco Rutelli (Margherita) mette a punto un suo manifesto per le liberalizzazioni seguito a ruota da Alfonso Pecorario Scanio (Verdi) che vuol liberalizzare pure lui, ma nel rispetto dell’ambiente. Nessuno, tranne l’ala pi� a sinistra della maggioranza, vuol restare gi� da un treno che sembra ridare smalto all’immagine del governo

            Pu� apparire strano che un tema cos� liberale sia diventato la bandiera del centrosinistra invece che del centrodestra, come sembrerebbe pi� ovvio. Ma uno che sui consumatori la sa lunga, l’avvocato Paolo Martinello, presidente dell’associazione Altroconsumo, non si stupisce pi� di tanto: �� un fenomeno nuovo ma non sorprendente. In Europa, grazie a leader come Tony Blair, c’� un profondo cambiamento della sinistra: ha conquistato una cultura liberal e ha invaso un terreno lasciato disponibile dalla destra, storicamente pi� vicina agli interessi delle categorie protette�

            Cos�, se il governo non pu� far aumentare le entrate degli italiani (o addirittura le diminuisce con le tasse), almeno prova a ridurgli la spesa. Un piano davvero efficace di liberalizzazioni (da non confondere con le privatizzazioni, cio� la vendita ai privati di aziende pubbliche) provoca infatti un calo dei prezzi, accelera la crescita economica, offre nuove opportunit� di lavoro. In sostanza crea ricchezza. E in pi� costa poco. Anzi, in alcuni casi queste riforme sono a costo zero.

              Ma si pu� dare un valore alle liberalizzazioni? Quanto renderebbero agli italiani? La risposta c’�: per ogni famiglia il risparmio � in media di circa 2 mila euro all’anno (per la precisione 2.137 euro), quanto una bella tredicesima. Il calcolo � stato fatto per Panorama dalla Roland Berger, la seconda societ� di consulenza strategica in Europa e la quinta nel mondo.

                Gli esperti della Roland Berger sono partiti da una stima dell’Ocse sul beneficio che le liberalizzazioni porterebbero alla crescita economica: per l’Italia esso � pari a un aumento del prodotto interno lordo del 3,5 per cento. E un balzo del 3,5 per cento del pil equivale appunto in media a una maggiore ricchezza per ogni singola famiglia di 2 mila euro l’anno.

                  Il vantaggio � per l’intero sistema economico, non solo dei consumatori, che beneficiano del taglio dei prezzi dei beni o delle spese bancarie. �Per le aziende la liberalizzazione dei mercati � importante� sottolinea Roberto Crapelli, amministratore delegato della Roland Berger italiana, �perch� assicura che in ogni settore ci siano regole chiare uguali per tutti e che i capitali stranieri abbiano la stessa possibilit� di affluire in Italia come negli altri paesi. L’Italia pu� raggiungere un tasso di sviluppo pari ai partner europei solo se fa parte di quello che chiamo il club del capitale, cio� quelle nazioni attraenti per i capitali internazionali. Cosa che oggi non �.

                    Non � un caso se l’Italia � scivolata oltre il 40esimo posto nella classifica del World economic forum sulla competitivit�. Per Crapelli, inoltre, le aziende che operano in ambienti poco liberalizzati non solo rischiano di essere meno innovative, ma incontrano pi� fatica a farsi accettare sui mercati internazionali: �Se io sono un bravo calciatore ma gioco in una squadra di un campionato debole, non ho molto mercato all’estero�.

                      Un altro indicatore che rivela la maggiore efficienza dell’intera macchina dell’economia � il livello dell’inflazione, che � minore dove c’� pi� concorrenza. L’Antitrust guidata da Antonio Catrical�, un presidente particolarmente attivo nella lotta a favore della concorrenza, ha condotto un interessante esperimento: ha messo a confronto l’inflazione delle regioni che hanno liberalizzato di pi� il settore della distribuzione commerciale con l’inflazione delle regioni dove la regolamentazione � pi� rigida. Risultato: tra il 2004 e il 2005 nelle prime i prezzi sono cresciuti dell’1,5 per cento, mentre nelle seconde sono aumentati dell’1,8. E questa differenza finisce direttamente nelle tasche dei cittadini.

                        Il problema � che i vantaggi della concorrenza non sono percepiti in modo cos� evidente dall’opinione pubblica: se gli italiani sono genericamente a favore delle liberalizzazioni, fanno per� fatica a misurarne l’effetto concreto. Mentre hanno ben chiaro il danno che ricevono se la riforma tocca proprio loro, come � accaduto a tassisti, farmacisti o avvocati. Ed � per questo che per anni si � preferito difendere le imprese (anche se gestite male) e i lavoratori piuttosto che i consumatori: abbattere monopoli, corporazioni e privilegi � un lavoro durissimo, soprattutto in Italia.

                          Ma forse ora l’aria � cambiata e il pacchetto Bersani ne � il segnale. Accompagnate da molta enfasi, le nuove norme sulla concorrenza varate la scorsa estate introducono una serie di innovazioni che riguardano libere professioni, commercio, produzione di pane, farmaci, taxi, passaggi di propriet�, assicurazione auto, conti correnti, trasporti locali. Si possono gi� misurare gli effetti economici di questi provvedimenti? All’Antitrust i collaboratori di Catrical� hanno buttato gi� un documento non ufficiale di tre paginette in cui provano a rispondere a questa domanda. Premesso che � ancora presto per effettuare stime su norme che in alcuni casi vanno a regime nel 2007 e in altri dipendono dalle scelte dei singoli comuni (come i taxi), per ora i vantaggi pi� evidenti riguardano le farmacie e le banche: la parziale liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco, come segnala un’indagine condotta da Altroconsumo (vedere l’articolo a pagina 54), ha gi� prodotto un abbassamento dei prezzi negli ipermercati e nelle parafarmacie. E per i correntisti, l’azzeramento delle spese di chiusura conto si traduce in un sostanzioso risparmio, seppur potenziale: in alcuni casi il costo della chiusura di un conto corrente arrivava a 100 euro.

                            Nel caso invece dei professionisti, dei panificatori, dei taxi e del commercio, l’obiettivo del pacchetto � introdurre pi� concorrenza e abbattere le barriere all’entrata: ci vorr� tempo per toccare con mano i risultati concreti, ma almeno un segnale � stato lanciato.

                              �Noi abbiamo accolto con favore questi provvedimenti� dice Martinello di Altroconsumo �per� il governo dovrebbe muoversi con maggiore decisione�.Il caso dei taxi secondo Martinello � esemplare: �Bisognava avere il coraggio di arrivare fino in fondo, consentendo ad altri soggetti di entrare nel mercato. Solo cos� le tariffe scendono. Lo dimostra l’esperienza dei farmaci da banco: � stato l’arrivo degli ipermercati e delle parafarmacie a far scendere i prezzi�. Parafrasando Gianni Morandi, si pu� fare di pi�.