Liberalizzazioni commercio: verso le festività natalizie senza la regolamentazione promessa

07/12/2018
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Sono diversi i disegni di legge in discussione: il 24 ottobre 2018 si è tenuta, presso la Commissione Attività Produttive della Camera dei deputati, l’audizione con le Organizzazioni Sindacali del commercio, ma è ormai trascorso più di un mese e non sono seguiti aggiornamenti.  Nonostante alcune associazioni datoriali del commercio e della distribuzione cooperativa hanno aperto alla possibilità di una limitazione delle aperture l’azione del Governo si è inspiegabilmente fermata dando di fatto ragione alle multinazionali della grande distribuzione che hanno sempre sostenuto la liberalizzazione selvaggia voluta dal Governo Monti.

Con la festa dell’8 dicembre si dà il via al periodo natalizio di shopping e per l’ennesimo anno senza regole: Natale, Santo Stefano, il primo dell’anno nessuna festività civile o religiosa viene più rispettata. L’emblema di una società che non sa più limitarsi e rispettarsi, il cui unico fine è consumare.

Da più di 6 anni la FIlcams Cgil sta portando avanti una battaglia, La Festa Non Si Vende, contro la liberalizzazione indiscriminata degli orari e delle aperture commerciali imposta nel 2011 col cosiddetto decreto “Salva Italia”.

Sono stati anni in cui non solo l’occupazione non è aumentata, ma, proprio per effetto delle liberalizzazioni, si è assistito ad un forte arretramento delle condizioni di lavoro, con turni di lavoro su 365 giorni all’anno e l’estensione dell’orario h24.

La riduzione di oltre il 20% dell’occupazione diretta ha comportato il ricorso, sempre più frequente, a forme di lavoro precario. Il 70% dei dipendenti ha un rapporto di lavoro part-time, nella maggior parte dei casi, involontario. Il 40% è rappresentato da lavoratrici e lavoratori a tempo determinato, a chiamata, in somministrazione o in appalto. Da merchandiser, promoter o stagisti.

Il ricorso al lavoro indiretto attraverso processi di terziarizzazione ed esternalizzazione è sempre più frequente e coinvolge ormai, in modo rilevante, anche le attività caratteristiche delle imprese della grande distribuzione e della distribuzione organizzata.

I lavoratori coinvolti dall’obbligatorietà del lavoro domenicale e festivo raggiungono circa il 40% degli addetti e le maggiorazioni originariamente previste per tali prestazioni o sono state eliminate unilateralmente dalle aziende, con le tante disdette della contrattazione di II° livello o hanno subito drastiche riduzioni a seguito della negoziazione dei contratti integrativi, a causa della situazione di difficoltà in cui versa parte rilevante del settore.

La Filcams CGIL ribadisce che la mobilitazione per la regolamentazione delle aperture domenicale non è solo a favore delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio che palesemente ne subiscono le conseguenze, è una mobilitazione per il territorio e l’ambiente, per i centri storici, per la cultura. Regolamentare il commercio significa anche porre una riflessione su modelli e indirizzi di sostenibilità alternativi alle attuali pratiche del consumismo.

#LaFestaNonSiVende continua!