Liberalizzare a Pasqua: le commesse lavorano ma domani scioperano

08/04/2012

Gli effetti delle scelte del governo. Il festivo pagato pochissimo. «Un problema di dignità, non può comandare sempre il mercato». Eccezione Unicoop Toscana

La Santa Pasqua di Resurrezione e il lunedì dell`Angelo (la prosaica pasquetta) al lavoro. Per la prima volta in Italia oggi e domani saranno aperti molti fra ipermercati, supermercati e centri commerciali con negozi annessi. La prima volta per una festività tanto importante. Il decreto liberalizzazioni del governo Monti ha dato il via libera ed oggi, a quattro mesi di distanza, ci saranno le conseguenze più visibili, discusse e contestate. L`articolo 31 del decreto del 6 dicembre, poi convertito in legge senza modifiche, prevede che «i titolari degli esercizi commerciali (esercizi di vicinato, medie e grandi strutture di vendita) e dei pubblici esercizi adibiti alla somministrazione di alimenti e bevande (bar, ristoranti ed esercizi assimilabili) potranno determinare liberamente (…) il proprio orario di apertura e chiusura e scegliere di rimanere aperti in occasione delle giornate domenicali e festive». Fino a quel giorno, la legge limitava la liberalizzazione degli orari alle località turistiche e alle città d`arte, ora invece la libertà di rimanere aperti nei giorni festivi è stata estesa a tutti i comuni del territorio nazionale.
Per la prima volta però ci saranno anche presidi e scioperi. Perché «la svolta che ci avvicina al resto d`Europa» (parola del governo) viene contestata dalla strana alleanza sindacati (Cgil in testa) e Chiesa cattolica. A Sassuolo, capitale mondiale delle piastrelle in provincia di Modena, domani mattina davanti ai supermercati Panorama ed Esselunga (la Coop rimarrà con le serrande abbassate) ci sarà un presidio unitario di Cgil, Cisl e Uil del settore commercio. Un presidio appoggiato dalla Diocesi e dai parrocci che ne parleranno nelle omelie delle messe pasquali di oggi. In Emilia la protesta è stata preparata a lungo. «Ci siamo organizzati da mesi per contrastare quel decreto, abbiamo raccolto firme, ci siamo fatti sentire e alla fine abbiamo deciso di scioperare in tutte le festività: Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, primo maggio e 2 giugno. Al presidio davanti ai supermercati saremo in tanti e ci saranno anche parecchi esercenti e lavoratori dei negozi delle gallerie dell`ipermercato», racconta Giorgia, nome di fantasia, «per paura di ritorsioni aziendali che sono già successe». Trentatrè anni, fa la cassiera in una grande catena di supermercati. «Lavoro con contratto part time di 24 ore, sono un quarto livello e prendo in media 700 euro al mese», spiega. Per lei lavorare domani equivarrebbe a prendere «un 30 per cento in più rispetto ad una giornata normale, anche perché il contratto integrativo provinciale che prevede il 60 per cento non viene riconosciuto dalla mia, come da altre catene. Ma il problema non sono i soldi», spiega, «è la nostra dignità di lavoratori e di persone: non può essere sempre il mercato a comandare. Noi diciamo "No" e siamo in tanti», promette agguerrita.
Proprio la pianificazione della protesta e dello sciopero, però, ha dato modo all`azienda di riuscire ad aprire nonostante la mobilitazione sindacale unitaria. «Mi dicono che hanno assunto dieci lavoratori in somministrazione (interinali, ndr) per sostituirci e quindi cercheranno di aprire il supermercato.
Noi di certo non ce la prendiamo con quei lavoratori che vengono sfruttati come noi, ma con l`azienda.
La speranza poi è che la gente capisca che andare a fare la spesa a Pasquetta non è una forma di modernizzazione», chiude la finta Giorgia.
A lavorare invece oggi andrà Giovanna (altro nome di fantasia per la stessa ragione di Giorgia). Stesso lavoro, stesso umore. Vive in Veneto e lavora «nella grande distribuzione». «Non sono obbligata, ma obbligabile», spiega, «perché siamo in poche e alla fine a qualcuna tocca. E poi ti danno il contentino: tanto a Pasquetta sei a casa». La rabbia comunque è tanta: «Dover salutare i figli e il marito alle 8 del mattino e dover tornare alle 8 di sera nel giorno di Pasqua è una cosa inaccettabile». Anche i conti in tasca sono quasi in rosso: «Prenderò 15 euro in più di una giornata normale e ho contato che ne spenderò 9 fra benzina e panino, al volo, a mie spese. Sei euro in più, per sei euro rovino la Pasqua a me e alla mia famiglia: una cosa vergognosa». Giovanna poi contesta alla radice l`idea che le aperture festive creino posti di lavoro: «È una balla colossale. Da quando, ormai parecchi anni fa, tutti i sindacati tranne la Filcams Cgil hanno deciso di firmare i contratti in cui si prevedeva di lavorare la domenica, la mia catena non ha fatto un`assunzione. Siamo sempre noi che ci giostriamo su più turni. E poi tocca anche sentire la clientela che si lamenta perché durante la settimana non viene servita per mancanza di personale», si arrabbia.Giovanna ormai la chiama «una guerra personale» e l`accusa colpisce direttamente l`intero Paese. «L`Italia è ipocrita e il governo peggio: siamo un Paese dove si accetta che a Pasqua ci sia una sola farmacia aperta nel mio Comune e un medico in ospedale ogni 50 malati e allo stesso tempo si parla di modernità perché nella stessa giornata si potranno comprare le mutande al supermercato: è una vergogna!», insiste. Qualcuno in controtendenza però c`è. Tutti i punti vendita di Unicoop Firenze resteranno chiusi sia oggi, domani il 25 aprile e il primo maggio. «È una scelta coerente con quanto sosteniamo da tempo – afferma il presidente del consiglio di sorveglianza Turiddo Campaini -: tutti quanti dobbiamo contribuire ad un recupero di valori che superino una logica puramente consumistica». ?