«L’hamburger non è da cattolici», Il Corriere della Sera 9 novembre 2000

«L’hamburger non è da cattolici»
      MILANO – Hamburger sotto accusa: è religiosamente corretto? Avvenire , quotidiano dei vescovi, risponde di no. «L’hamburger? E’ ateo», scrive sul numero di ieri e il tono è quello di una sentenza inappellabile. Certo, se l’immagine del panino made in Usa viene associata, per esempio, al dialogo surreale fra i due killer di Pulp Fiction , film cult di Quentin Tarantino, che disquisivano di royal cheese (hamburger al formaggio) prima di andare a massacrare qualcuno, il ragionamento fila: c’è ben poco di educativo nell’abbinare sangue e ketchup. Ma se l’hamburger rimanda invece all’immagine della famigliola felice, stile spot televisivo, che la domenica sbarca da McDonald’s per un pranzo che allarga il sorriso ai bambini e non mette in crisi i conti di casa? Il dilemma non sembra toccare il teologo Massimo Salani, che intervistato ieri da Avvenire se ne esce con una condanna perentoria del panino americano: non è cattolico. «L’avanzata del fast food - spiega Salani nell’intervista – è la completa dimenticanza della sacralità del cibo: nei McDonald’s si cerca il pasto veloce, si soddisfa la fame il più in fretta possibile per poi dedicarsi ad altro». Salani indica un altro padre per l’agnostico hamburger: Lutero, l’eretico tedesco. «Conosco bene la società americana – racconta -, il rapporto individualistico tra l’uomo e Dio, instaurato da Lutero, si riflette anche sul modo di mangiare».
      McDonald’s tempio dell’alimentazione americana, che ha «soppiantato il pasto sacro»? Alfredo Pratolongo, responsabile della comunicazione di McDonald’s Italia, prende la faccenda molto sul serio: «Mc Donald’s non ha i titoli per entrare nel merito di un dibattito e di considerazioni di tipo teologico, per le quali non possiamo esprimere altro che rispetto», dice. Però? «
      I fatti sono diversi: noi serviamo panini per clienti di qualsiasi razza e religione e cerchiamo di adattarli alle loro tradizioni, al loro credo o alle loro consuetudini. Per esempio, in Israele ci sono McDonald’s kosher, che non servono cheesburger e latticini, mentre in India ci sono McDonald’s che non servono carne bovina». Ogni Paese ha il suo panino: in Thailandia si trovano hamburger con salsiccia, in Giappone con pollo fritto e salsa di soia, in Uruguay con dentro un uovo al burro. «Solo in Italia, serviamo 600 mila persone al giorno», continua Pratolongo.
      Michel Cohen, direttore generale di Burger King (dove si mangiano hamburger) e di Spizzico (per chi preferisce la pizza), legge l’intervista perplesso: non se l’aspettava una condanna della Chiesa. «Non sono cattolico, ma questa è una teoria che non sta in piedi», replica. Il teologo dice che al
      fast food «manca l’aspetto comunitario, di condivisione del cibo»? Cohen ribatte: «Falso e basta guardare i nostri locali per convincersi: sono sempre pieni di ragazzi e di famiglie. C’è chi viene da noi perché ha poco tempo per la pausa pranzo, ma anche chi ci sceglie per divertimento: viene servito in fretta, poi si siede al tavolo con gli amici e magari ci resta un paio ore». I fast food sono «democratici perché alla portata di tutti – dice – e svolgono un’importante funzione di aggregazione fra i giovani». Un po’ come gli oratori.
      La scomunica di Salani al cibo mordi e fuggi crea qualche perplessità anche all’interno della Chiesa. Monsignor Giuseppe Anfossi, vescovo di Aosta, a lungo responsabile della Cei per la famiglia, usa toni più morbidi. «Il giudizio mi sembra troppo severo – dice – consumare del cibo insieme è comunque un valore, anche se oggi troppo spesso si è cotretti a farlo in fretta».
      Ma una condanna tira l’altra e dopo aver messo all’angolo le multinazionali dell’hamburger il teologo lancia un’altra crociata, proponendo un fronte ecumenico delle religioni contro le biotecnologie. Su questo punto raccoglie consensi. Quello del ministro all’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio, per esempio. «Bella idea», esordisce il ministro. Che aggiunge: «Propongo un’alleanza mondiale che faccia fronte comune contro gli organismi geneticamente modificati».
Daniela Monti