L’Fmi insiste: allungare l’età pensionabile

27/01/2003




Domenica 26 Gennaio 2003
L’Fmi insiste: allungare l’età pensionabile

Uno studio sul «Puzzle delle pensioni» conclude: è la crescita che tiene in equilibrio i sistemi previdenziali


ROMA – Per garantire la sostenibilità dei sistemi previdenziali non è necessariamente preferibile un particolare schema pensionistico. Che sia contributivo o retributivo o a capitalizzazione, pubblico o privato, poco importa. È invece indispensabile avere dei governi efficienti, in grado di garantire un’adeguata crescita economica. Ne è convinto il Fondo monetario internazionale secondo il quale anche l’ipotesi di tagliare le pensioni può solo essere dannosa, mentre molto più utile si rivela quella di sfoltire la schiera dei pensionati, innalzando l’età di uscita dal lavoro. Al «Puzzle delle pensioni» è dedicato uno studio dell’economista dell’Fmi, Nicholas Barr, che indica la ricetta per far fronte alla minaccia di quella che definisce una vera e propria «bomba a orologeria demografica». Il lavoro è imperniato su tre considerazioni di fondo. La prima convinzione dell’Fmi è che «tutti i sistemi pensionistici, comunque siano finanziati, hanno bisogno di governi forti ed efficaci per poter funzionare». E il requisito assolutamente fondamentale è che «i governi manovrino l’economia in modo da garantire una crescita adeguata stabilendo al tempo stesso un forte impianto normativo». In secondo luogo il Fmi sostiene che la tanto discussa scelta tra i sistemi «è di secondaria importanza. È molto meno importante della capacità di un governo di promuovere un’adeguata crescita della produzione e di sostenere uno stabile sovvenzionamento del sistema, qualsiasi esso sia». A questo proposito l’economista del Fondo è convinto che «i paesi hanno un ampio spettro di possibilità nella scelta di uno schema pensionistico». Affinché esso funzioni devono sceglierlo «nel contesto della loro cultura, della loro storia e dei loro valori nazionali». Per far fronte alle crescenti pressioni derivanti dal problema dell’invecchiamento della popolazione, quindi, la variabile «vitale» è l’aumento della produzione. «C’è bisogno di politiche che innalzino la produttività di ciascun lavoratore – prosegue il Fmi – e che aumentino l’occupazione». I governi si trovano inoltre a dover affrontare il problema dei crescenti oneri di bilancio pubblico dovuti all’aumento dei pensionati. In questo caso il Fondo sostiene che «tagliare i trattamenti previdenziali potrebbe peggiorare il livello di povertà dei pensionati e al tempo stesso dare luogo a pressioni politiche». «Preferibile», invece, la riduzione del loro numero aumentando l’età pensionabile. Nel suo ultimo rapporto sull’area dell’euro, il Fmi si era soffermato diffusamente sul problema pensioni. L’Italia dovrà risparmiare il 3,3% del Pil all’anno per poter far fronte ai costi dello shock demografico dovuto all’invecchiamento della popolazione nei prossimi 40 anni. Ancora più pesante sarà il sacrificio per Francia e Germania, che dovranno risparmiare rispettivamente il 5,6% e il 4,2% e che già oggi hanno una maggiore incidenza della spesa sociale sul Pil. «La spesa pubblica – aveva sottolineato l’organizzazione multilaterale – dovrebbe salire sostanzialmente in tutti gli Stati membri per affrontare i costi aggiuntivi legati alle pensioni e alla sanità, mettendo a dura prova gli Stati già altamente indebitati, come i tre grandi di Eurolandia».