L’export sostiene il Pil, male i consumi

13/09/2004


            sabato 11 settembre 2004

            CONFCOMMERCIO: LA PROSSIMA FINANZIARIA INCIDERA’ ANCORA SULLA SPESA DELLE FAMIGLIE
            L’export sostiene il Pil, male i consumi
            Nel secondo trimestre crescita dello 0,3%. L’Ocse: Italia in calo

            Stefano Lepri

            ROMA
            Primo timido accenno di una fase migliore per la nostra economia, o fiacco sobbalzo che non promette nulla? I dati definitivi sul prodotto lordo italiano nel secondo trimestre 2004, diffusi ieri dall’Istat (+0,3% sul trimestre precedente, 1,2% sullo stesso trimestre del 2003), vengono interpretati in diverse sfumature. Sono in linea con la più recente previsione del governo per l’intero anno, +1,2%; ma in questi giorni, al contrario, tutto il resto d’Europa sta rivedendo al rialzo. Sono inoltre i più bassi tra tutti i grandi Paesi industriali.

            Da mettere all’attivo c’è la crescita delle esportazioni, +4,7% rispetto al trimestre precedente: finalmente si avverte l’effetto della fase favorevole in cui si trova quasi tutta l’economia mondiale. Di buono c’è anche la ripresa degli investimenti, +1,4% sul trimestre precedente che era già in ascesa, +3,1% sul secondo trimestre del 2003: le imprese ricominciano ad avere un po’ più di fiducia nelle loro prospettive future. Sull’altro versante c’è invece un calo netto dei consumi delle famiglie, -0,3%, inatteso, che cancella le speranze suscitate dal primo trimestre 2004. Gli italiani continuano a spendere con grandissima cautela.

            Un cattivo presagio viene dai dati di un’altra fonte, l’Ocse, organizzazione internazionale con sede a Parigi. Il suo «indicatore anticipatore», una specie di barometro che tenta di prevedere l’andamento economico dei mesi futuri sulla base dei dati disponibili al momento, quanto all’Italia accresce il segno negativo: 97,7 in luglio, -2,0% come tendenza degli ultimi sei mesi. I corrispondenti indici per Francia (+5,8%) e Germania (+4,3%) mantengono segno positivo, sia pure con un rallentamento. Il nostro continente è frenato da diversi acciacchi, ma solo l’Italia li soffre tutti insieme, notava giorni fa il commissario europeo all’Economia Joaquìn Almunia.

            Nel giudizio degli industriali italiani, luci e ombre si bilanciano. Il Centro studi della Confindustria vede nei dati Istat «un quadro tutto sommato positivo sull’andamento della ripresa», ma si preoccupa dell’«andamento ancora piatto dell’industria in senso stretto». L’interrogativo è se nei prossimi mesi «la maggiore dinamicità dell’area euro riuscirà a compensare la decelerazione dell’economia americana e gli effetti negativi degli aumenti di prezzo dei prodotti petroliferi».

            Nel concreto delle scelte delle famiglie italiane, dai dati dell’Istat risultano un Natale 2003 magro (consumi -0,2% nel quarto trimestre dell’anno scorso), una corsa agli acquisti approfittando dei saldi di gennaio (+0,7% nel primo trimestre 2004), e una nuova stretta alla cinghia in primavera (-0,2%). Sembrano i comportamenti di chi sta molto attento al quattrino. Ovvio che se ne preoccupino i negozianti: il Centro studi della Confcommercio, dopo una lettura negativa dei dati di ieri, prevede «un ulteriore rallentamento nel secondo semestre» anche perché «le misure della prossima legge finanziaria non potranno non incidere sui comportamenti di spesa delle famiglie».
            Sono pessimisti sulla dinamica dei consumi anche gli analisti economici di importanti banche estere come la Abn-Amro e l’Ubs: la perdita di competitività dell’Italia spinge le imprese a ridurre i costi, dunque le prospettive per salari e occupazione non sono buone. Altri economisti invece sono rimasti impressionati dalla crescita dell’export e ridimensionano un poco le preoccupazioni per il calo di competitività. Si registrano pareri divisi anche sulla durata della tendenza positiva per gli investimenti.

            Per l’intero anno 2004 la Confindustria conferma la propria previsione di una crescita del prodotto lordo italiano dell’1,3%; la Confcommercio invece teme non più dell’1%; gli analisti indipendenti si collocano tra l’1% e l’1,2%. A fronte, in Germania, citata fino a poco tempo fa come sofferente di mali comuni con l’Italia, i centri di ricerca economica stanno tutti alzando le proprie previsioni 2004 verso l’1,9-2,0%. La Francia dovrebbe senz’altro oltrepassare il 2%. Visto che questi due Paesi sono i principali mercati di sbocco delle merci italiane, basta pazientare? Purtroppo nelle ultime settimane, tra petrolio e rallentamento Usa, gli analisti hanno smesso di sperare in un 2005 migliore del 2004.