L’ex sindacalista del Pdl SERVIVA PIÙ FLESSIBILITÀ

10/09/2010

di Giuliano Cazzola
Abbassiamo i toni, per favore. I lavoratori metalmeccanici continueranno ad avere un contratto nazionale, sicuramente migliore di quello stipulato nel 2008 e con articolazioni interne – attraverso l’uso delle clausole di deroga – più adeguate alle diverse situazioni ed esigenze produttive. La disdetta – dal 2012 – da parte della Federmeccanica era attesa. Faceva parte di un percorso coerente con l’accordo quadro del 2009 e con gli eventi, che in quella travagliata categoria, sono intervenuti successivamente in controtendenza rispetto a quanto è accaduto in generale nel movimento sindacale (non vi è mai stata una stagione di rinnovi tanto pacifica e unitaria come quella appena trascorsa, con la sola eccezione dei meccanici).
Nella decisione della associazione datoriale è incluso un ingombrante contenuto tecnico-giuridico. La Federmeccanica doveva dare la disdetta per tutelare le aziende associate a fronte della minaccia della Fiom di aprire una controversia giuridica sull’applicabilità del contratto del 2009. È bene ricordare che l’accordo quadro del 22 gennaio del 2009 ha modificato le regole della durata dei contratti: ora triennale anziché quadriennale come in precedenza. Nonostante la mancata adesione della Cgil a quell’intesa, tutte le categorie (ad eccezione della Fiom) hanno finito, nei fatti, per adeguarsi, assieme ai partner di Cisl e Uil, alle nuove scadenze in occasione della stipula degli ultimi accordi contrattuali. Nei metalmeccanici era rimasta un’area di ambiguità caratterizzata dalla coesistenza “parallela” di due contratti. La Fiom era parte firmataria del contratto (a durata quadriennale) del 2008, mentre non riconosceva le modifiche che vi erano state apportate nel 2009, a seguito dell’accordo quadro non sottoscritto dalla Cgil. La situazione andava dunque chiarita, anche per dare corso – ecco gli aspetti politici – alla decisione, concordata tra Sergio Marchionne ed Emma Marcegaglia, riguardante lo sviluppo delle clausole di deroga contenute nell’accordo quadro del 2009 (e non nel contratto del 2008). Anche tali
clausole – richiamate dalla relazione
della Commissione Giugni nel 1997
e già presenti in parecchie esperienze europee nonché, da anni, nella contrattazione dei chimici – non sono tradimenti consumati alle spalle dei lavoratori ma input di quella flessibilità negoziata che è sempre più indispensabile per la competitività.