Levorato, il manager coop anti Gnutti

23/11/2005
    mercoledì 23 novembre 2005

    Pagina 30 Economia

      Levorato, il manager coop anti Gnutti

        Tra le cinque cooperative che ieri hanno proposto a Unipol di rilevare il 9,9% di Aurora c’è una delle case history più studiate del mondo dell’economia solidale. Si tratta di Manutencoop, un piccolo impero del facility management, creato da Claudio Levorato. Il manager 57enne, ex dirigente del Pci e della Legacoop, in 21 anni alla presidenza dell’impresa socia di Holmo, si è fatto la fama di modernizzatore e insieme di puntiglioso sostenitore della trasparenza. Consigliere storico di Unipol, seppur considerato vicino al presidente Giovanni Consorte non ha però mancato di far sentire la sua voce nei momenti più delicati della scalata a Bnl. Ha sostenuto la decisione di alzare il prezzo dell’opa a 2,7 euro per azione (invece dei 2,54 euro previsti dalla media di Borsa) e non si è tirato indietro quando si è trattato di chiedere ai vertici della compagnia di prendere le distanze dai discussi compagni di strada di Brescia, come Emilio Gnutti e di Lodi come Gianpiero Fiorani.

        «Ho fatto notare – spiega – la necessità di marcare la differenza tra lo spirito degli uomini della cooperazione e quello di coloro che perseguono fini diversi». E’ stato uno dei primi a mettere mano alla governance della propria impresa per aumentare la responsabilizzazione dei soci. «Il manager padre-padrone – ha sempre detto – è il vero handicap di una proprietà democratica ma debole dal punto di vista patrimoniale». Per questo Manutencoop ha aumentato la quota minima associativa ben oltre il limite classico dello stipendio mensile dei dipendenti. Il capolavoro di Levorato, oggetto di convegni e dibattiti, è la trasformazione di una piccola cooperativa di pulizie in un gruppo nazionale della manutenzione e gestione dei grandi immobili: il primo e per il momento unico caso di cooperativa con soci privati. A rendere originale la storia dell’impresa bolognese è la trasformazione societaria voluta per far convergere lo spirito mutualistico con la ricerca del profitto. La capogruppo ha mantenuto la forma giuridica cooperativa ma ha scorporato in una spa le proprie attività strategiche nel facility management. E’ questo il veicolo che ha aperto il capitale ai nuovi soci privati e che, appena possibile, andrà in Borsa. Nella spa dove Levorato ha trasferito l’80% delle attività industriali sono entrati uno dopo l’altro la 21 Investimenti dei Benetton, l’Mps, e da ultimo anche la Finint di Marchi (Save) e delle Generali.

        Un altro partner privato attirato da Manutencoop è Pirelli Re che con la cooperativa ha creato una joint venture paritetica per la gestione degli immobili Telecom. L’incrocio tra scopo solidale e impresa privata ha consentito al gruppo emiliano sia di risolvere i problemi di capitalizzazione sia di crescere a ritmi esponenziali. Il giro d’affari di Manutencoop è passato dagli 80 milioni del 95′ ai 500 del 2004.

          Roberta Scagliarini