L’evasione fiscale è pari al 27% del Pil italiano

16/05/2007
    mercoledì 16 maggio 2007

    Pagina 6 – Economia

      L’evasione fiscale è pari
      al 27% del Pil italiano

        L’accusa di Visco: è una dimensione imbarazzante
        Stravagante l’idea che siamo pieni di soldi da spendere

          di Nedo Canetti/ Roma

          BISOGNO – Pensioni basse e famiglie con figli. Sono queste le priorità per l’utilizzo del cosiddetto “tesoretto”. Lo ha ieri sostenuto alla commissione Finanze del Senato, il viceministro, Vincenzo Visco, ascoltato sui problemi del fisco. «Abbiamo situazioni di bisogno -ha spiegato-che riguardano i pensionati poveri e le famiglie con figli: queste sono le priorità, a mio parere, che dobbiamo soddisfare nei limiti delle risorse che abbiamo o che cercheremo di avere». «Limiti», appunto. «Il tesoretto c’è -ha detto, infatti- ma è stravagante l’idea che siamo pieni di soldi da spendere». Una sorta di aut aut alle tantissime richieste che attorno al bonus fiscale sono state avanzate da tante parti della maggioranza. La cifra disponibile è di 10 miliardi di euro, ma il nostro Paese si è impegnato con l’Europa per un’ulteriore manovra nel 2008 pari allo 0,5% del Pil, che vale 7,5 miliardi. Restano da spendere 2 miliardi e mezzo. «Siamo stati fortunati – insiste- e forse bravi, ad evitare ulteriori fastidi ai cittadini, ma, ripeto, è un’idea balzana ritenere che abbiamo tanti soldi da spendere». Confermate le buone entrate dei primi quattro mesi dell’anno: la crescita è stata del 5,1%, pur scontando il crollo dell’Iva per le imprese che vendono energia, a causa dell’inverno molto caldo. Senza questo dato, la crescita sarebbe stata del 6,5%. Sul buon andamento delle entrate fiscale grava, però il peso dell’evasione.

          Secondo il dipartimento delle politiche fiscali, il sommerso si aggirerebbe sul 27% («un dato imbarazzante») molto di più, cioè, del 16-17% delle stime ufficiali. «Al nord -ha specificato- si evade meno, ma l’entità dell’evasione è enormemente più alta». Ha, quindi, indicato nell’agricoltura, il commercio, i servizi alle persone e l’industria, i settori a più alto indice di evasione. «Il governo -ha tenuto a precisare- conosce la fisionomia degli evasori: sta , perciò, cercando di organizzare le forze, puntando sulle società di capitali piuttosto che su quelle di persone, perché lì ci sono o picchi di evasione-elusione più alti».

          Tre gli elementi che possono indurre i contribuenti ad evadere. Uno è il livello delle aliquote che «più alte sono più implicano vantaggi per chi evade». Si possono abbassare, ritiene, ma solo «se si riesce a contenere la spesa pubblica». Un altro elemento è la probabilità di non essere accertati, se si considera che i sistemi fiscali attuali coinvolgono 40 milioni di contribuenti. Terzo motivo, l’entità e la tempestività della pena. Per quest’ultimo fattore, per Visco, non aiuta la scadenza di presentazione della dichiarazione dei redditi che, fino all’anno scorso, nonostante l’introduzione del fisco telematico, era al 31 ottobre, data che portava ad un ritardo nella possibilità di accertamenti, che venivano, quindi, necessariamente spostati negli anni successivi. «Il nostro obiettivo – assicura- è avere la disponibilità dei dati nel corso dell’anno». Due note sull’Agenzia delle entrate e sugli studi di settore. «L’Agenzia -precisa- è un corpo solido e compatto, con un valido gruppo dirigenziale, ma è un settore sul quale dobbiamo concentrare lo sforzo di ammodernamento ed efficienza, anche se ci sono stati notevoli miglioramenti. Oggi ogni nuovo assunto produce 10 volte quello che costa». Considera gli studi di settore («che non sono una forma di catastizzazione del reddito, ma uno strumento di accertamento») uno strumento molto importante che è però rimasto fermo. Va adeguato alla realtà italiana, in modo che diventino «una guida, un criterio per dire al contribuente che cosa il fisco si aspetta da lui e che cosa l’amministrazione si può attendere dal contribuente».