L´Europa sprona l´Italia “Accelerate le riforme del lavoro”

17/03/2003

16 MARZO 2003

 
 
Pagina 31 – Economia
 
 
        Nel rapporto del Comitato di Politica economica Ue per il vertice del 20-21 marzo a Bruxelles
        L´Europa sprona l´Italia "Accelerate le riforme del lavoro"

        Differenziare i salari a livello regionale, alzare i tassi d´attività
          ROBERTO PETRINI

          ROMA – Disoccupazione ancora alta e di carattere strutturale, «maglia nera» in Europa per il tasso di attività collocato al 55,4 per cento della popolazione, bassi livelli di ricerca e sviluppo, forza lavoro «insufficientemente allenata» per fronteggiare le sfide della società dell´informazione. E´ questo il quadro dell´Italia tracciato nel «Rapporto annuale sulle riforme strutturali del 2003» del «Comitato di politica economica» dell´Ue, inserito nel pacchetto di documenti per il vertice dei leader europei del 20-21 marzo a Bruxelles. Il summit dovrà fare il punto sull´agenda lanciata a Lisbona nel 2000 per rilanciare la competitività dell´Unione a livello mondiale.
          Il rapporto non risparmia un giudizio critico sulla situazione complessiva del paese e sulla politica economica dell´esecutivo Berlusconi. «Nonostante una situazione complessivamente sfavorevole – si spiega – il governo si è imbarcato in una politica che prevede contemporanei tagli di tasse e di deficit, largamente fondata su misure una tantum». Ed il Comitato – formato dai rappresentanti dei 15 paesi membri – esprime «dubbi» sulla sostenibilità di questa politica nel 2003 senza «significativi tagli di spese».
          L´Italia deve inoltre fare ancora molti progressi sulla strada della società dell´informazione e non può portare come alibi la piccola dimensione delle sue imprese. Il rapporto rileva che nonostante i risultati ottenuti negli anni passati il tasso di attività resta al 55,4 per cento in confronto all´obiettivo europeo fissato da Lisbona al 70 per cento nel 2010 (attualmente – dati 2001 – è al 64 per cento mentre negli Usa è al 79 per cento). L´Italia, si dice, «deve continuare i propri sforzi per aumentare la partecipazione al mercato del lavoro» anche «incoraggiando le parti sociali a consentire una differenziazione salariale al livello regionale», un sistema più volte richiamato dalla Commissione e che in Italia ricorda il vecchio meccanismo delle «gabbie salariali».

          L´Europa è anche preoccupata dell´aumento dell´occupazione nelle fasce più anziane della società. Anche in questo caso l´Italia non è tra gli esempi da prendere: se si considera la fascia di età tra i 55 e i 64 anni, il nostro paese registra un tasso di impiego pari al 28 per cento, più basso ad esempio della Francia (31 per cento) e della media europea (38 per cento). Ed assai lontano dal 58 per cento degli Usa.
          Il rapporto riconosce tuttavia all´Italia di aver rafforzato con la Finanziaria 2003 il meccanismo che prevede l´abolizione del divieto di cumulo tra pensione di anzianità e lavoro dipendente, favorendo di conseguenza l´aumento del numero dei lavoratori più avanti con l´età. I rilievi del rapporto della Commissione non si fermano tuttavia al mercato del lavoro e investono anche una serie di parametri relativi alla competitività del sistema e alla liberalizzazione dei mercati. Secondo il rapporto l´Italia deve «completare la riforma del settore dell´energia» perché la liberalizzazione non ha avuto effetti tangibili sui prezzi. Inoltre l´Europa torna ad incoraggiare il governo ad aumentare la competizione nei servizi professionali e nei servizi pubblici locali.