L’Europa richiama ancora Tremonti

09/07/2002
09.07.2002
L’Europa richiama ancora Tremonti

preoccupazione per il rapporto dello 0,8% tra deficit e Pil indicato nel Dpef
di 
Sergio Sergi


 DAL CORRISPONDENTE
BRUXELLES
Il Dpef del governo italiano rischia grosso all’esame degli organismi dell’Unione europea. Se n’é avuta la netta sensazione quando il portavoce del commissario alle politiche economiche e monetarie ha affermato che l’Italia dovrà rispettare in pieno gli obiettivi di bilancio. Gli stessi obiettivi che Berlusconi e Tremonti hanno sottoscritto nel documento approvato nelle recenti riunioni di Madrid e Siviglia e che sono stati prontamente dimenticati nella scrittura del documento che è stato presentato alle parti sociali e che sarà sottoposto al giudizio dell’Ue.
La Commissione è in stato di pre allarme dopo aver saputo che il governo ha fissato nello 0,8% il rapporto tra deficit e prodotto interno lordo per l’anno 2003, una mossa che è stata accolta dall’autorevole
Finacial Times come conferma della volontà di "indebolire ulteriormente il Patto di stabilità". "Non sarebbe prudente – ha detto Gerassimos Thomas, portavoce di Pedro Solbes – se i ministri non prendessero sul serio le opinioni dei loro leader". Il riferimento, anche un tantino ironico ma esatto, è ai famosi "Gope", i grandi orientamenti di politica economica che sono stati, appunto, approvati nelle riunioni tenute in Spagna. In questi "orientamenti" è contenuto il famoso accordo "flessibile" sul rispetto degli impegni per il risanamento dei bilanci dei paesi di Eurolandia, quello che ha introdotto la clausola del "vicino al pareggio" (close to balance) per il rapporto deficit-Pil. Per l’Italia, così è stato l’accordo nero su bianco, il "quasi pareggio" deve essere raggiunto nel 2003, per gli altri paesi nel 2004. Ora si da il fatto che la Commissione ha quantificato una posizione "vicina al pareggio" quella che non vada oltre lo 0,5%. Probabilmente di questo si tornerà a parlare, sia pure fuori dall’ufficialità, nella riunione dei ministri delle Finanze in programma a Bruxelles venerdì prossimo, preceduta da un incontro dei paesi dell’euro la sera precedente. Un limite considerato praticamente invalicabile e, in ogni caso, da ritenere come tetto massimo. Il portavoce ha ricordato che l’obiettivo del pareggio nel 2003 non è stato un’invenzione della Commissione ma che era contenuto nei programmi di stabilità dell’Italia per gli anni 2000 e 2001.
L’allarme suonato a Bruxelles deriva proprio dalla disinvoltura con cui il governo Berlusconi-Tremonti pensa di aggirare persino l’accordo di flessibiltà raggiunto a Siviglia. Da qui la battuta verso i ministri finanziari che non intendano rispettare gli impegni sottoscritti nel summit dai capi di Stato e di governo. Nella fattispecie, se il governo confermerà il rapporto deficit-Pil allo 0,8% per il 2003, anche nel programma di stabilità da presentare all’inizio d’autunno in sede europea, sarà evidente la strategia che mira a delegittimare la Commissione confidando nella benevolenza dei partner dell’Ecofin. Al Consiglio dei ministri, come ama ricordare Tremonti, spetta senz’altro l’ultima parola e la Commissione, guardiana dei Trattati e delle regole concordate, non ha potere per bloccare un’eventuale deriva dal Patto di stabilità. Bisognerà, però, verificare se davvero gli altri governi, pur in presenza di proprie difficoltà di bilancio, intendano seguire la via del più sfacciato rilassamento. Perchè è indubbio che la flessibilità concessa a Siviglia, rispetto ai più rigorosi impegni assunti in precedenza e che prevedevano il pareggio di bilancio proprio nel 2003, non può essere liberamente interpretata.
Per la Commissione un rapporto deficit-Pil dello 0,8% non può essere considerato come "vicino al pareggio". Accettabile, come ha ribadito ieri Gerassimos Thomas, "potrebbe essere il tetto dello 0,5%". La precisazione, non nuova, è servita per riaffermare un concetto ampiamente noto: la valutazione dei bilanci "vicino al pareggio" sarà fatta "caso per caso" e terrà certamente conto di vari fattori come il livello del debito che è considerato come una "componente molto importante". E si dà il caso che il debito italiano è il più alto dei paesi della zona euro: un punto nero che sia la Commissione sia la Banca centrale non mancano di far notare.

Dalla Commissione non sono arrivati ieri dei giudizi sul Dpef italiano. Tuttavia, ieri gli uffici di Solbes non hanno omesso di ricordare che i programmi di stabilità (quello italiano ricalcherà i contenuti del Dpef) saranno valutati per le misure di risanamento qualitativo, anzi per l’"alta qualità" dell’aggiustamento". Dopo la mazzata di Eurostat che ha bocciato le operazioni di "finanza creativa" di Tremonti, l’esame del documento italiano sarà bene accurata. La Commissione l’ha detto chiaramente: dal governo italiano si aspetta un atteggiamento "coerente". Inoltre, la Commissione presterà attenzione al "realismo delle previsioni economiche". Insomma se sono o non sono credibili le valutazioni, a cominciare dalla crescita. E già si sa che il livello di pil fissato attorno al 3% viene considerato quantomeno frutto di eccessivo ottimismo. Il "Financial Times" ha scritto che si tratterebbe di un tasso"due volte più alto della media degli ultimi dieci anni e forse tre volte dell’anno corrente".