L´Europa lavora di più, Italia al palo

13/07/2004




martedì 13 luglio 2004
Pagina 15 – Economia

LA SFIDA DELL´ORARIO
In Francia e Germania addio alle 35 ore per reggere la competizione
L´Europa lavora di più, Italia al palo
L´est europeo è super competitivo: lo stipendio medio di un rumeno è di 150 euro al mese, contro i 3.600 euro di un tedesco
Cgil, Cisl e Uil: le nostre imprese possono beneficiare di intese che prevedono una grandissima flessibilità
In Gran Bretagna deroghe già possibili mentre i governi di Parigi e Copenaghen preparano le "contro riforme"
Maggiore impegno per evitare tagli all´organico: la svolta alla Siemens fa da apripista in centinaia di fabbriche

RICCARDO DE GENNARO

ROMA – Cari lavoratori, contrordine: se volete mantenere il vostro posto di lavoro dovete lavorare di più, perché se non aumentiamo la produttività affondiamo tutti. È questo il nuovo imperativo delle imprese e dei governi europei. Il vento è cambiato, le 35 ore a parità di salario sembrano morte e sepolte, un sogno di una decina di anni fa, poi conseguito solo da Francia, per via legislativa, e Germania, per via contrattuale. Il governo Prodi aveva cominciato a pensarci, ma cadde, e il progetto tornò nel cassetto. Ora si va verso un braccio di ferro sindacati-imprese di questo tipo: aumento dei salari reali o dell´orario di lavoro.

Più produttività e più flessibilità per avere più competitività, chiedono gli industriali. Davanti alla minaccia di un trasferimento di due fabbriche nell´Est europeo (lo stipendio medio di un rumeno è di 150 euro al mese, contro i 3.600 euro di un tedesco), il sindacato dei metalmeccanici tedeschi – che meno di 12 mesi fa lottava per estendere le 35 ore alle imprese dell´ex Germania Est – ha accettato un aumento dell´orario senza adeguamenti salariali, addirittura con un taglio delle tredicesime. È accaduto alla Siemens, che voleva portare 2mila posti di lavoro in Ungheria. Ora un centinaio di altre imprese tedesche, tra le quali la Philips, tentano la stessa strada. Nel frattempo la Volkswagen ha inaugurato una formula del tutto inedita, l´«orario generaziona». I lavoratori che hanno più di 38 anni mantengono l´orario a 40 ore, quelli che stanno sotto quella soglia anagrafica salgono a 42 ore.


In Francia il governo Raffarin ha corretto la legge delle 35 ore, escludendone l´applicazione alle piccole e medie imprese. E il ministro dell´Economia, Nicolas Sarkozy, annuncia la riforma delle 35 ore su base volontaria: «All´inizio di ogni anno il lavoratore decide quanto lavorare». Sarkozy propone, come incentivo a lavorare di più, la diminuzione degli oneri sociali sugli straordinari, retribuendo il 10% in più gli straordinari tra le 35 e le 39 ore e il 25% in più le ore lavoratre oltre questa soglia.


«È vero, è in atto in Europa un attacco dei governi e delle associazioni imprenditoriali all´orario di lavoro», dice Walter Cerfeda, della segreteria della Ces, la confederazione dei sindacati europei. «C´è un forte pressing per la revisione della direttiva europea sugli orari di lavoro, direttiva che stabilisce un tetto di 48 ore settimanali, per avere più flessibilità». Cerfeda fa un esempio: «La Gran Bretagna di Blair, già oggi, prevede la possibilità di deroghe individuali all´orario previsto dalla legge: grazie alle deroghe, attualmente il 16% dei lavoratori inglesi lavora più di 48 ore settimanali. Una soluzione analoga la sta discutendo anche la Danimarca. La tendenza è il continuo sforamento dei tetti all´orario di lavoro».


I sindacati italiani non sembrano preoccupati. «Da noi il caso Siemens è improponibile, le nostre imprese possono beneficiare di accordi che prevedono una grandissima flessibilità degli orari», dice Carla Cantone, Cgil, la quale ammette però che «ogni mese centinaia di imprese decidono di traslocare nei Paesi dell´Est europeo senza chiederci il permesso». In ogni caso, aggiunge, «per salvare un´azienda una cosa è discutere di regime d´orario e di condizioni di lavoro, un´altra è proporre più orario e meno salario». Secondo Pierpaolo Baretta, Cisl, «la situazione degli orari è stabilizzata, nessuno ha l´esigenza di aumentare clamorosamente l´orario o di diminuirlo. Semmai si può parlare di calendario annuo, passando dal concetto di orario a quello di tempo, soprattutto nei servizi».