L’Europa invecchia e lavora meno

19/05/2003




              Lunedí 19 Maggio 2003
              Previdenza
              L’Europa invecchia e lavora meno
              BARBARA ROFFI


              Non è del tutto corretto dire che l’Unione europea non ha giurisdizione in fatto di pensioni. In realtà, se formalmente i sistemi pensionistici sono di competenza degli Stati membri, l’Unione si occupa attivamente di cercare soluzioni che rispondano alla sfida dell’invecchiamento demografico che porterà la percentuale di persone con oltre 65 anni a raddoppiare rispetto a quella delle persone in età lavorativa entro il 2050, cioè quando buona parte dei giovani che si affacciano in questi anni sul mercato del lavoro giungerà all’età pensionabile. Per far ciò la Ue si basa, tra l’altro, sull’articolo 2 del Trattato Cee, secondo cui all’Unione spetta anche «promuovere un elevato livello di protezione sociale». Ma in realtà è l’introduzione della moneta unica e la necessità di rispettare l’impegno davanti ai partner europei di mantenere le finanze pubbliche di ogni Stato "stabili e sane" a rendere il tema delle pensioni rilevante per la Ue, data anche la grande incidenza che queste hanno sui bilanci di ogni Stato e considerato (vedi tabella in prima pagina) che oggi in Europa si vive di più e si lavora di meno. È così che il Consiglio europeo di Lisbona, nel marzo 2000, ha deciso d’incaricare un gruppo di alto livello di elaborare uno studio sulla futura evoluzione della protezione sociale «in un’ottica di lungo periodo» e con particolare riferimento alla «sostenibilità dei sistemi pensionistici in contesti temporali diversi fino al 2020 e oltre» facendo appello a «uno sforzo di cooperazione» tra tutti gli attori coinvolti.
              Pietra miliare. Si tratta della prima analisi completa a livello europeo dei sistemi pensionistici nazionali, presentata dalla Commissione al recente Consiglio europeo di primavera di Bruxelles il 20 e 21 marzo e illustrata dalla Commissaria degli Affari sociali, Anna Diamantopoulou, come «una pietra miliare nella politica di coordinamento della Ue».
              Secondo la Commissaria, questa relazione ha come scopo di «aiutare gli Stati membri a portare avanti le riforme necessarie per garantire pensioni adeguate e sostenibili sul lungo periodo».
              Il rapporto dice infatti che tutti gli Stati membri hanno già avviato, seppur in modo diverso, dei processi di riforma dei loro sistemi pensionistici, ma con l’unico obiettivo comune di garantire in futuro redditi adeguati agli anziani senza esporre a rischi le finanze pubbliche e senza oneri eccessivi per le future generazioni. Il lavoro della Commissione si è articolato secondo undici obiettivi "comuni concordati": prevenire l’esclusione sociale delle persone in età avanzata; permettere ai pensionati di conservare il loro tenore di vita; promuovere la solidarietà tra le generazioni e in seno alle stesse; innalzare i livelli di occupazione; estendere la vita lavorativa; garantire pensioni sostenibili in un contesto di sane finanze pubbliche; adattare prestazioni e contributi per condividere le conseguenze finanziarie in modo equilibrato tra le generazioni; far sì che l’erogazione di pensioni private sia adeguata e finanziariamente sana; adattarsi a schemi più flessibili di carriera e occupazione; soddisfare le aspirazioni di una maggiore uguaglianza tra i sessi; rendere i sistemi pensionistici più trasparenti e dimostrarne la capacità di affrontare le sfide. Sembra quindi chiaro che i Quindici intendono continuare su questa strada di "coordinamento" europeo e proprio all’ultimo consiglio Ecofin di martedì scorso i ministri delle Finanze hanno dato mandato al Comitato di politica economica di preparare nuove proiezioni, la base tecnica necessaria per mettere a punto una nuova relazione per l’anno venturo.