L’Europa galleggia sul nero

25/10/2007
    giovedì 25 ottobre 2007

      Pagina 10 – capitale&lavoro

        L’Europa galleggia sul nero

          Nella Ue il lavoro
          nero non cala.
          In Italia equivale
          al 17% del pil.
          Damiano: «Emersi
          175 mila lavoratori»

            Nella virtuosa Danimarca il lavoro sommerso rappresenta solo l’1,3% del prodotto interno lordo. In Bulgaria la percentuale tocca il 35%. Con il 17% l’Italia si piazza nel gruppo dei paesi mediterranei, insieme a Spagna (tra il 15 e il 20%) e Grecia (20%). Il 5% del Portogallo risulta decisamente incredibile. Ancor più incredibile lo 0,6% della Repubblica Ceca. Attorno al 5% Germania, Francia, Austria, Olanda, Finlandia, Svezia. Gran Bretagna al 3%. Notevoli le differenze tra i paesi baltici: il lavoro sommerso si ferma al 6% del pil in Estonia, sfiora il 19% in Lituania. Pur grossolana, essendo basata su quanto «dichiarato» dai paesi membri (per di più in anni diversi), l’indagine Ue sul lavoro «non dichiarato» conferma che il lavoro nero è sempre troppo.

            Il 17% dell’Italia coincide grosso modo con la stima del viceministro dell’economia Visco. Nel rapporto inviato l’altro ieri al parlamento ha scritto che l’economia sommersa ammonta a 18 punti del pil e che l’evasione fiscale di punti se ne mangia 7.

            Nel 2003 la Ue aveva predisposto una serie di misure per arginare il lavoro sommerso. Non hanno avuto effetto, ammette il commissario al lavoro Vladimir Spidla. Anzi, il ricorso a talune forme di lavoro nero sembra crescere, soprattutto nei subappalti e nel falso lavoro indipendente. Edilizia e servizi alle famiglie sono i settori a più alta incidenza di lavoro sommerso (in questo l’Italia e in linea con il resto della Ue). L’economia sommersa, afferma il commissario, «pregiudica il finanziamento dei sistemi di sicurezza sociale, falsa la concorrenza e può comportare dumping sociale». Il 6 dicembre a Bruxelles i ministri del lavoro e degli affari sociali della Ue vareranno un pacchetto di «nuovi rimedi». Nuovi fino a un certo punto, visto che quello più caldeggiato da Spidla è la riduzione degli oneri sociali e amministrativi sul lavoro. «Rimedio» già adottato in Italia, senza che il lavoro nero sia diminuito.

            Per restare in casa nostra, controlli e sanzioni incidono assai di più. In poco più di un anno l’azione di contrasto del sommerso lanciata dal governo Prodi ha fatto emergere 175 mila lavoratori in nero. L’ha detto ieri il ministro del lavoro Damiano, intervenendo alla presentazione del bilancio sociale dell’Inps. Il 55% dei lavoratori «emersi» ha meno di 30 anni e di questi la metà sono stranieri.