L’Europa del lavoro difende i suoi diritti

20/06/2002



20.06.2002
L’Europa del lavoro difende i suoi diritti


Sciopero generale in Spagna contro Aznar, alla vigilia del vertice dell’Unione
di 
Sergio Sergi


 DALL’INVIATO
SIVIGLIA
Arrivano in Spagna i leader europei e la trovano chiusa. Il paese sarà oggi come una fortezza, non si entra, non si esce, non si viaggia. E Siviglia, dentro l’antica muraglia dalle sedici porte, sarà il cuore di questa protesta. É la “huelga general”, lo sciopero totale.
É un pugno in faccia a Josè Maria Aznar che desiderava tanto chiudere in bellezza un semestre di presidenza Ue dal carniere quasi vuoto. Avrà centinaia di migliaia di lavoratori per strada, le fabbriche, le scuole, i trasporti, gli uffici pubblici paralizzati (ieri la protesta è stata anticipata nei Paesci Baschi). Una sfida aperta per il governo di centro-destra che più d’uno ancora si sbraccia per elogiarne i programmi e l’immagine. Ma, chissà perchè, questo Aznar, a furia di ricevere complimenti da Berlusconi, ha finito per assomigliargli.
Un mese fa, e ancora non è chiara la strategia, ha firmato un “decretazo” per cambiare le norme sulla disoccupazione: 1) abolito il salario di “trasferimento”, cioè l’indennità di sussistenza nel periodo tra il licenziamento e la sentenza sulla giusta causa; 2) obbligo di accettazione di un lavoro, qualunque esso sia, entro i 30 chilometri dalla propria residenza. Dunque, sullo sfondo di un rinnovato spirito di “flessibilità”, da un lato il decreto intende favorire le aziende togliendo l’obbligo di pagare le mensilità al dipendente espulso ma in attesa del pronunciamento del giudice del lavoro; dall’altro si vuole imporre un’altra regola nelle chiamate degli uffici del lavoro. Se sei medico ma disoccupato e ti offrono di fare il bracciante, devi accettare, altrimenti ti cancellano.

Il “decretazo” ha scatenato un putiferio. Soffia, e non solo per ragioni climatiche (35 gradi all’ombra) un vento rovente sulla Spagna di Aznar che scende in piazza; e questo sciopero farà rumore perchè si svolge alla vigilia del vertice europeo. Aznar, testardo e arrogante, non ha voluto ritirare il decreto e s’è beccato, dopo un lungo periodo di pace sociale, uno sciopero generale che ha ricompattato i sindacati. L’Ugt e le CCOO, scommettono che sarà massiccio. Forse imponente. Alla vigilia della mobilitazione, rievocando eguali spacconate italiane, Aznar ha sentenziato che i sindacati si giocano tutto il loro prestigio. Ma, conoscendo gli umori e l’ampiezza che sicuramente assumerà la protesta, il premier spagnolo ha giocato la carta della paura e del pugno duro. Il suo.

Nelle ultime ore, proprio a ridosso dello sciopero e dell’arrivo dei capi di Stato e di governo, Aznar ha alimentato la tensione. Ha firmato un decreto con il quale ha chiesto, durante lo sciopero, la garanzia dei “servizi minimi”, persino quelli delle televisioni private affinchè garantiscano un notiziario d’informazione piuttosto che mandare in onda lo schermo nero. Il governo ha fatto leva sulla paura, ha messo in giro le voci su possibili azioni violente dei sindacati con i “picchetti informativi” nei posti di lavoro.

Da Copenaghen, dove si trovava in visita, Aznar ha fatto appello al “diritto costituzionale” di lavorare. I sindacati hanno replicato: il governo vuole violare la norma costituzionale del diritto di sciopero. Ugt e le CCOO hanno chiesto l’intervento della Corte di Cassazione che ha dato, però, ragione all’esecutivo. Ma il pronunciamento viene considerato come un atto dovuto e lo sciopero, tutti giurano, non subirà defezioni. I contenziosi che nasceranno, si risolveranno tra qualche mese. Il problema per Aznar è l’effetto che la mobilitazione avrà sul confronto dopo il “20 J”, come, per sintesi, viene indicato il giorno dello sciopero.
Aznar, un anno fa, aveva scelto Siviglia come città di chiusura del semestre di presidenza. Non aveva previsto l’imponderabile. La scelta del capoluogo andaluso non era casuale. Quì c’è una grande forza del Psoe, quì è la terra di Felipe Gonzalez. E quì che, nelle intenzioni, avrebbe fatto scoppiare i giochi d’artificio al termine della guida dell’Unione. Avrà, invece, la più grande manifestazione di Spagna. Comunque vada, per l’ispettore fiscale Jose Maria Aznar sarà una batosta. Un colpo difficile da digerire al cospetto dei partner europei. Un affronto per il leader del Partido popular al quale tanto piacerebbe mettere un piede alla guida dell’Unione. Quì, più che a Madrid o Barcellona, sfileranno i massimi dirigenti sindacali, da Josè Maria Fidalgo, leader delle Comisiones Obreras a Càndido Mendez, segretario dell’Ugt. E ci saranno anche i dirigenti dei sindacati europei e dall’Italia ha, da tempo, assicurato la sua partecipazione, il segretario della Cgil, Sergio Cofferati.

Attorno al Consiglio europeo di Siviglia ci sarà un fiorire di manifestazioni. Oltre a quella dei sindacati indetta per oggi, sino a sabato la città sarà il centro di numerose iniziative. Piccoli e grandi gruppi si sono dati appuntamento da queste parti e in contemporanea con il vertice europeo. La manifestazione dei “no global” si svolgerà dopo la fine del Consiglio europeo, nella serata di sabato quanto i leader e i ministri saranno già ripartiti. Il summit, infatti, si aprirà domattina alle dieci con la tradizionale foto di famiglia e proseguirà sino al primo pomeriggio di sabato. Al centro dei lavori: la politica comune in materia d’asilo e d’immigrazione. C’è un contenzioso ancora non risolto sulla proposta di sanzioni verso i paesi terzi che “non cooperano”. I leader, poi, dovranno dare il via libera ai “grandi orientamenti” di politica economica, affrontati ieri sera a Madrid dai ministri delle Finanze, esaminare lo stato d’avanzamento dei negoziati per l’allargamento, discutere un primo rapporto di Giscard d’Estaing sui lavori della Convenzione e, infine, valutare i dossier più attuali della politica estera, primo tra tutti il Medio Oriente