L´Europa attende il deficit italiano al varco

09/07/2002







(Del 9/7/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
LA COMMISSIONE UE INVITA AL RISPETTARE I VINCOLI DI STABILITÀ E PROMETTE: VALUTEREMO CASO PER CASO; IMPORTANTE L´ANDAMENTO DEL DEBITO
L´Europa attende il deficit italiano al varco
Bruxelles: azzeramento fra due anni. Roma: pronti nel 2005

ROMA
Nessun giudizio di merito sul Dpef, ma un avvertimento chiaro. Dall´Italia, ricorda la Commissione europea, «ci attendiamo il raggiungimento di una posizione di bilancio vicina all´equilibrio nel 2003 e di pareggio nel 2004». Pedro Solbes, il Commissario europeo agli Affari monetari, non si sbilancia sui numeri del Documento di programmazione appena varato, che prevede il raggiungimento di un deficit dello 0,8% nel 2003 e dello 0,5% nel 2004. Aspetterà l´aggiornamento del Programma di stabilità italiano, a novembre, per dare un giudizio compiuto da sottoporre all´Ecofin. Intanto, però, offre la sua interpretazione dell´accordo del Consiglio europeo di Siviglia, che permette all´Italia di chiudere il 2003 con un saldo della finanza pubblica «close to balance», vicino all´equilibrio: il che significa in linea generale, ha detto ieri il portavoce di Solbes ricordando le parole dello stesso commissario, «non più dello 0,5% di deficit». Fatta questa premessa, «non c´è alcuna teoria su cosa si debba intendere esattamente per "close to balance"» ha spiegato Gherassimos Thomas, e la valutazione sul rispetto puntuale di quell´indicazione sarà fatta «caso per caso», cioè paese per paese. «Verranno considerati diversi fattori e tra questi – ha subito chiarito il portavoce – una componente molto importante è rappresentata dal debito pubblico» che in Italia è il più elevato di tutta la zona euro. L´aggiornamento del Programma di stabilità italiano, ha aggiunto Thomas, dovrà essere «coerente con gli accordi raggiunti dal Consiglio Ecofin a Madrid e approvati dal Consiglio europeo di Siviglia». E nel Programma la Commissione guarderà «alla qualità dell´aggiustamento, al peso delle misure di carattere una tantum e a quelle strutturali, nonché al realismo delle previsioni di crescita», che il Dpef indica nel 2,9% nel 2003. Sul deficit allo 0,8% nel 2003 e allo 0,5% nel 2004 ci sarà molto probabilmente da discutere a lungo con Bruxelles. Che aspetta per il primo settembre, tra l´altro, le nuove cifre del deficit 2001, rivisto prima dall´Istat in rialzo dall´1,4 all´1,6%, poi da Eurostat dall´1,6 al 2,2% per via delle nuove regole sulle cartolarizzazioni che non hanno consentito di imputare le entrate nel bilancio 2001. Dati che, sebbene mitigati dal miglioramento delle entrate 2003-2005 per effetto della stessa decisione, potrebbero comunque destare preoccupazioni alla Commissione. «Gli obiettivi fissati dal governo italiano – commentava ieri il Financial Times – potrebbero mettere a dura prova la pazienza della Commissione Ue». Anche se, in ogni caso, la linea della Commissione dovrà passare al vaglio del Consiglio Ecofin, cioè degli Stati membri. «Noi facciamo proposte, ma è l´Ecofin che ha i poteri per valutare la strategia proposta da un paese membro». Ecofin ha dimostrato in passato, bocciando ad esempio la proposta di lanciare un avvertimento formale alla Germania, una certa comprensione per le difficoltà di mantenere gli obiettivi di bilancio in un clima di congiuntura negativa. Il Dpef approvato dal Consiglio dei ministri venerdì scorso, frattanto, dovrebbe essere presentato formalmente alle Camere oggi stesso. Le consuete audizioni davanti alle commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento inizieranno domani alle 20,30 con il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti. Giovedì sarà la volta del ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, delle associazioni dei commercianti, degli artigiani, degli agricoltori e delle cooperative. Venerdì sarà il turno di Cgil, Cisl e Uil, della Confindustria, delle Regioni e dei Comuni. Il ciclo di audizioni si chiuderà lunedì 15 con l´intervento di Istat, Corte dei Conti, dell´Abi, della Commissione tecnica per la spesa pubblica e del governatore della Banca d´Italia, Antonio Fazio. Alfiero Grandi, senatore Ds, ha lanciato un appello all´opposizione perché faccia ostruzionismo al cammino parlamentare del Dpef, che si concluderà con la votazione di un ordine del giorno, mentre Natale d´Amico, della Margherita, ha sottolineato le osservazioni di Bruxelles: «Comincia il risveglio dal sogno del nuovo miracolo economico berlusconiano. Ed è un risveglio amaro».

m.sen.