L’euromarcia contro Berlusconi

02/10/2003



 
   
02 Ottobre 2003



 
L’euromarcia contro Berlusconi
Mentre il social forum e i movimenti manifestano all’Eur, i sindacati occupano il centro di Roma. Sabato, in difesa del modello sociale europeo e contro le politiche neoliberiste del governo, la prima tappa di un lungo cammino per la democrazia
LORIS CAMPETTI
Doveva essere una manifestazione come se ne fanno tante, obbligatoria, per far sapere che esiste un sindacato europeo, che si chiama Ces e che ha un’idea un po’ diversa dell’Europa che bisognerebbe costruire. Insomma, un corteo per ripetere ai leader dei paesi dell’Ue che il modello sociale europeo deve entrare a far parte a pieno titolo della Costituzione. Sarebbero dovute arrivare alcune migliaia di lavoratori dall’estero, a cui se ne sarebbero aggiunti altrettanti indigeni. Ma date le striminzite richieste di partecipazione, c’era chi temeva che il tutto si sarebbe risolto in una manifestazione piuttosto moscetta. Poi, il miracolo che si chiama, ancora una volta, Silvio Berlusconi: il comizio a reti unificate di lunedì sera ha rimesso in movimento il paese reale, quello dei lavoratori che avevano riempito il Circo Massimo in difesa dell’articolo 18 e dei diritti. Ma anche il paese dei cittadini, quelli della giustizia e contro i soprusi dei forti contro i deboli di piazza San Giovanni. E’ così che i telefoni della Cgil sono diventati roventi: il 4 ottobre vogliono venire a Roma, innanzitutto contro Berlusconi e l’attacco alle pensioni, al welfare, ai diritti, alla dignità delle persone. C’è un’emergenza e l’euromanifestazione del 4 deve diventare il primo appuntamento di una vertenza democratica.

Alle 14 di sabato, da piazza Esedra partirà dunque una manifestazione dalle tante motivazioni. Si concluderà in una piazza, la pur ambiziosissima piazza del Popolo, che rischia di non contenere tutti i partecipanti. La domanda di partecipazione continua a crescere, accelerata dalla decisione di vietare la diretta Rai sulla manifestazione: un oscuramento odioso che fa male alla democrazia, e persino alla Rai. A garantire la diretta saranno invece La 7 e, per gli abbonati, Sky Tv. Arriveranno in 5 mila dalla Francia e altre migliaia da Spagna, Grecia, Belgio, e via manifestando. Ma a riempire piazza del Popolo saranno soprattutto gli italiani. I segretari generali Epifani, Pezzotta, Angeletti e John Moonks (Ces) concluderanno la giornata di lotta. Anzi, uno dei due momenti della giornata di lotta che vede in corteo all’Eur anche il Social forum europeo e tutti i movimenti, laici e cattolici, che hanno qualcosa da dire sul futuro europeo e, anche qui, su quello italiano. L’effetto reti unificate sta facendo lievitare anche questa manifestazione che attraverserà i viali dell’Eur verso il summit dell’Ue sulla Costituzione. Non sono in alternativa i due cortei, dicono in Cgil, ma complementari. Domani il confronto tra le due anime avverrà all’aula magna di Scienze politiche, alla Sapienza, con un forum internazionale a cui parteciperanno dirigenti del movimento e della Ces. Titolo, «Un’altra Europa è possibile». Sabato si prevedono forti contaminazioni e delegazioni sindacali (della Cgil, per esempio) al corteo del Social forum. E c’è chi comincia a disegnare le tappe del cammino per liberarsi di Berlusconi. Sabato potrebbe essere il primo passo. Poi ci sarà lo sciopero generale di 4 ore di Cgil, Cisl e Uil in difesa delle pensioni e contro la finanziaria, il 7 novembre (probabilmente) lo sciopero generale e la manifestazione a Roma dei meccanici Fiom. E poi chissà. Probabilmente uno sciopero generale, magari unitario, di quelli che durano non 4 ore ma tutto il giorno. Per finire, magari, con un gigantesco raduno a Roma, stile 23 marzo.

Il trade union tra i due appuntamenti non può che essere la Fiom, il sindacato più interno al Social forum e più attento all’insieme delle sue tematiche: pace e guerre, cittadinanza, democrazia e lotta al liberismo. Sulle tematiche del lavoro, la Fiom svolge all’interno dei sindacati europei un ruolo di stimolo: «La carta di Nizza – ci dice Alessandra Mecozzi, responsanile internazionale – è davvero il punto minimo su cui confrontarsi. Invece neppure questa ha diritto di cittadinanza nella Costituzione che si prefigura». La Fiom sarà in entrambe i cortei.

«Ci sono tre ragioni per scendere in piazza sabato. La prima – ci dice Titti Di Salvo, segretaria della Cgil – è di portare nella Costituzione i principi e i valori dei lavoratori e dei pensionati. Dunque, intanto, la Carta di Nizza. E’ la difesa del modello sociale europeo il nostro obiettivo. La seconda ragione è il legame forte con la situazione italiana: l’attacco al welfare e alle pensioni del Berlusconi italiano e europeo è un problema generale. Se crede di portare all’Ecofin i conti in regola, facendo pagare ai più deboli il prezzo, si sbaglia. Bisogna ricordarglielo in tanti. Infine, vogliamo riproporre e portare in piazza la partecipazione alla vita politica e alle decisioni delle persone».