L’Eurispes: quest’anno inflazione all’8%

12/05/2003


              sabato 10 maggio 2003

              Ancora polemiche con l’Istat: «Nel calcolo del pil non tiene conto del sommerso». Per l’istituto, l’effetto euro è ormai superato
              L’Eurispes: quest’anno inflazione all’8%

              Laura Matteucci

              MILANO Inflazione all’8% nel 2003. L’Eurispes
              presenta dati allarmanti e spiega: c’è
              una forte differenza con il dato ufficiale perché
              l’Istat calcola male il Pil (per aprile l’Istat
              ha stimato un tasso di inflazione al 2,7%).
              Finisce intanto l’effetto euro sui generi alimentari:
              e l’inflazione si attesta sull’1,3%.
              «Se venisse attribuito il vero peso alle
              varie voci, dovremmo ammettere un’inflazione
              all’8% nel 2003», ha spiegato Guido
              Corazziari, responsabile del dipartimento
              economico dell’istituto. La percentuale di aumento
              degli alimentari è invece ben cinque
              volte inferiore alla media rilevata dall’Istat
              nello stesso periodo dell’anno, pari al 2,5%.
              Secondo il presidente dell’istituto Gian
              Maria Fara, le differenze tra le stime sono
              dovute innanzitutto al calcolo del pil. «All’Istat
              - afferma – sfugge infatti circa il 30%
              del prodotto interno lordo che proviene dal
              sommerso. E con un pil più alto, risulta
              inevitabilmente più alta anche l’inflazione».
              L’Eurispes, che ha finora calcolato l’andamento
              dei prezzi degli alimentari e che sta
              preparando una rilevazione anche sulle tariffe
              assicurative, metterà presto a punto un
              paniere alternativo a quello dell’Istat. «Non
              abbiamo nessun rancore nei confronti dell’Istat
              - conclude Fara – il problema non è il
              suo presidente o il suo eventuale commissariamento,
              come chiedono alcune associazioni
              dei consumatori, ma il suo modo di lavorare,
              che tutti vorremmo più efficiente».
              Venendo ai dati dell’indagine sui prezzi
              degli alimentari, scopriamo parecchie sorprese.
              Secondo l’Eurispes, infatti, l’effetto euro
              è ormai venuto meno, e si registra una
              sostanziale stabilità. Così, nei primi quattro
              mesi del 2003 l’aumento dei generi alimentari
              è stato pari allo 0,43%, con una crescita
              tendenziale annua di appena l’1,3%. Un dato,
              questo, che è pari alla metà di quello
              calcolato dall’Istat (2,5%). Il fatto è, spiega
              Fara, che l’effetto euro ha pesato per quasi
              tutto il 2002, con vertiginosi aumenti di prezzi
              e ora, almeno sotto il profilo dei generi
              alimentari, i prezzi si sono stabilizzati sui
              livelli più elevati e hanno ripreso a crescere
              secondo la normale dinamica.
              A registrare i maggiori aumenti, comunque,
              sono ancora una volta gli ortofrutticoli:
              + 12% nei primi quattro mesi dell’anno.
              La maglia nera va sempre alle zucchine, al
              centro di infinite polemiche già lo scorso anno
              e che registrano anche all’inizio del 2003 un
              aumento di ben il 28%. Consistenti anche
              gli aumenti della frutta, fino ad un massimo
              del 18%. In calo, invece, formaggi e salumi
              (- 8%) e prodotti surgelati (- 9%).
              In genere, i prezzi sono diminuiti nelle
              città con oltre 100mila abitanti (- 1,1%),
              mentre hanno subito un deciso rincaro nei
              centri minori (+ 1,05%). Differenze anche
              tra Nord e Sud: nell’Italia settentrionale i
              rincari sono stati del 3,1% in quattro mesi,
              con una crescita tendenziale annua di oltre il
              9%; nell’Italia centrale l’aumento è stato invece
              dell’1,3%, mentre nel Meridione i prezzi
              sono addirittura scesi del 3,7%.