“Lettere” Turismo: «L’italia? È la solita Cenerentola»

26/03/2003

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
072, pag. 15 del 26/3/2003

Lettere

L’italia? È la solita Cenerentola

        La lettera giunta e che ItaliaOggi pubblica qui di seguito, ha fatto un viaggio tortuoso. Scritta a Londra il 27 febbraio da un gruppo di operatori dell’incentive e del congressuale, è stata rilanciata dalla Casa editrice ´Convegni’ di Milano, che l’ha fatta pervenire, tra gli altri, al presidente del consiglio, al ministro per le attività produttive Antonio Marzano, all’Enit e agli assessori regionali al turismo. La lettera di ´Convegni’, datata 6 marzo, ma con timbro postale 12 marzo, è giunta sulle scrivanie di ItaliaOggi venerdì 21 marzo. L’auspicio è che la risposta al grido d’allarme lanciato dagli operatori arrivi in tempi meno dilatati, rispetto a quelli delle Poste italiane.

Siamo un gruppo di operatori specializzati nel turismo aziendale e di incentivazione, riuniti in questi giorni a Londra in occasione della Confex, la maggiore fiera di settore sul mercato britannico e una delle più importanti a livello europeo.

È con grande rabbia e delusione che constatiamo la mancanza di una qualsivoglia rappresentanza istituzionale italiana a questa manifestazione: tutti i paesi europei, inclusi i nostri più agguerriti competitor, sono presenti in grande stile; tra i paesi extraeuropei che hanno ritenuto importante partecipare, citiamo persino Aruba e Zimbabwe, evidentemente attratti dall’importante giro d’affari che questo tipo di turismo può generare.

E l’Italia? Niente, completamente assente. Cancellata dalle mappe del turismo specializzato internazionale. Se non fosse per la tenacia di uno sparuto gruppo di operatori privati, che investono denaro ed energie per promuovere il nostro paese all’estero, l’Italia non esisterebbe.

Signori, stiamo scherzando? Il turismo aziendale di incentivazione è un turismo ricco, destagionalizzato, che genera un fatturato e un indotto di gran lunga superiori a quelli del turismo ´vacanziero’ (la spesa pro capite è mediamente quattro volte superiore). E la Gran Bretagna è per noi il mercato di riferimento per l’incoming.

È scandaloso che nelle stanze del potere nessuno se ne sia ancora reso conto. Si piange per la crisi del settore turistico, si promettono aiuti alle imprese, si disquisisce sulla necessità di essere competitivi a livello globale ma poi, di fatto, le istituzioni non fanno nulla per sostenere le imprese che lavorano per portare in Italia un turismo di primo livello. Anzi, demandano ai privati il compito di rappresentare il nostro paese all’estero, lasciandoli completamente soli.

Questa diserzione istituzionale fa perdere all’Italia quote di mercato importanti. Qui a Londra, oggi, parliamo con operatori inglesi, che non sanno che l’Italia è una destinazione con enormi potenzialità per il turismo aziendale e di incentivazione. Operatori che vanno invece in Spagna o Portogallo, Malta o Croazia, perché questi paesi sanno farsi una promozione adeguata.

Qualcuno si sta preoccupando, per esempio, di comunicare al mercato internazionale degli eventi che Genova sarà capitale europea della cultura nel 2004? O che Torino sarà la sede delle Olimpiadi invernali nel 2006? Non ci sembra. E se non lo facciamo adesso, come potremo generare flussi turistici sull’onda di questi eventi?

A noi sembra invece che il settore, nonostante le promesse, venga sistematicamente snobbato.

E questo è un errore grave.

Gentili signori, tutti noi, operatori privati e membri delle associazioni di settore che sosteniamo l’onore e l’onere di rappresentare l’Italia all’estero, ci auguriamo che la politica di promozione del nostro paese sui mercati internazionali venga attentamente ripensata. Perché il nostro primato turistico è ormai stato superato da altri più ´bravi’ di noi e, se non ci rinnoviamo in fretta, sarà veramente difficile recuperare il terreno perduto.

Seguono le firme di
35 operatori del settore