“Lettere” Tiraboschi: La riforma sul lavoro e le opinioni critiche

09/06/2003

 

 lunedì 9 giugno 2003
Pagina 26 – Economia
 
 
LA polemica
La riforma sul lavoro e le opinioni critiche
          Il messaggio di un articolo scritto da Marco Biagi

          Caro Direttore,
          leggo su La Repubblica di oggi un editoriale di Luciano Gallino in merito alla "riforma Biagi" che trovo a dir poco sconcertante. Prima ancora di aver visto, letto e studiato lo schema di decreto legislativo, composto da ben 86 articoli, il professor Gallino non esita a sentenziare che si tratta di una contro-riforma destinata a creare niente altro che occupazione usa e getta! Mi domando come uno studioso rinomato come Gallino possa formulare un giudizio così perentorio e drastico al buio, senza aver letto il decreto nella sua interezza e complessità, liquidando in poche battute il lavoro e il sacrificio personale di Marco Biagi. La risposta è semplice e – per chi conserva memoria – ce la fornisce lo stesso Marco Biagi in un articolo scritto poco prima di essere assassinato proprio in risposta ad analogo intervento di Gallino sul Libro Bianco del Governo dell´ottobre 2001. Mi affido allora alle parole di Marco Biagi, che vorrei venissero riportate nella loro interezza, per dare voce a una persona onesta e coraggiosa che non può più difendere le proprie idee. In questo pezzo per Il Sole 24-Ore, che sembra scritto oggi, Biagi dice: «Luciano Gallino ha sostenuto ieri su La Repubblica che la delega richiesta recentemente dal Governo in materia di mercato del lavoro avvicinerebbe l´Italia a quei Paesi in via di sviluppo dove fiorisce la cosiddetta economia informale. Di tante opinioni critiche espresse in questi giorni questa è davvero la più eccentrica. Si confonde infatti in modo davvero clamoroso il tema del lavoro irregolare e non dichiarato con quello della flessibilità. Si insinua il sospetto che quanti hanno lavorato al Libro Bianco e ai primi provvedimenti attuativi vogliano portare in Italia forme di sfruttamento tipiche dell´America Latina o di alcuni Paesi asiatici. Peccato, davvero peccato, che il dibattito scada a questi livelli di disinformazione. (…) La violenza delle critiche che Gallino muove al Libro Bianco e ai primi provvedimenti del Governo rasenta il grottesco. Regolarizzare le collaborazioni coordinate e continuative significa favorire l´economia informale? Agevolare la riemersione del lavoro clandestino prevedendo nuove tipologie contrattuali più semplici e non con tutele inferiori, vuol dire portare l´Italia nel Terzo Mondo? Incentivare un uso flessibile del tempo di lavoro, così da aiutare le tante, troppe donne ancora escluse dal mercato del lavoro per i pressanti e assorbenti obblighi familiari: anche questo sarebbe la barbarie giuridica di cui il Governo si starebbe macchiando? La verità è che si tenta di creare un clima da corrida, scatenando gli istinti protestatari più irrazionali di fronte al disegno di modernizzare il mercato del lavoro. Criminalizzare il Governo in questa materia, inveire contro gli esperti che hanno collaborato al Libro Bianco, quasi che si vogliano soltanto creare condizioni di sfruttamento, ha un solo significato: rifiutare la logica di modernizzazione che l´Europa ci raccomanda da anni, invitandoci perentoriamente a sperimentare misure di adattabilità. Il progetto è uno solo: non cambiare nulla. Dispiace constatare che anche alcuni studiosi facciano opera di disinformazione. (…) C´è da augurarsi che il dibattito sulla modernizzazione risalga di tono e qualità. Delle guerre di religione e del conseguente fanatismo, anche se relativo all´articolo 18, nessuno sente davvero il bisogno».

Michele Tiraboschi
          Dalla miriade di commenti stampa, notizie di agenzia e dichiarazioni di esponenti del governo circolata venerdì 7 giugno, si poteva trarne con certezza ciò che decine di commentatori ne hanno tratto per scriverne sui giornali il giorno dopo: il decreto legislativo in parola introduce nuove forme di lavori atipici. Che sono esattamente quelle indicate in dettaglio dalla legge delega n.30 del febbraio scorso. Ed esse ho criticato nel mio editoriale, poiché sono convinto che esse peggioreranno le condizioni di lavoro e di vita, l´orizzonte di speranze e di progetti di molte persone, in particolare dei giovani. Senza recare alcun beneficio all´economia.
          Che il governo abbia tentato di mettere al riparo da qualsiasi critica un suo provvedimento legislativo sul sensibilissimo tema del lavoro associandolo indissolubilmente a una tragedia, che a suo tempo colpì dolorosamente chi scrive come chiunque altro, non stupisce. Desta, semmai, indignazione. Che un tentativo per vari aspetti analogo – perché questo è il senso, a me pare, che l´intervento del prof. Tiraboschi finisce per trasmettere – sia invece compiuto da uno studioso, sia pur mosso dal degnissimo intento di difendere il lavoro di un collega scomparso, fa invece soltanto tristezza.

          L.G.