“Lettere” Sviluppo Italia investe e impegna le sue risorse

09/05/2005
    sabato 7 maggio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 16

    LETTERA

      Sviluppo Italia investe e impegna le sue risorse

        Egregio Direttore,

        in relazione all’articolo pubblicato sul quotidiano che Lei dirige, il Consiglio di Amministrazione di Sviluppo Italia ravvisa l’ennesimo tentativo di screditare un soggetto istituzionale, le sue attività e le sue performance. Tentativo, peraltro, frutto di interpretazioni originali derivanti da letture parziali di eventi e fenomeni aziendali, anche i più banali, tra i quali la mera lettura di un bilancio d’esercizio.

        Accusare Sviluppo Italia di inattività e scarsa competenza, vuol dire prima di tutto offendere i suoi Dipendenti, ognuno dei quali ha condiviso, nell’ultimo triennio, un intenso percorso di riposizionamento e riorganizzazione che ha portato alla ormai raggiunta credibilità della società nel mondo istituzionale e imprenditoriale e che ha permesso di rispondere alla sfida dell’efficienza e del rilancio.

        Per un attore dello sviluppo, l’efficienza non si desume solo dalla mera lettura di un prospetto di bilancio. Per Sviluppo Italia, e per i suoi risultati nell’ultimo biennio, parlano: la velocità di impegno delle risorse finanziarie assegnate per l’attuazione di programmi di sviluppo di impresa ( oltre 2.000 milioni di euro); il riconoscimento di unica amministrazione pubblica premiata dal Cipe per la celerità e l’efficienza nei processi di spesa in attuazione della normativa vigente; gli oltre 1.400 milioni di euro di investimenti attivati nel Paese attraverso le misure agevolative gestite; i 40.000 nuovi addetti creati nel biennio 2003 2004; i 74 investitori esteri che hanno manifestato interesse a realizzare insediamenti produttivi nel nostro paese, dimostrando che qualcuno ricomincia a crederci; le 18 Amministrazioni Regionali che chiedono supporto nelle attività di programmazione. E dell’efficienza di Sviluppo Italia parla anche il bruciante confronto con le performance di altri strumenti di agevolazione nazionali: il miglior rapporto tra investimenti/ addetti, solo 35mila euro per ogni nuovo occupato ( 75% in meno rispetto alla L. 488 e 85% in meno rispetto al contratto di programma); il più basso costo per lo Stato in termini di incentivi a fondo perduto per singolo addetto: 13mila euro ( 65% in meno rispetto alla L. 488 e 90% in meno rispetto al contratto di programma); certificazione di qualità della gestione di strumenti finanziari.
        Ma quand’anche si volessero trovare interpretazioni di tali risultati nel bilancio d’esercizio, è sufficiente notare l’incremento dei ricavi da servizi, generati dalla gestione di strumenti per lo sviluppo, pari al 173% nel triennio, oltre che un crescente impatto di tale voce sul totale dei ricavi ( dal 46% al 78%); così come il rafforzamento dell’organico, naturale evoluzione di una struttura le cui linee di attività hanno subito un progressivo rilancio, che è accompagnato da: un sensibile incremento della produttività media per dipendente (+ 30% rispetto al 2002); una partecipazione alla attivazione di investimenti nel Paese pari a ca. 1,2 milioni di euro per dipendente.

        Quanto al « forziere » di Sviluppo Italia, spiace essere nuovamente costretti a ribadire che in realtà si tratta più di un mero salvadanaio, pari a ca. 200 milioni di euro di risorse effettivamente disponibili. Infatti, la più volte citata disponibilità finanziaria di oltre 1.000 milioni di euro ( distribuita in 16 differenti istituti di credito) è comprensiva, per circa il 50%, di risorse oggetto di trasferimento ad altri attori istituzionali e come tali rese di fatto indisponibili dalla Legge finanziaria del dicembre 2003. Il restante 30% è vincolato in quota parte al funzionamento di misure gestite e in quota parte a impegni già stanziati su programmi di sviluppo.

      Il Consiglio di Amministrazione
      di Sviluppo Italia S. p. a.
          Comprendiamo la difesa d’ufficio del cda di Sviluppo Italia. Quello che comprendiamo meno è il silenzio di questi anni, un silenzio parziale, in verità, stando al carteggio tra Massimo Caputi e il consigliere Dario Fruscio, in cui quest’ultimo non smette di sottolineare l’inconcludenza dei risultati raggiunti. Due dati su tutti: l’agenzia, nata con la missione di sviluppare le imprese, nel biennio 2002 2003 sostiene di aver creato 26mila nuove imprese e 34mila posti di lavoro, una media di 1,3 dipendenti per azienda. È con questo sistema che l’Italia vuole contrastare il nanismo imprenditoriale? Quel che è peggio, è che i mutui non rientrano: al Sud l’ 80% dei prestiti non viene restituito. Tanto che nella nota integrativa al bilancio 2003, alla voce crediti non riscossi viene registrata l’astronomica cifra ( poi non riportata nel conto economico) di 864 milioni di euro. Se Sviluppo Italia fosse un’azienda privata, il cda sarebbe già stato messo da tempo in discussione dall’azionista. ( m. mau.)