“Lettere” S.Pezzotta: I valori del movimento sindacale escludono la logica amico/nemico

29/04/2003

              Martedì 29 Aprile 2003

              PIAZZE. L’ABITUDINE ITALIANA A SCOMUNICARE IL COMPETITORE

              I valori del movimento sindacale escludono la logica amico/nemico

              I fischi alla Cisl del 25 aprile provano la mancanza di un patriottismo repubblicano

                Caro Direttore,

                ciò che è accaduto il 25 aprile a Milano, altro non è che il proseguimento di quanto i militanti e gli iscritti alla Cisl hanno dovuto subire dall’inizio dell’anno ad oggi. Gli episodi di intolleranza e di demonizzazione delle nostre posizioni sono stati tanti e diffusi da non destarci stupore, ma solo sdegno e riprovazione. Mi rendo conto che non basta dire basta. L’intolleranza, l’inimicizia e l’odio
                ( a conferma di questo è sufficiente guardare le cronache giornalistiche sui fatti di Milano) non si estirpano facilmente. Il fatto che non si sia voluto rispettare una giornata come il 25 aprile la dice lunga su quello che è stato diffuso contro di noi.
                Per questo, siamo grati per gli attestati di solidarietà e di stima che abbiamo ricevuto, in particolare siamo riconoscenti ai rappresentanti delle istituzioni e al presidente della Repubblica.
                Ciò che è avvenuto è, comunque, grave e ci induce
                a riflessioni attente sui comportamenti politici e sociali che si stanno radicando nel nostro paese.
                Si era sperato che con la fine delle ideologie che avevano condizionato il dibattito e la prassi politica dell’ultimo secolo , sarebbe stato possibile ragionare e discutere senza anatemi, scomuniche e accuse di tradimento. In parte questo è avvenuto ma non riesce ancora a diventare costume, modo di essere e di confronto. Guardiamo con sgomento a come troppe volte il dibattito politico sia soprattutto teso a denigrare il competitore politico piuttosto che a capirne le ragioni. Al fondo, si avverte la mancanza di una comune idea di appartenenza alla Repubblica. Negli anni scorsi si era molto discusso su come recuperare la dimensione patriottica, ma è sfuggito che il vero problema del nostro paese sia la mancanza di un patriottismo repubblicano inteso come senso di appartenenza ad una comunità politica. Se così fosse, le polemiche attorno al 25 aprile non avrebbero avuto ragione di essere.
                Tutto questo pone alcune domande al sindacalismo. Mentre la rappresentanza politica può anche assumere atteggiamenti di questa natura, sono convinto che organizzazioni sociali fondate su un forte richiamo ai valori dell’uguaglianza e della solidarietà e su un’ampia partecipazione volontaria, non possano essere trascinate dentro logiche amico/nemico che finiscono per modificare i valori cui si riferiscono.
                Il sindacalismo nella sua essenza più profonda rischia sempre di mutare se stesso quando si lascia trascinare nell’agone dell’interesse partitico poiché questo lo obbliga ad assumere canoni comportamentali che non dovrebbero appartenergli. Il sindacato, per sua natura, dovrebbe invece segnare un nuovo modo dell’agire pubblico, assumendo comportamenti capaci di proiettarsi al di là dell’attuale dimensione politica, mobilitando nel pubblico i propri obiettivi e ideali. Nei sistemi democratici la lotta politica e il conflitto sociale sono legittimi e devono essere orientati verso obiettivi frutto del consenso e della libera organizzazione e non possono essere fine a sé stessi. In questo contesto, va collocata la riflessione sui comportamenti del sindacalismo. I valori che stanno al fondo del movimento sindacale, quelli dell’uguaglianza, della solidarietà, della giustizia e della libertà, escludono per loro natura il modello amico/nemico. Inoltre, il sindacato non ha come compito quello di raccogliere voti, distribuire cariche pubbliche e controllare mass-media, elementi che tendono a far crescere i rapporti di inimicizia tra coloro che competono per il potere. Non dovendo gestire né conquistare alcun potere istituzionale, il sindacato può giocare un ruolo importante nella dimensione pubblica e nella costruzione di elementi di convivenza e di coesione sociale. Il solo potere possibile con cui può operare, anche attraverso l’uso dello sciopero e della mobilitazione, è quello che esercita attraverso la negoziazione, la concertazione, il confronto e il dibattito.
                E’ chiaro che tutto questo chiama in causa il concetto di autonomia, che sicuramente non va confusa con la neutralità, poiché essa è figlia del relativismo sociale e dell’indifferenza ai valori, che non si addice a un sindacato come il nostro che sa di rappresentare una parte della società e i valori che storicamente questa parte ha assunto come griglia del suo discernimento. La Cisl ha sempre agito all’interno di questo ambito di riferimento e lo ha fatto con grande laicità. Ed è questo che gli ha sempre consentito di rispettare le posizioni altrui, anche quando non le condivideva.
                Abbiamo apprezzato le solidarietà ricevute, ma non si sono comprese le giustificazioni che alcuni sindacalisti hanno espresso. Vorrei ricordare che un conto è il dissenso, altro è voler impedire l’espressione del pensiero, l’insulto e le ingiurie. Se non si riesce a distinguere tra intolleranza e dissenso, vuol dire che si è entrati nella logica perversa della contrapposizione amico/nemico. Spiace che ci siano dirigenti sindacali che si pieghino a una logica di questo tipo. Il fondamentalismo ideologico è una cattiva bestia e, se seguito, produrrà grandi guasti. Non basta partecipare alle manifestazioni della pace se poi si persegue la logica che chi la pensa diversamente è un nemico da insultare e demonizzare per scopi che non sono più solo sindacali. Per quanto ci riguarda, continueremo sulla strada del riformismo che, essendo tale, non cede ai fondamentalismi e si concentra sempre sul dialogo e il rispetto per chi la pensa diversamente da noi, convinti che, pur nelle differenze, abbiamo il compito di arricchire la democrazia con la nostra autonomia e di far avanzare, attraverso percorsi partecipativi e negoziali, gli interessi materiali, morali e ideali delle lavoratrici, dei lavoratori e dei pensionati. Contrasteremo con tutte le nostre forze tutti i fondamentalismi, le intolleranze e, agli insulti, risponderemo con la coerenza del nostro agire. Cordialmente

                Savino Pezzotta
                Segretario Generale Cisl