“Lettere” S.Billè: Tre domande all’Unione di Prodi

03/03/2005

    giovedì 3 marzo 2005

    LETTERA. CONFCOMMERCIO CHIEDE

    di Sergio Billè
    *presidente di Confcommercio

    Tre domande all’Unione di Prodi
    Ancora sussidi? L’Irap? E la Bersani?

    Caro direttore, mi pare necessaria una premessa: se ho chiesto ospitalità al Riformista e non ad altri per porre oggi, sui temi della politica economica, alcune stringenti domande all’Unione di Romano Prodi, è perché non vorrei che esse si arenassero sugli scogli degli equivoci e delle solite strumentalizzazioni. E’ mia intenzione, difatti, fare un discorso schietto e il più possibile fuori dal coro. Vengo al nocciolo. Per far uscire questo paese dai guai in cui purtroppo si trova, l’Unione propone di cambiare musica e suonatori sostituendo il tango argentino della Casa delle Libertà con un tipo di danza che magari sia meno fantasioso e figurato ma possa meglio andare dritto allo scopo. E’ del resto quel che un’opposizione, in un sistema democratico fondato sull’alternanza, deve appunto sempre cercare di fare. Il punto però è che ancora non si è capito di quale nuova danza si tratti e quale sia lo spartito che verrà dato da suonare all’orchestra. Facendo pure degli straordinari ho provato a scaricare da Internet e a leggere tutto quel che, in tema di proposte alternative, l’Unione ha fino a oggi partorito, ma il risultato è che, nella testa, mi è rimasta una gran confusione. Apprezzo le premesse come quella che «è arrivato il momento di dire la verità al paese anche se, purtroppo, si tratta di verità spiacevoli». E poi i richiami ai valori, alla trasparenza e all’ormai impellente necessità di «dare un ordine di priorità e di gerarchia agli obiettivi da raggiungere». Figuriamoci se non si può essere daccordo, ma il seguito, cioè il dettaglio del menù che si intende mettere in cottura per risanare davvero il nostro dissestato sistema, dov’è? Sono almeno tre, fra i tanti, gli interrogativi che, nei programmi dell’Unione, non hanno ancora trovato a mio giudizio un’adeguata risposta. Il primo è quello delle terapie da usare per rimettere in piedi il nostro sconquassato comparto industriale. Si intende di nuovo ricorrere alle costose, anzi costosissime “flebo” dei sussidi statali in modo da assicurare almeno il rientro in fabbrica, ancora per qualche tempo, dei cassa integrati o si pensa a soluzioni nuove che siano compatibili con le nuove regole drasticamente imposte dal mercato globale? Tante altre piccole, medie e grandi Alitalia tenute su con gli spilli dell’assistenzialismo oppure, come è ormai indispensabile per la salute della nostra economia, qualcosa di diverso e innovativo?

    Secondo. Figuriamoci se non possiamo essere daccordo con l’idea di una liberalizzazione, nel segno della trasparenza e di una maggiore e più strutturale produttività, di tutto il settore dei servizi. Il problema resta però quello del «come» realizzare questo giusto ma per ora ancora assai astratto progetto. Ma è cosciente la sinistra del fatto che, ad esempio, la liberalizzazione delle licenze commerciali pervicacemente voluta dall’allora ministro Bersani, invece di realizzare un sistemico processo di ammodernamento e di messa in rete delle risorse di questo settore, ha finito con l’acuire i fenomeni di una sua improduttiva parcellizzazione? E perché si è pensato a questa liberalizzazione senza, nel contempo, nemmeno scalfire invece quei poteri e quelle rendite degli oligopoli che, da tempo inveterato, dettano purtroppo legge nel nostro mercato?

    Terzo. Non è affatto chiaro cosa si intenda proporre per ridurre il costo del lavoro, il vero tallone d’Achille di tutto il nostro sistema di imprese. Mi piacerebbe sapere cosa si voglia fare dell’Irap e dei tanti ammennicoli di imposta che, anche sul versante locale, tolgono oggi il respiro a chi voglia investire capitali e creare nuovi posti di lavoro. Ed è giusto o no che siano ancora le famiglie a pagare, sempre di tasca loro, i conti di una burocrazia così esosa e improduttiva? Come sarebbe anche necessario sapere qual è l’idea di federalismo che, in alternativa a quella di Bossi, si vuole portare avanti. Vuole mettere una lapide sopra a tutto questo costoso progetto, revisionarlo oppure che cos’altro?