“Lettere” Pezzotta non aspetti la Cgil (M.Sacconi)

22/02/2005

    Martedì 22 febbraio 2005

    Il sottosegretario in vista degli incontri con le parti sociali

    Sacconi: si torni al dialogo
    Pezzotta non aspetti la Cgil

      I sindacati sono stati convocati per giovedì pomeriggio a Palazzo Chigi per discutere il provvedimento sulla competitività. La riunione dovrebbe essere presieduta dal premier Silvio Berlusconi. Il ministro del Welfare Roberto Maroni ha annunciato una imminente convocazione delle parti sociali anche sul Tfr. Saranno due banchi di prova del dialogo governo-sindacati, una questione sollevata dal segretario della Cisl, Savino Pezzotta, nelle tesi per il prossimo congresso, anticipate sul «Corriere» di domenica. Su questo tema interviene anche il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi.

    Caro Direttore,

    ho letto sul suo giornale un’anticipazione delle tesi congressuali della Cisl. Un’antica confidenza con quell’organizzazione e le intense vicende condivise in questi anni mi consentono di proporre qualche riflessione costruttiva in prossimità del congresso.

    Nel contesto di un consolidato pluralismo, la Cisl si è sempre distinta per il sistematico rifiuto di ogni approccio ideologico e per una forte attitudine alla sperimentazione, laica e critica, di nuovi percorsi o di coraggiose mediazioni. La centralità della persona, l’interclassismo, l’economia sociale di mercato, la sussidiarietà orizzontale, sono stati riferimenti costanti nella sua azione sindacale. Così come la Cisl esprime una visione di relazioni industriali libere, responsabili e massimamente articolate nelle aziende e nei territori. Ciò alla ricerca pragmatica di buone pratiche negoziali, nella consapevolezza che il salario- garantiti i livelli essenziali – è variabile dipendente dalla produttività, i cui risultati hanno il diritto di condividere quei lavoratori che direttamente vi hanno concorso. La domanda di partecipazione della Cisl, nelle aziende e nei territori attraverso la bilateralità, è poi la logica conseguenza di queste impostazioni e della disponibilità al "coinvolgimento" nella gestione di un sistema economico e sociale al quale quell’organizzazione non si sente estranea o antagonista.

    Tutto ciò rende la Cisl distinta e distante rispetto a coloro che nel sindacato rimangono ancorati alla centralità della classe, a una innaturale idea del lavoro come epicentro del sempre latente conflitto sociale, a un "dover essere" delle persone, dei loro percorsi educativi o lavorativi, rigidamente collocato entro schemi egualitari e perciò centralizzati.

    Le due opposte impostazioni della funzione sindacale si traducono poi, per l’una, nella coscienza della parzialità della attività di rappresentanza dei lavoratori; per l’altra, nella pretesa di essere portatrice di una visione generale antagonista. Mi riferisco così anche a un tema sollevato da Savino Pezzotta a seguito della lettera inviata dal gruppo dirigente della Cgil a Romano Prodi, quando il segretario generale della Cisl pose con determinazione la necessaria autonomia del sindacato dalle coalizioni politiche, ancor più evidente nella dimensione del bipolarismo.

    Tutto ciò ho voluto considerare per trarre due conclusioni sulle quali mi auguro il Congresso vorrà riflettere con lo scopo di rivitalizzare il dialogo sociale tra istituzioni e parti sociali. La prima attiene al contenuto necessariamente circoscritto delle varie fasi di confronto. Sarebbe assurdo pretendere che un governo, eletto nel sistema maggioritario sulla base di un esplicito contratto con gli elettori, modifichi la propria impostazione di politica economica sulla base di un’intesa concertativa "omnibus" con le parti sociali. Valga per tutti l’esempio della riduzione della pressione fiscale.

    L’altra conclusione attiene invece a un sillogismo elementare. Se la Cisl antepone l’unità sindacale alle intese con il governo ciò equivale alla aprioristica impossibilità di un qualsivoglia accordo in quanto la Cgil, dal primo giorno di questa legislatura, ha negato con le parole e con i fatti questa eventualità. E la certa impossibilità di un’intesa toglie al dialogo sociale quell’incentivo, quel premio necessario a che i dialoganti si ingegnino a ricercare convergenze.

    So bene che anche il governo non è stato esente da errori o sottovalutazioni nel corso delle alterne vicende del dialogo sociale in questa legislatura. Ma sono state queste tali da chiudere irreversibilmente il dialogo paralizzando l’autonoma iniziativa della Cisl nonostante i grandi cambiamenti in corso nella produzione e nel lavoro?
    Alla conclusione della legislatura manca almeno un anno e di questi tempi un anno è lungo da passare senza nessun sincero esercizio di dialogo per chi non è animato da pregiudizi, per chi vuole essere solo – e non è poco – sindacato.

    Maurizio Sacconi
    Sottosegretario al Welfare