“Lettere” Maroni: il reddito minimo scoraggia l’ingresso nel mondo produttivo

10/12/2002



10 dicembre 2002

L’intervento

Maroni: il reddito minimo scoraggia l’ingresso nel mondo produttivo

di Roberto Maroni*

* Ministro del Lavoro
e delle Politiche sociali

      In riferimento alla lettera del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, apparsa sul Corriere della Sera
      l’8 dicembre scorso, mi preme precisare alcune cose. –
      Il reddito minimo è stata una misura introdotta al di là del parere dei sindacati.
      - Trattandosi di una misura sperimentale, il cui termine era fissato al 31 dicembre 2002, siamo contrari alla proroga, ad adottare quindi il metodo tipicamente italiano di rendere stabile il permanente.
      - La relazione sulla sperimentazione nei primi 39 Comuni, condotta da una società terza, presenta poche luci e molte ombre. Perché, a fronte di alcune esperienze che, effettivamente, hanno portato ad un recupero del degrado sociale, in molti Comuni lo strumento del reddito minimo ha, di fatto, scoraggiato l’ingresso nel mondo del lavoro e si è configurato come una pratica di tipo assistenzialistico. In alcuni casi vi sono stati addirittura episodi di microcriminalità ed aperte violazioni di legge, per cui è intervenuta la magistratura.
      - Guardiamo con preoccupazione anche a quei Comuni che hanno utilizzato i soggetti beneficiari di questa misura all’interno della pubblica amministrazione, con modalità che ricalcano quelle degli Lsu (Lavori socialmente utili) e di cui non vorremmo ripetere l’esperienza.
      - Il Governo è impegnato in una politica di Welfare diversificata tra politiche di assistenza e politiche

      «welfare to work » , cioè di avviamento al lavoro. Nel patto per l’Italia è netta la distinzione tra riforma degli ammortizzatori sociali e politiche di assistenza. La revisione degli ammortizzatori riguarda quelle persone che sono comunque in condizioni di lavoro pur avendo perso il posto; queste persone hanno diritto, non solo ad un sostegno del reddito, ma anche ad un reinserimento nel mondo del lavoro che passi attraverso una adeguata politica di formazione. Per le politiche di assistenza abbiamo ipotizzato l’avvio di uno strumento di contrasto alle povertà, denominato reddito di ultima istanza, che vada a rispondere a situazioni di bisogno estremo, non sanabili, per motivi diversi, con redditi da lavoro o da pensione.
      - In recenti incontri con l’Anci e con le Regioni, abbiamo offerto un tavolo di confronto, in cui si individuino criteri di lettura delle povertà reali, strumenti e risorse, per rispondere alle esigenze dei cittadini più poveri.
      - La risposta alle povertà del Paese non può più avvenire, solo, a livello centrale. Sia perché il nuovo assetto costituzionale dello Stato chiama gli Enti locali alla responsabilità delle politiche sociali, sia perché una lettura attenta della realtà del Paese fa emergere diversi livelli di povertà.
      - Siamo pronti a fare da coordinatori con altri soggetti istituzionali e con l’associazionismo, per individuare gli strumenti d’intervento più adeguati e in un quadro di collaborazione, in cui anche la responsabilità di reperire le risorse venga condivisa.



              Epifani al «Corriere»
                L’INTERVENTO
                Nella lettera aperta pubblicata domenica dal Corriere , il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, si è appellato al premier Berlusconi chiedendo di non accantonare, come invece prevede la Finanziaria, l’esperienza del reddito minimo di inserimento
                IL PROGETTO
                Secondo la Cgil, il reddito minimo di inserimento ha dato buoni risultati e pertanto sarebbe opportuno superare la fase di sperimentazione ed estendere il progetto a tutta Italia
                LA RICHIESTA
                Confidando nella ripresa del dialogo, Epifani chiede al premier di prevedere almeno i finanziamenti per proseguire la sperimentazione anche nel 2003