“Lettere” M.Caputi: Sviluppo Italia e la legge 181

16/01/2004


      Venerdí 16 Gennaio 2004

      Lettera




      Sviluppo Italia e la legge 181


      Nell’articolo «Missione infinita per Sviluppo Italia», pubblicato dal Sole-24 Ore il 14 gennaio, l’autore propone un quadro delle nostre attività a dir poco confuso e riporta notizie non corrispondenti al vero, con valutazioni personali assolutamente non riscontrabili, sull’utilizzo dei fondi pubblici impiegati attraverso la legge 181/89, sostenendo che l’intervento di Sviluppo Italia nell’area di Taranto avrebbe prodotto «un’esperienza con non poche ombre» e che anzi «tutte le aziende finanziate dalla 181 in quell’area hanno finito per chiudere» e che inoltre Sviluppo Italia sarebbe «incappata» in un personaggio «discusso» come Alfredo Riviere. Senza entrare nel merito del giudizio personale su Alfredo Riviere – industriale di rilievo apprezzato per gli sforzi continui che, dalla seconda metà degli anni 90, sta compiendo nella difficile fase dell’avvio e dell’insediamento delle sue attività dal Venezuela in Italia – volevo viceversa fare presenti i risultati certificati che Sviluppo Italia, attraverso l’utilizzo della legge 181/89, ha prodotto, in particolare proprio nell’area di Taranto. La legge 181 è nata per far fronte alla grave crisi siderurgica degli anni 80, che causò la chiusura dei principali stabilimenti industriali del settore e l’espulsione dal mercato del lavoro di 12mila addetti. Attraverso questa legge sono stati garantiti interventi diretti in quelle aree di crisi del Paese, creando occupazione e sostenendo nuove iniziative imprenditoriali finalizzate alla realizzazione di imprese operanti in settori diversi da quello della siderurgia. In 13 anni circa, sono state promosse più di 100 nuove iniziative imprenditoriali, con una occupazione diretta di oltre 6.000 addetti, di cui più della metà nelle aree di Napoli e Taranto. Nell’indotto sono nati 3 posti di lavoro ogni occupato diretto. Nella sola area di Taranto, sono state realizzate 16 nuove iniziative imprenditoriali, con più di mille posti di lavoro conseguiti che arriveranno ad oltre 1.200 a regime. L’ultimo anno di attività ha comportato l’approvazione di 5 iniziative imprenditoriali con 700 nuovi occupati ed investimenti per oltre 100 milioni di euro. A fronte degli ottimi risultati descritti, unico caso di insuccesso è costituito dalla Società Fonderie – ignorato e neanche citato dall’autore dell’articolo – che dopo aver completato il programma degli investimenti e conseguito l’obiettivo occupazionale, è stata avviata a liquidazione per difficoltà economico-finanziarie intervenute. Sostengo da tempo che, alla luce dei risultati prodotti, del numero degli occupati e della velocità nei tempi, per l’efficienza delle procedure di istruttoria e attuazione, certificate ISO 9002, intorno a questo strumento si dovrebbe concentrare maggiormente l’attenzione. Sono molto lieto che dopo l’art. 73 della legge Finanziaria 2003, che aveva già esteso l’applicabilità dell’intervento anche alle aree interessate da crisi del comparto industriale ed a quelle per le quali fosse stato dichiarato lo stato di emergenza, il Cipe con delibera 23 dicembre 2003 ha reso operativa l’estensione degli interventi agevolativi previsti dalla legge n.181/89 a nuovi territori di applicazione. Si tratta delle province di Caserta, l’Aquila, Nuoro, Caltanissetta, Latina, Palermo, realtà territoriali dove si sono verificate crisi di settore. L’estensione prevista dalla Finanziaria e l’inserimento dell’applicabilità della legge anche a queste altre importanti province del nostro Paese dimostrano, contrariamente a quanto sostenuto dall’articolo, che la legge 181 funziona e che anzi è oggi in Italia il migliore tra gli strumenti legislativi che consenta di intervenire direttamente in un’area di crisi specifica e che consenta di realizzare, proprio in quell’area, piani mirati di sviluppo territoriale. –

      MASSIMO CAPUTI
      Amministratore delegato Sviluppo Italia