“Lettere” La riforma del Tfr è fatta per i giovani (R.Maroni)

02/11/2005
    martedì 1 novembre 2005

    Pagina 30 – Economia

    la lettera

      La riforma del Tfr è fatta per i giovani

        Il sostegno di Ue, Ocse e Fmi è garanzia di equità e di rigore

          Roberto Maroni *
          * ministro del Welfare

            Gentile direttore, mercoledì sul vostro giornale è comparso un articolo del prof. Pietro Garibaldi nel quale si sosteneva che la riforma del Tfr che il Governo sta per approvare penalizza i giovani. Tengo a sottolineare che è vero esattamente il contrario. Questa riforma è fatta per i giovani, per consentire loro di avere nel futuro una pensione adeguata e un sistema previdenziale pubblico-privato sostenibile dal punto di vista finanziario e sociale.

            Come dimostra l´indagine Isae pubblicata nei giorni scorsi, in un anno la percentuale di coloro che preferiscono tenere il Tfr in azienda piuttosto che consegnarlo ad un fondo pensione è aumentata in maniera sensibile. La ragione di ciò risiede nell´incertezza, dovuta alla cattiva informazione ed ai tentativi degli interessi costituiti di beneficiare in maniera surrettizia del risparmio del singolo lavoratore. Ciò deve indurre tutti ad un comportamento responsabile.

            Vorrei, quindi, fare chiarezza e rassicurare tutti. Entro i prossimi giorni il Governo approverà in maniera definitiva il provvedimento che favorisce anche in Italia il pieno avvio della previdenza complementare mediante il versamento del Tfr, completando così la riforma del sistema pensionistico, avviata nel 2001, e che ha permesso di riequilibrare il sistema obbligatorio – che il centro-sinistra aveva lasciato in una situazione di insostenibilità finanziaria – senza produrre alcuna rottura della coesione sociale. La riforma italiana del Governo Berlusconi ha ricevuto il pieno sostegno di Unione Europea, Ocse e Fmi proprio per le sue caratteristiche di rigore finanziario, adeguatezza sociale e modernità.

            La riforma del Tfr è, dunque, rigorosa, equilibrata ed equa.

            In primo luogo, garantisce il diritto alla pensione dei lavoratori, anzitutto i giovani, quelli che entrano ora nel mercato del lavoro. A loro, alla loro piena e libera volontà di giudizio viene rimessa la scelta di tenere il TFR nell´azienda oppure di metterlo in un fondo pensione, qualunque ne sia l´origine. Saranno i singoli lavoratori, che vogliono –giustamente- rendimenti sicuri e certezza dell´investimento, a decidere dove collocare il proprio TFR. Il Governo, mediante il meccanismo del silenzio-assenso, ha deciso per un sistema di libertà e responsabilità individuale, senza (inter)mediazione alcuna.

              In secondo luogo, è neutrale per le imprese. Il Tfr costituisce un importante canale di finanziamento a basso costo per il sistema produttivo. Ciò ha permesso alle aziende, soprattutto quelle medio-piccole, di svilupparsi, di produrre ricchezza, di ridistribuirla e di creare occupazione in tante aree del Paese, anche in assenza di un vero mercato dei capitali e di moderne forme di finanziamento. Oggi è necessario prevedere che il Tfr possa gradualmente "abbandonare" le nostre imprese ma è anche opportuno costruire, soprattutto per quelle che attraversano complesse fasi di ristrutturazione e riorganizzazione, strumenti e processi che compensino i nuovi costi di finanziamento. Ecco perché il Governo ha previsto l´istituzione di un Fondo di Garanzia, concedendo un accesso quasi automatico al credito bancario, nonché una riduzione del costo del lavoro pari, a regime, a circa 0,3 punti percentuali. Ugualmente, il Governo valuta con favore la possibilità di una graduale entrata in funzione della riforma per le piccole e medie imprese che non abbiano alcuni minimi requisiti di accesso al credito, al fine di aiutarle ad adeguarsi alla nuova situazione. Il che non significa discriminare tra lavoratori, perché tale regime sarebbe provvisorio e garantirebbe a tutti, sia pure in maniera temporalmente differenziata, la possibilità di investire il proprio Tfr nei fondi pensione.

                In terzo luogo, afferma un principio di concorrenza. Sindacati, imprese e assicurazioni potranno liberamente concorrere alla "cattura" del flusso finanziario derivante dallo smobilizzo del Tfr: un mercato, a regime, di circa 13 miliardi l´anno. Oggi già esistono meccanismi, di natura contrattuale, per incentivare l´afflusso ai fondi pensione e questi verranno mantenuti. Ma non vi sono né vi saranno trattamenti di favore per nessuno né saranno permesse posizioni monopolistiche. Il Governo assicura la trasparenza del mercato ed il suo funzionamento regolare, ponendo la previdenza complementare privata sotto il controllo rafforzato della Covip e istituendo adeguati meccanismi di controllo e di garanzia all´interno dei fondi stessi. Tutto sarà vigilato e chi potrà assicurare rendimenti migliori e certezze maggiori sarà sicuramente remunerato con il maggiore numero di adesioni.

                  La riforma del Tfr è una delle riforme di modernizzazione dell´Italia operate dal Governo Berlusconi. Non possiamo permettere che i nostri giovani, che hanno di fronte a loro un periodo di vita più lungo, si trovino a vivere in una società che non potrà assicurare una pensione dignitosa e servizi sociali adeguati. Questa riforma consegue questi risultati e permette a tutti di avere non solo il diritto alla pensione ma anche di poterne fruirne pienamente, in una situazione economica di sviluppo e di solidità finanziaria.