Lettere di Biagi, si stringe il cerchio sulla «talpa»

02/07/2002

2 luglio 2002



Lettere di Biagi, si stringe il cerchio sulla «talpa»

Vertice degli investigatori a Bologna: in un particolare informatico la firma di chi ha violato il computer

      DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
      BOLOGNA - C’è un particolare informatico che accomuna il Cd Rom con le email di Marco Biagi, finito nelle mani di Valerio Monteventi, ex direttore di «Zero in condotta», e alcuni Cd Rom – forniti da collaboratori del docente e acquisiti dai carabinieri di Bologna – sui quali sono stati copiati i documenti del professore che erano «chiusi» nel suo computer all’università di Modena. Un dettaglio che gli investigatori considerano molto importante.
      Potrebbe essere quello fondamentale per scoprire chi è la persona che ha deciso la divulgazione di quelle lettere, una vicenda della quale si stanno occupando i magistrati Giovanni Spinosa e Antonello Gustapane – aiutati dal Procuratore capo Enrico Di Nicola – che ieri sull’argomento hanno tenuto un lungo vertice in Procura con gli investigatori.
      La convinzione degli uomini che seguono le indagini è che quelle email possano esser state «copiate» dal computer che Biagi usava all’Università di Modena. In realtà, le email del professore, mandate dalla sua casella di posta elettronica dell’università, potrebbero esser state spedite anche dal computer di casa piuttosto che da quello di Modena, ma in questo caso differirebbero in alcuni dettagli grafici, e sarebbe quindi possibile distinguerle. Anche per questo, si sta valutando la possibilità di rifare la copia integrale dell’hard disk (ne era stata realizzata una pochi giorni dopo il delitto) per poi controllarne i nuovi dati. Impresa non facile, visto che il computer non è mai stato sequestrato, ogni giorno viene acceso per essere usato dai collaboratori universitari di Biagi per almeno una decina di ore. Per altro, agli inquirenti risulta il fatto che il professore fosse abituato a cancellare la posta elettronica dal computer. Un’ulteriore complicazione.
      Gli investigatori tendono ad escludere che la divulgazione di quelle email sia opera dei familiari di Marco Biagi. Il loro sospetto riguarda una persona però molto vicina al professore, uno strettissimo collaboratore, che aveva accesso al suo computer, che ne conosceva la password e poteva quindi «entrare» anche nel suo Pc portatile, e che ha buone conoscenze di informatica.
      I carabinieri stanno provvedendo a controllare anche i Cd Rom già acquisiti dai computer di Biagi. Sono quelli che riportano l’agenda con gli impegni del professore, che in un primo momento venne ovviamente passata al microscopio per ricostruire e valutare i suoi spostamenti. Una «mappa» disegnata anche con l’aiuto dei familiari di Biagi, che fornirono dettagli preziosi. Adesso, quei Cd Rom potrebbero essere utili per risalire al nome di chi ha permesso la divulgazione delle email.
      E’ stata decisa anche una «integrazione» dell’esame dei tabulati telefonici che riportano le chiamate fatte e ricevute da Biagi. La Procura ha deciso di avvalersi dell’aiuto di un consulente esterno esperto di telefonia e informatica, che affiancherà gli agenti di polizia giudiziaria nella verifica dei dati, nel riesame del traffico telefonico, per cercare di stabilire l’origine delle chiamate minatorie che Biagi avrebbe ricevuto prima di essere assassinato. La prima analisi delle utenze infatti avrebbe dato risultati sconcertanti e improbabili. La polizia non aveva trovato riscontri alle denunce del giuslavorista. Ad esempio, una chiamata sembrava provenire addirittura dall’università di Modena, un’altra dal numero di una persona a lui molto vicina.
      Le possibilità sono due. La prima è un sospetto degli investigatori: gli autori di quelle telefonate potrebbero essere persone con una certa dimestichezza delle tecnologie, al punto di essere capaci di occultare i numeri dai quali chiamavano e addirittura di «mascherarli». La seconda possibilità è molto meno inquietante: una leggera (e umana) imprecisione nelle denunce del professore, che ad esempio potrebbe essersi sbagliato nel riferire esattamente l’orario in cui aveva ricevuto le telefonate.
Marco Imarisio


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