“Lettere” Commercio, che fa la Cgil?

26/07/2004

 

sabato 24 luglio 2004

noi loro & gli altri


Lavoratori del commercio: contratto-bidone
lavoro

Commercio, che fa la Cgil?

Caro Curzi, nei giorni scorsi è stata firmata l’ipotesi d’accordo per il rinnovo del contratto nazionale del commercio. Nessun organo di informazione (tranne "Liberazione") ha parlato di questo accordo raggiunto tra Confcommercio e sindacati di categoria. Faccio presente che i lavoratori del commercio in Italia sono oltre un milione, però stranamente è una categoria che non fa notizia. Questo è un male perché, se si approfondissero le condizioni di questi lavoratori, si scoprirebbero delle cose interessanti anche per la sinistra, di come il processo di precarizzazione in questo paese sia molto più avanti di quello che si pensi. Il contratto firmato da Cgil, Cisl e Uil è un contratto bidone per i lavoratori. Vengono colpiti i lavoratori part time della grande distribuzione con l’eliminazione delle clausole flessibili/elastiche, viene eliminato il tetto delle 120 ore annue di supplementare (lavoro straordinario per i part time) senza più la possibilità di consolidare l’aumento di ore eccedenti le 120. Consente l’applicazione integrale della Legge 30 (Legge Biagi) portando in questo modo alle estreme conseguenze la precarietà del lavoro in un settore in cui la flessibilità è già da molto tempo elevata. La parte salariale del contratto è deprimente: 400 euro di una tantum a fronte di 18 mesi di ritardo per il rinnovo del contratto. 125 euro di aumento mensili in 4 anni, a fronte di una richiesta di 107 euro in due anni. Tutto questo "pacco" è stato confezionato in modo assolutamente antidemocratico. La firma è avvenuta alle 3 di notte dopo che era stato proclamato lo sciopero generale di categoria e i delegati avevano già mobilitato i lavoratori in assemblea. Questo ha creato sconcerto e delusione tra i lavoratori e delegati. E’ la dimostrazione che questo sindacato si allontana sempre più dai veri interessi materiali e sociali dei lavoratori (salario, occupazione, precarietà, ecc.). Questo è comprensibile per Cisl e Uil (ricordiamoci che hanno firmato il patto per l’Italia con il governo Berlusconi), meno comprensibile è per la Cgil, che a parole ha condannato quel patto, ma nella pratica lo accetta nelle singole categorie (vedi commercio). E’ ora di aprire nella Cgil un dibattito serio, profondo che affronti queste questioni partendo dagli interessi dei lavoratori.

Willy Colognesi, delegato Rsu, seguono firme di altri delegati