“Lettere” Caro Berlusconi, la tua epifania non piace alla Cisl

26/11/2004

    venerdì 26 novembre 2004


    LETTERA
    di SAVINO PEZZOTTA

    Caro Berlusconi, la tua epifania non piace alla Cisl


    Caro direttore, dovremmo essere ormai all’epifania, dopo due mesi di confusione e costanti contraddizioni, di una legge finanziaria che ha visto le forze politiche che compongono l’alleanza di governo portatrici di richieste profondamente diverse sia nel merito sia nell’impostazione politica generale. Più che a scelte di politica economica abbiamo assistito a quella verifica di maggioranza che non si è certo risolta con la promozione di Fini al ministero degli Esteri. Dopo quest’operazione, era consequenziale che il presidente del Consiglio rilanciasse la centralità di Forza Italia e la sua leadership. Con l’affermazione «o la riduzione delle tasse o elezioni anticipate con Forza Italia che corre da sola», Berlusconi ha ripreso il campo, sbarazzandosi di molte incertezze e riproponendo la centralità del suo progetto. Un ritorno all’antico che non convince, perché oggi vi sono problemi diversi da quelli che nel 2001 vedevano Berlusconi vincente. Non servirà a molto alzare i toni della sfida, secondo la Cisl sarebbe senz’altro più utile che si riconoscesse la differenza di situazione e si mettessero in campo risposte adeguate. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio pongono una serie di problemi.

    Si tratta di una sfida che riguarda le forze politiche della maggioranza, che interpella quelle di opposizione, ma che pone interrogativi anche alle parti sociali e, in primo luogo, a quelle che come noi hanno sempre assunto il confronto, la negoziazione, la concertazione come elementi essenziali per il buon governo del paese. Quello che sta avvenendo mette tutto quest’impianto in forte discussione. Non possiamo non prendere atto di una situazione che ha escluso il ruolo delle parti sociali da un confronto su scelte fondamentali per il futuro del paese, di una necessità o volontà politica di andare avanti da soli, rinnegando in corso d’opera gli stessi confronti che a settembre si erano annunciati. Al di là delle smentite e di cosa si deciderà, si è discussa la possibilità di una alternativa tra riduzione delle tasse e entità delle risorse da utilizzare per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego: questo è di per sé un elemento dirompente, di profonda turbativa delle normali relazioni sindacali poiché tende ad intaccare il ruolo del sindacato su un terreno che gli è strettamente, essenzialmente ed esistenzialmente proprio. È evidente che siamo a un punto delicatissimo e di svolta profonda del rapporto tra governo e sindacato. Ma il manifesto di Berlusconi al Foglio impone una valutazione su una visione di politica, società e democrazia, che non riguarda solo il sindacato ma qualunque dimensione associativa.


    E’ una comunicazione che chiude in un rapporto diretto il premier e gli elettori: un modello di relazione tra politica e società “uno a uno”, che si esaurisce nel voto. Se questo è il modello che viene prospettato, in cui esiste solo chi governa e decide e il singolo individuo che va a votare, devo dire che quest’ipotesi mi turba, non mi piace e la contrasto.


    Ho un’idea della società e della cittadinanza molto più articolata: la cittadinanza non può esaurirsi nella scelta elettorale, ci sono altre voci che contribuiscono a una democrazia veramente plurale e poliarchica. Giusto e necessario il voto, giusta la rappresentanza politica, doveroso il governo, perché è un dovere governare, ma ci sono altre forme di rappresentanza che sono quelle delle associazioni, che qui vengono tutte negate. Non seguo l’onda di chi grida al regime, ma questa negazione indebolisce la partecipazione, il ruolo delle parti sociali, impoverisce le forme di esercizio della cittadinanza attiva e la rende passiva. Ci pone però un problema politico vero, nel momento in cui ci interroga su una visione del mondo e della società preoccupante per chi, come molti cittadini che si impegnano in quello spazio tra lo stato e l’individuo, pensa ci siano altre forme di rappresentanza sociale, con politicità propria e autonoma, che vanno custodite come bene prezioso, per la loro capacità di cogliere, interpretare ed esprimere quello che attraversa la società.