“Lettere” A proposito della polemica con la Cgil (M.Sacconi)

19/09/2005

    domenica 18 settembre 2005

    A proposito della polemica
    tra l’on. Sacconi e la Cgil

    In relazione all’intervista pubblicata sul quotidiano La Stampa nel giorno 25.3.2003, per la quale sono stato citato in giudizio dal Sig. Sergio Cofferati e dalla CGIL per una presunta diffamazione, desidero precisare il mio pensiero di allora – come di ora – non solo per chiudere con reciproca soddisfazione il contenzioso che ne è sorto ma anche per il sincero desiderio di ricomporre un corretto rapporto di confronto con la più rappresentativa organizzazione sindacale, cui mi sento legato da ben 35 anni di esperienze comuni, ora condivise, ora segnate da profondi dissensi, sempre vissute con profondo rispetto per i suoi connotati radicatamente democratici.

    Certamente contrastata è stata la stagione politica che ha accompagnato la riforma del mercato del lavoro disegnata dal Prof. Marco Biagi, che mi fu amico e collaboratore fino alla morte il 19.3.2003.

    L’omicidio – a mio avviso – si è consumato in un contesto di sottovalutazione del latente pericolo terrorista da parte tanto delle istituzioni quanto delle forze sociali. Così, nei giorni immediatamente successivi, la mia prima reazione, come uomo di governo e come persona ferita dalla perdita di un caro amico, fu quella di sollecitare una robusta collaborazione tra istituzioni e organizzazioni sindacali affinché la capacità di controllo sociale di queste sui luoghi di lavoro potesse concorrere alla individuazione delle situazioni meritevoli di particolari attenzioni da parte degli investigatori.

    Come molti hanno poi autorevolmente sostenuto, il risorgente terrorismo mi appariva infatti quale l’espressione più patologica del radicalismo politico e sociale non riconducibile solo ad un gruppo isolato di assassini in clandestinità. Esso certo non poteva – e non può – avere i caratteri dimensionali del triste periodo a cavallo degli anni ’70 e ’80, ma proprio in quanto somma di pulviscoli appariva di più difficile individuazione. Individuazione che i processi in corso hanno accertato essere opera di tardi e isolati epigoni delle B.R. Per questa ragione l’appello forte, accorato, forse anche polemico ma pur sempre positivo, a rimettere in moto quella vigilanza democratica che in altri tempi aveva consentito alle istituzioni di isolare, individuare e colpire il fenomeno brigatista. E nel clima indotto della vigilanza democratica, più diffusa avrebbe potuto essere la disponibilità anche dei singoli lavoratori a segnalare ogni anomalia.

    Questo – e non altro – fu l’obiettivo delle interviste rilasciate in quel fine settimana, pochi giorni dopo la morte di Marco Biagi e alla vigilia del programmato incontro tra governo e parti sociali nel martedì successivo.
    I riferimenti specifici alla CGIL – e non a Sergio Cofferati, che non ho mai inteso coinvolgere personalmente, tanto vero che il suo nome non è stato da me pronunciato nel corso dell’intervista – si giustificano con le posizioni fortemente critiche – e ovviamente legittime – che l’organizzazione sindacale aveva espresso nei confronti della riforma del lavoro per sostenere che, al di là di esse, sarebbe stato possibile ed auspicabile un impegno condiviso contro il terrorismo e contro quell’estremismo che ne è spesso l’incubatore. Tanto più che la CGIL aveva saputo essere parte molto attiva, negli anni ’70 e ’80, come lo è attualmente, nella più generale iniziativa democratica rivolta ad isolare politicamente e sconfiggere militarmente il fenomeno brigatista.

    La stessa registrazione dell’intervista telefonica, si conclude con un mio esplicito apprezzamento per la "natura democratica" della CGIL, che non ho mai inteso mettere in dubbio, e con l’espressa intenzione di stimolare una forte mobilitazione del sindacato nei luoghi di lavoro, così da chiedere esplicitamente all’intervistatore di eliminare qualunque espressione che potesse essere diversamente interpretata.

    Fui, così, sinceramente dispiaciuto per le polemiche che seguirono l’intervista tanto che nel giorno stesso ed in quelli successivi volli chiarire i contenuti e le intenzioni.

    A quelle precisazioni mi indussi tanto per rimettere nei corretti binari quel confronto che ritenevo così essenziale per una efficace lotta al nuovo terrorismo, quanto per riconciliarmi immediatamente con una organizzazione che – al di là della normale dialettica democratica – rispetto e stimo.

      Con le stesse motivazioni rendo ora questa dichiarazione.

      on. Maurizio Sacconi