“Lettere” A chi conviene riparare gli ammortizzatori sociali – di T.Boeri

12/11/2002

            domenica 10 novembre 2002

            1- A chi conviene riparare gli ammortizzatori sociali
            2 – Precisazione del 12 novembre

            STRATEGIE DEL LAVORO

            Si può migliorare la gestione della Cig
            e garantire un reddito minimo a tutti

            A chi conviene riparare gli ammortizzatori sociali

            DI TITO BOERI
            Il chief economist di Confindustria,
            Giampaolo Galli, nel suo intervento
            su «Il Sole-24 Ore» del 7 novembre
            critica quanti hanno «chiesto di rimettere
            mano al sistema degli ammortizzatori
            sociali».
            In breve Galli sostiene che:
            1-Nell’industria e in parte dei
            servizi esistono già oggi sostegni
            generosi al reddito «pagati dalle
            stesse imprese».
            2-Per gli altri lavoratori non si
            può fare di più, per ragioni di
            finanza pubblica, di quanto già
            contemplato nel Patto per l’Italia.
            3-Un reddito minimo garantito
            è, comunque, improponibile perché
            è impossibile attuare in Italia
            controlli sul reddito e sul patrimonio
            dei beneficiari di questi
            schemi.
            4-È meglio, invece, dirottare risorse
            sugli strumenti di sostegno
            alle imprese di cui al maxi-emendam-
            ento alla Finanziaria in discussione
            in questi giorni alla Camera.

            È vero che le gestioni della Cassa
            Integrazione Guadagni (Cig) sono state
            mediamente in attivo negli ultimi 12 anni
            (sono in rosso in fasi recessive), ma
            questo mentre prestazioni e contributi
            figurativi per indennità di mobilità —
            i cui fruiscono i lavoratori licenziati
            in grandi imprese industriali al termine
            della Cig e prepensionamenti —
            gravavano sulle casse dello Stato
            per quasi 3 miliardi di euro
            all’anno. Non quantificabile, sulla
            base delle informazioni disponibili,
            ma sicuramente elevata, la spesa per
            le pensioni di anzianità attivate alla
            fine del circuito Cig e mobilità.
            Un sussidio di disoccupazione
            uguale per tutti con durata massima
            di 2 anni (il doppio di quanto
            contemplato nel Patto per
            l’Italia) e con prestazioni in linea
            con la media europea (65%
            dell’ultimo salario nei primi 6
            mesi, poi 55%) potrebbe essere,
            questo sì, finanziato interamente
            con i contributi attualmente versati
            dalle imprese. Ma dovrebbe
            essere uguale per tutti.Nonc’è
            nessuna ragione economica per
            cui lavoratori delle grandi imprese
            e dell’industria debbano accedere
            a sussidi più generosi degli
            altri. Se qualche impresa vuole
            ammortizzatori sociali più generosi,
            nulla le vieta di finanziarseli
            autonomamente.
            Il reddito minimo garantito esiste
            in tutti i paesi della Ue ad
            eccezione di Italia e Grecia. Certo,
            in Italia è difficile compiere
            controlli sui redditi dei potenziali
            beneficiari. Ma non è impossibile
            fare progressi su questo versante,
            come è avvenuto in Paesi
            meno sviluppati del nostro, quali
            Cile e Colombia e bisognerebbe
            investire in un’amministrazione
            efficiente, ma costa meno farlo
            una volta per tutte che continuare
            ad apportare aggiustamenti
            marginali alle normative e costringere
            amministrazioni già inefficienti a
            rincorrere questi continui aggiustamenti.
            Galli ritiene che non vi siano
            risorse per riformare gli ammortizzatori
            sociali mentre saluta con soddisfazione
            il maxi-emendamento alla Finanziaria
            che ha ripristinato sussidi alle imprese
            per un ammontare pari a circa 3
            miliardi di euro. Sostiene che i
            sussidi alle imprese sono efficaci
            nel promuovere lo sviluppo, mentre
            studi del Ministero delle Attività
            Produttive e di Banca d’Italia
            mostrano che la maggioranza
            delle imprese beneficiarie avrebbe
            comunque attuato gli investimenti,
            anche senza i sussidi.
            Insomma, il comune denominatore
            delle misure è il fatto di
            essere trasferimenti alle imprese.
            Quanto si tratta, invece, di operare
            trasferimenti alle famiglie più
            povere – quelle che non avranno
            alcun beneficio dalla riduzione
            delle imposte prevista dalla Finanziaria
            perché già oggi non pagano
            le tasse – gli ostacoli diventano
            insormontabili.




            martedì 12 novembre 2002
            LETTERA
            I sussidi alle imprese


            Nella mia lettera, pubblicata sul «Sole-24 Ore» di domenica 11 novembre, sostenevo che Giampaolo Galli è disposto a certificare a priori l’efficacia dei sussidi quando vanno alle imprese, mentre vede ostacoli insormontabili nella riforma degli ammortizzatori sociali: un taglio al testo ha fatto erroneamente sembrare che questa predisposizione sia mia.
            Tito Boeri