“Lettere” A.Brambilla: Tfr, scelta di libertà e tutela per chi lavora

05/07/2005
    martedì 5 luglio 2005

    NORME E TRIBUTI – pagina 27

      LETTERA

        Tfr, scelta di libertà e tutela per chi lavora

        di Alberto Brambilla
        * Sottosegretario al ministero del Lavoro

        Caro direttore,

        lo scorso 1° luglio il Consiglio dei ministri ha adottato il nuovo « Testo unico sulla previdenza complementare » presentato dal ministro Roberto Maroni. È un primo passaggio, ma in un certo senso è anche il coronamento di oltre sei mesi di intenso lavoro svolto senza clamori e con la consapevolezza di aver tenuto conto di tutte le opinioni delle parti interessate a questa importante riforma. Credo sia utile a questo punto, attraverso le colonne del suo giornale che ha dedicato ampio spazio alla materia, evidenziare i principi fondamentali che hanno ispirato il nostro lavoro.

        Anzitutto la forma scelta: il Testo unico; dopo dieci anni di continue modifiche, a volte poco correlate tra loro, si era in presenza di una legge di difficile comprensione che spesso rimandava ad altre leggi. Abbiamo realizzato un provvedimento completo e di facile lettura anche per i non addetti ai lavori. Principi ispiratori:

        1) la legge consente due livelli di libertà ai lavoratori e alle singole aziende; ferma restando la volontarietà di adesione, tutti i lavoratori — sia dipendenti (circa 12 milioni) che autonomi e liberi professionisti (circa 8 milioni)— potranno scegliere liberamente la forma previdenziale che preferiscono, aderendovi sia collettivamente che individualmente, sapendo che ogni due anni potranno cambiare la loro scelta sulla base delle informazioni che le forme pensionistiche saranno obbligate a fornire direttamente al lavoratore, alla Covip e sui media.

          In particolare, per i lavoratori dipendenti scatterà dal 1° gennaio 2006 e per sei mesi il periodo in cui dovranno decidere liberamente se lasciare il Tfr in azienda, sapendo che sarà sempre possibile mutare l’iniziale decisione, o destinarlo a un fondo, compilando un semplice modulo che troveranno allegato alla busta paga.

          Nel caso in cui non si esprimano, la legge prevede in modo semplice e automatico il conferimento del Tfr ai fondi previsti dai contratti nazionali o territoriali che già oggi sono operativi per tutti i comparti produttivi, salvo sia intervenuto ( e qui scatta il secondo grado di libertà), a livello di ogni singola azienda, un accordo tra le parti ( datore e lavoratori) che potrà prevedere il conferimento del Tfr a una forma complementare prescelta. In termini di libertà economiche mi sembra un buon inizio e del resto l’obbligo tuttora vigente per i lavoratori dipendenti che vogliano aderire ai fondi pensione, di iscriversi ai soli fondi contrattuali, in 10 anni, ha prodotto solo un milione di adesioni, pari all’ 8,3% del totale.

          2) Per far sì che i lavoratori, a fronte di questa massima libertà, possano decidere in modo consapevole la destinazione del loro Tfr e dei contributi, da settembre partirà una grande campagna di informazione su tutti i media che in modo semplice e neutrale spiegherà perché è utile e per certi versi indispensabile aderire al secondo pilastro previdenziale; sarà una vera e propria attività di " educazione previdenziale" (come il Suo giornale ma anche tutte le parti sociali hanno richiesto nel loro " avviso comune") che spiegherà soprattutto a tutti coloro che, dopo la riforma del 1995 (legge 335/ 95), avranno la loro pensione di base calcolata con il metodo contributivo, quale sarà in prospettiva la loro pensione e quanto dovrà essere versato alla previdenza complementare per garantirsi una vecchiaia dignitosa. L’eliminazione del limite del 12% sui contributi deducibili (resta solo il limite in cifra fissa di 5.164 euro) favorisce i redditi bassi e i lavoratori autonomi e per incentivare i giovani al loro primo impiego la legge prevede agevolazioni nel versamento dei contributi.

            3) Si dirà: va bene la massima libertà, come pure una diffusa informazione educativa, ma i controlli e le garanzie per i lavoratori? Il testo prevede « regole del gioco uguali per tutti gli attori di mercato e arbitro unico » . Tutti i controlli sono stati concentrati nella Covip (rafforzata finanziariamente) che dovrà approvare i regolamenti dei fondi, garantendo la massima trasparenza nelle condizioni contrattuali, la comparabilità dei costi e delle performance, la portabilità delle posizioni e vigilerà sulla gestione finanziaria e contabile. L’introduzione del responsabile del fondo che risponde sia civilmente che penalmente delle omesse o infedeli dichiarazioni, così come per gli organismi di gestione e controllo (cda e collegi sindacali) si aggiunge ai nuovi compiti della banca depositaria e a quelli dei revisori, il che consente di ottenere un sistema di vigilanza e di garanzie tra i più sicuri nell’ambito dei Paesi Ocse. Infine è previsto che tutte le forme pensionistiche, comprese quelle istituite dalle assicurazioni, gestiscano le risorse con patrimoni separati, in conti individuali inaggredibili dai creditori delle società di gestione e dei fondi stessi. Dopo la riforma Visco (Dlgs 47/00) tali controlli sulle compagnie di assicurazione erano stati eliminati e il loro ripristino ricrea le originarie condizioni di garanzia.

              4) Il sistema di tassazione è molto semplice: sulle prestazioni finali (rendite e capitale), al netto dei rendimenti e dei contributi non dedotti è prevista una imposizione pari al 15% a titolo definitivo, che si riduce al 9% mediante una riduzione di 0,30 punti percentuali per ogni anno di permanenza nel sistema fondi eccedente il quindicesimo. Al di là dell’innegabile vantaggio rispetto all’attuale fiscalità che nella maggior parte dei casi si riduce a un semplice differimento d’imposta, è utile specificare che il lavoratore (dopo la riforma Visco) non sa quale sarà il suo carico fiscale che verrà determinato solo dopo alcuni anni dall’amministrazione.

                5) Anche in termini di flessibilità si è molto innovato; poiché nel corso della vita lavorativa può capitare di aver bisogno di denaro per far fronte a problemi imprevisti era indispensabile creare qualche flessibilità almeno nel secondo pilastro per evitare che il soggetto avesse forti somme accantonate e tuttavia non ne potesse disporre. Si è prevista la possibilità di chiedere anticipazioni per gravi motivi di salute in qualsiasi momento e nella misura del 75% di quanto accantonato; del 50%, decorsi 8 anni di partecipazione ai fondi, per l’acquisto o la ristrutturazione della casa per il lavoratore e per i figli e del 30% per qualsiasi ulteriore necessità. Ma a differenza di quanto previsto finora, tali somme potranno essere reintegrate recuperando integralmente le imposte pagate sulle anticipazioni incassate.

                  Ci sarebbe ancora molto da dire sulla nuova legge ma desidero concludere con una riflessione: sono passati 10 anni dalla riforma del 1995 e tutti, politici, parti sociali e mercato hanno la grande responsabilità o meglio il " debito morale" di non essere riusciti, anche per giustificazioni legittime, a far decollare questa indifferibile riforma; le giovani generazioni non riusciranno a recuperare questi preziosi anni perduti. Questa è forse l’ultima possibilità ed è a portata di mano e con l’aiuto della stampa e delle parti sociali credo si possa iniziare questa importante riforma che, alla fine, è nell’interesse di tutti.