“Lettera” «Sbagliato spendere il tesoretto per lo scalone»

25/06/2007
    lunedì 25 giugno 2004

    Pagina 5 – Primo Piano

    LETTERA AL GOVERNO

      «È sbagliato spendere
      il tesoretto per lo scalone»

        Quattro esponenti della maggioranza, di cui ben tre senatori, chiamano il governo a una riflessione sulle pensioni e sulla scelta, che giudicano sbagliata, di spostare nuove risorse sulla previdenza cancellando le priorità del risanamento e del riequilibrio della spesa sociale. Firmano la «lettera aperta» al governo che pubblichiamo di seguito Lamberto Dini, ex premier, oggi presidente della commissione Affari Esteri del Senato, Enrico Morando, presidente ds della commissione Bilancio di Palazzo Madama, Antonio Polito, senatore della Margherita, il deputato Nicola Rossi, ex ds.

          Troviamo inaccettabile, anche socialmente, spostare ulteriori risorse dalla fiscalità generale verso la spesa previdenziale.

          In Italia il numero delle famiglie con bambini al di sotto della soglia di povertà cresce da molti anni. Al tempo stesso, un numero crescente di famiglie deve farsi carico della cura di anziani non autosufficienti. In entrambi i casi lo Stato non è in grado di fornire un aiuto poiché la spesa sociale italiana è gravemente squilibrata a favore della componente previdenziale. Chi ha a cuore le ragioni dell’equità e la difesa dei più deboli non può che lavorare per un riequilibrio. Nelle politiche di bilancio, perché qualsiasi ritardo nella riduzione del volume del debito mette a carico dei più poveri e dei più giovani la più iniqua delle imposizioni fiscali. E nella spesa sociale, perché è essenziale che l’Italia faccia molto di più per aiutare le famiglie con bambini, per innalzare le pensioni più basse degli ultra-65enni, per accrescere le detrazioni a favore delle famiglie che si prendono cura di anziani non autosufficienti, per dotare i lavoratori italiani — tutti, a prescindere dal tipo di contratto — di un sistema di ammortizzatori sociali. Si tratta di interventi che possono tutti prendere la forma di riduzioni della pressione fiscale e pienamente coerenti con quanto già disposto per la destinazione delle risorse derivanti dalla lotta all’evasione all’articolo 1 della legge finanziaria per il 2007.

          Quella legge ha prodotto l’auspicata stabilizzazione della finanza pubblica. Sarebbe dunque irresponsabile qualsiasi scelta volta a trasformare oggi in spesa corrente la quota di surplus fiscale necessaria per l’aggiustamento 2008. Ma è altrettanto inaccettabile che ciò che ulteriormente residua, dopo l’azione di aggiustamento, venga utilizzato per aumentare la componente previdenziale della spesa, come accadrebbe se queste risorse — frutto del positivo andamento delle entrate — venissero portate a copertura del superamento del cosiddetto «scalone».

          Se ci sono le condizioni per modificare lo scalone mediante l’utilizzo di risorse già oggi destinate alla previdenza, si potrebbe anche comprendere che il governo proceda in questo senso, data l’intrinseca iniquità dello scalone stesso, che concentra tutto l’aggiustamento necessario a carico di una coorte molto limitata di lavoratori. Ma se queste condizioni non ci sono, allora si proceda finalmente alla stesura di un preciso elenco dei lavori usuranti — chi li ha fatti per almeno vent’anni ha un’attesa di vita più breve ed è dunque ragionevole che lasci il lavoro prima di altri — e si conservi in vigore, per l’universo dei lavoratori, l’innalzamento dell’età previsto dalla legge Maroni, che può essere gradualmente esteso anche alle donne, da aiutare invece nell’ età fertile della loro vita. Non è infatti né ragionevole né giusto che vengano ulteriormente rinviati gli interventi a favore di bambini e pensionati poveri, dei non autosufficienti e dei disoccupati, per finanziare un aumento della spesa previdenziale, e cioè dell’unica voce di spesa sociale italiana che supera nettamente la media europea.

          Quanto alla revisione dei coefficienti di calcolo, il loro adeguamento a scadenza fissa e sottratta alla discrezionalità dei gov erni è una componente fondamentale del metodo di calcolo contributivo che costituisce l’asse della riforma previdenziale Dini del 1995, concepita per portare in equilibrio il rapporto fra contributi versati nel corso della vita lavorativa e prestazioni previdenziali ricevute negli anni del pensionamento. Perché nessuno potesse più pensare che due più due può anche fare cinque.

          Per questo il confronto in corso tra le parti sociali — a differenza di quanto mostrano di ritenere i ministri Mussi, Ferrero, Bianchi e Pecoraro Scanio nella loro lettera a Prodi — deve svolgersi dentro i confini economico-finanziari definiti dal ministro dell’Economia Padoa-Schioppa. Ed è compito di ogni parlamentare — nostro, certamente — comportarsi di conseguenza.

        Lamberto Dini
        Enrico Morando
        Antonio Polito
        Nicola Rossi