“Lettera” Ma quanto è bello il mio Autogrill (G.Cerroni)

29/03/2004



 
   



28 Marzo 2004



 

Ma quanto è bello il mio Autogrill
Concorrenza e sviluppo. La società del gruppo Benetton risponde al manifesto

GIUSEPPE CERRONI (*)

(*) Direttore comunicazione e affari
istituzionali di Autogrill spa


Non nascondo di aver provato una certa soddisfazione, nel leggere l’articolo di Franco Carlini sul
manifesto di domenica scorsa, a veder messi a confronto i panini di Autogrill con il software di Microsoft. Chi lavora nei servizi è abituato a vedere sottovalutati il peso crescente che il settore ha sulla ricchezza del paese, il fatto che qui l’occupazione sia in crescita da anni o, ancora, che sia la domanda ad orientare e guidare la produzione. Sembrano non aver valore nemmeno le statistiche che indicano il settore della ristorazione, negli Stati uniti, come il secondo datore di lavoro dopo la pubblica amministrazione; che Chirac chieda a Schroeder di abbassare l’iva nella ristorazione al 5% come parte delle intese prioritarie dell’asse franco-tedesco; che l’agroalimentare sia da due anni in Italia la prima voce negativa della bilancia commerciale; che sul dossier dell’alimentazione nell’agenda del Wto si spacchi il nord e il sud del mondo; o che, infine, sui regimi di nutrizione si concentrino le preoccupazioni dei paesi avvantaggiati i quali, in mancanza di prevenzione, vedono compromesso l’equilibrio delle risorse (calanti) destinate al welfare.

Leggendo l’articolo sembra che le istituzioni abbiano difficoltà a prestare attenzione all’annunciata cessione di una società come Autogrill, «diventata in questi anni (grazie ad una serie intelligente di acquisizioni) una delle pochissime multinazionali italiane nei servizi», come sottolinea un editoriale del Sole 24 ore di domenica.

Egualmente non sono presi in considerazione altri temi sollevati dalla lettera del presidente di Edizione holding, la quale porta a riflettere sulla stagione delle privatizzazioni e su quelli che ne sono stati i presupposti e i risultati oltre che sulle regole per le imprese che tengano conto dell’effettivo gioco competitivo su una scala appropriata.

Nel caso specifico di Autogrill, è da sottolineare la trasformazione da operatore domestico e di nicchia a player internazionale, con 40 mila dipendenti otto anni dopo la privatizzazione e con una penetrazione sorprendente sul mercato. Chi diceva che la capacità di competere da parte di un’impresa si misura dal grado di sviluppo negli Usa?

Ma come si compete, come si tutelano gli investitori e i risparmiatori, come si evita la perdita di credibilità del sistema paese agli occhi della business community se le condizioni di competizione su cui l’Antitrust italiano vigila, coerentemente con il suo compito istituzionale, non trovano riscontro negli altri paesi europei, di modo che la concorrenza, se per alcuni è reale, per altri è solo di facciata?

Nessuno, tanto meno Autogrill, mette in discussione il fatto che l’azione dell’autorità italiana stia producendo la maggiore apertura del mercato italiano della ristorazione e dei servizi autostradali. Per quanto ci riguarda, l’andamento dei risultati delle gare alle quali Autogrill ha partecipato è perfettamente in linea con gli obiettivi di sviluppo che la società si è prefissata. Un processo alla fine del quale, anzi, Autogrill riceverà una nuova legittimazione che deriva dai risultati: aver sostenuto una competizione dura, vinta senza aver beneficiato di sconti.

È bene, però, che si sappia che il mercato conteso, proprio grazie alla formula Autogrill, è divenuto il più sviluppato d’Europa per densità di aree di servizio e per spesa pro-capite, e che da noi saranno poste in gara, fino al 2008, circa 359 concessioni per un fatturato di oltre 700 milioni di euro. Nel medesimo periodo in Spagna scadrà il 20% delle concessioni per 22 milioni, in Francia solo il 4% per 33 milioni e nel Regno Unito non vi sarà alcuna gara cui partecipare. In tali mercati vi è una protezione di fatto per l’avviamento di impresa, visto che quote significative si possono guadagnare solo mediante acquisti di imprese esistenti e per un tempo lunghissimo.

Sulla questione del rapporto tra concorrenza e qualità dell’impresa e sulla effettiva accessibilità dei mercati diversi da quello italiano è tempo che altre risposte si facciano sentire da parte di quanti ritengano, e ce ne saranno, che i «panini di plastica» (giudizio che lasciamo ai consumatori) siano una questione rilevante anche per le istituzioni.

(*) Direttore comunicazione e affari

istituzionali di Autogrill spa