“Lettera” «La Cgil annulli il patto dei 12 segretari»

05/09/2005
    sabato 3 settembre 2005

      CAPITALE/LAVORO – pagina 10


        LETTERA APERTA AGLI ISCRITTI

          «La Cgil annulli il patto dei 12 segretari: è antidemocratico»

            Siamo iscritti alla Cgil e stiamo seguendo le fasi di preparazione del prossimo congresso a cui parteciperemo portando il nostro contributo, anche critico se occorre, con la coscienza di essere parte di una organizzazione democratica che vede nel congresso il più alto momento di partecipazione democratica dei propri iscritti in merito alle scelte di politica sindacale ed alla verifica e formazione delle strutture dirigenti dell’organizzazione. La ricchezza e l’importanza del congresso sta proprio nella libera e cosciente partecipazione di tutti gli iscritti a far sì che la Cgil trovi, nel suo confronto interno, le proposte e gli indirizzi per una strategia adeguata ai bisogni che si vogliono rappresentare.

              In questo, sappiamo, si confrontano diverse sensibilità che, in quanto portatrici di contributi e proposte differenti, troveranno giustamente nel percorso congressuale la verifica del loro consenso tra gli iscritti e la misura della loro rappresentatività.

                Denunciamo però l’essersi determinata un’intesa precongressuale tra parti della maggioranza Cgil (diciamo così perché sappiamo che non tutta l’attuale maggioranza vi si riconosce) e l’area programmatica «Lavoro e società».

                  Questa intesa precongressuale, denominata «documento di intenti tra i 12 segretari confederali nazionali» è stata allegata al regolamento congressuale e può essere così sintetizzata:

                    1) L’area Lavoro e Società aderisce al documento proposto dal Segretario Generale Epifani e quindi si impegna al proprio scioglimento come area programmatica congressuale per confluire nella nuova maggioranza. 2) Di contro, a favore dell’area «Lavoro e Società», i segretari confederali nazionali (firmatari dell’intesa precongressuale) «impegnano i centri regolatori» a far sì che a questa venga riconosciuta la stessa base congressuale e la stessa presenza nelle segreterie e negli organi dirigenti in misura pari alla percentuale che aveva nel precedente congresso.

                      Ora ci domandiamo come possa essere considerata legittima un’intesa di questo genere che predeterminando a priori i futuri equilibri nell’organizzazione, rende di fatto ininfluente il diritto degli iscritti ad esprimere nel percorso congressuale il proprio consenso a favore di questa o quella diversa sensibilità e proposta in campo, stridendo con lo stesso regolamento congressuale ed il nostro statuto che sanciscono il principio inviolabile che, nel congresso, ogni iscritto sia elettore ed eleggibile.

                        Nessuno, ovviamente, disconosce il diritto ad una sensibilità a concorrere nel corso del congresso a conquistare una sua rappresentatività degli organi dirigenti della Cgil, ma questo può e deve avvenire sulla base dell’effettivo consenso ottenuto dagli iscritti e non da accordi precongressuali. Per altro è lo stesso regolamento congressuale che si preoccupa di tutelare le diverse sensibilità presenti, introducendo la possibilità che queste si confrontino nel congresso sulla base di un loro documento e comunque con il diritto di concorrere con proprie liste, sostenute da almeno il 3% dei delegati al congresso, nella elezione dei gruppi dirigenti.

                          Inoltre, la maggioranza si impegna a riconoscere a «Lavoro e Società» (per altro in via di scioglimento, come prevede l’intesa) la stessa percentuale ottenuta nel precedente congresso, senza alcuna verifica sull’effettivo consenso che oggi questa aggregazione può vantare e dimostrare di possedere.

                            Non può sfuggire infatti che, proprio sull’onda delle scelte fatte ultimamente da Lavoro e Società, gran parte della sua precedente base congressuale ha espresso critiche importanti, e che parte del precedente consenso di Lavoro e Società si è andato ad ordinare su altre ipotesi programmatiche e di collocazione nel congresso, schierandosi, ad esempio, a sostegno delle tesi alternative presentate d Rinaldini (segretario generale Fiom), tesi su cui Lavoro e Società ha deciso di non confluire.

                              L’intesa precongressuale, quindi, in assenza di una effettiva e democratica verifica del consenso liberamente espresso dagli iscritti, si prefigura come un accordo che apre la strada al ritorno a pratiche correntizie, che, oltre ad essere da noi non condivise, svuotano l’importanza dei momenti congressuali e sviliscono la partecipazione a questi dei lavoratori iscritti.

                                Come iscritti alla Cgil, rivendichiamo quindi la garanzia di un percorso congressuale aperto, democratico e trasparente, dove ognuno concorra con le proprie proposte, ed a parità di diritto con altri, a conquistare il consenso che misurerà la sua effettiva rappresentatività nell’organizzazione.

                                  Ci rivolgiamo quindi a tutti gli iscritti alla Cgil perché si facciano parte di una posizione che affermi senza ombra di dubbio il rifiuto di ogni intesa precongressuale, esprimendo ciò anche nelle assemblee di base, chiedendo che la nostra organizzazione formi le proprie posizioni e le sue future strutture dirigenti sulla base del voto degi iscritti e non già sulla base di intese precongressuali.

                                    Ci rivolgiamo inoltre alla segreteria Cgil Nazionale e ai componenti il Comitato Direttivo nazionale perché dichiarino nullo «il documento di intenti» firmato dai 12 segretari confederali nazionali e perché questo venga abrogato dal testo del regolamento congressuale, riconsegnando a questo il ruolo di unico e sovrano regolatore del percorso congressuale, liberando così i centri regolatori da ogni richiamo al rispetto di quell’intesa permettendo che questi possano realizzare proposte sui nuovi gruppi dirigenti tenendo conto dell’effettivo andamento dei congressi di base, categoriali e confederali, e non già di impegni imposti loro da intese arbitrariamente siglate solo da alcune sensibilità che si confronteranno nel congresso.

                                      Ci rivolgiamo infine ai componenti della Commissione Statuto perché intervengano a tutela degli iscritti a cui il nostro statuto riconosce il diritto di essere tutti elettori ed eleggibili, senza ostacolo alcuno ed a parità di condizioni, ripristinando le regole democratiche che permettono ad ognuno di pesare, nelle scelte e nella formazione degli assetti della Cgil in funzione del reale consenso che, nel corso del congresso, gli iscritti esprimeranno.

                                        Seguono le firme di 136 delegati e funzionari Cgil