“Lettera” Farmacie aperte al mercato (Siri/Federfarma)

10/12/2007
    sabato 8 dicembre 2007

    Pagina 31 – Norme e tributi

    Lettera

      Farmacie aperte al mercato

        Caro direttore,

        faccio riferimento a due articoli riguardanti il servizio farmaceutico, pubblicati negli ultimi giorni sul Sole-24 Ore.

        Il primo, pubblicato il 30 novembre con il titolo «Farmacie, sì alle catene dei grandi distributori», ha creato un allarme ingiustificato tra i farmacisti, attenti e assidui lettori del Sole-24 Ore. Infatti, nel dare, come sempre con grande tempestività, notizia dell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto legislativo di modifica del codice comunitario dei medicinali, l’articolo sostiene erroneamente che tale provvedimento darebbe ai grossisti di medicinali la possibilità di acquistare le farmacie per farne delle catene. In realtà, il decreto chiarisce unicamente che i grossisti di farmaci possono ottenere in gestione le farmacie comunali, cosa che è già avvenuta in alcuni grandi Comuni, come Milano, Bologna e Firenze, dove le farmacie pubbliche sono state affidate a multinazionali della distribuzione intermedia farmaceutica. L’assegnazione della gestione delle farmacie comunali a società che operano nel settore della distribuzione intermedia ha, tuttavia, dato vita a un contenzioso a livello nazionale prima e comunitario poi, che ha indotto la Commissione Ue a deferire l’Italia alla Corte di Giustizia. Il Governo italiano ha ritenuto, quindi, di chiarire definitivamente la questione.

        Il secondo articolo, pubblicato il 6 novembre con il titolo «Le liberalizzazioni slittano sui farmaci», riferisce l’esito di un vertice di maggioranza sull’articolo 2 del Ddl Bersani-ter (terza lenzuolata di liberalizzazioni), che – caso unico al mondo – consentirebbe la vendita di medicinali con ricetta medica in esercizi diversi dalle farmacie. Tuttavia sostenere che il sistema delle farmacie è «fermo a un regio decreto del 1934» significa far credere che la normativa che regola l’attività delle farmacie non abbia subito alcun cambiamento negli ultimi sett’anni. Si ignorano le rilevanti modifiche introdotte nel 1968 e nel 1991, per non parlare delle rivoluzioni culturali, come lo sconto sui farmaci senza ricetta, introdotto nel 2005 dal governo Berlusconi, e la vendita dei farmaci senza ricetta negli esercizi commerciali, introdotta nel 2006 dal Governo Prodi. Lo stesso decreto appena approvato dal Consiglio dei ministri e in corso di pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale», di cui parla l’articolo del 30 novembre, introduce importanti novità nel settore, consentendo, tra l’altro, la consegna, in taluni casi, di medicinali urgenti in assenza della prevista ricetta medica.

        Ma se affermare che il sistema è fermo al 1934 reca un danno all’immagine delle farmacie, la notizia, errata, secondo la quale da gennaio aumenterebbero i prezzi dei medicinali di fascia C, che sono a carico dei cittadini, crea ingiustificato allarme tra i consumatori. In realtà, i prezzi di questi farmaci possono, per legge, aumentare solo nel gennaio degli anni dispari: nel 2008 non ci sarà aumento. Gli aumenti del 2007, in base a quanto previsto dalla Finanziaria 2007, non hanno potuto superare il tasso di inflazione dell’anno precedente.

        Per quanto riguarda i medicinali senza onbbligo di ricetta medica, per espressa volontà del legislatore (anno 2006), i prezzi, dal 1° gennaio 2008, scompariranno dalle confezioni e saranno liberamente fissati dal venditore al dettaglio (farmacia, supermercato, parafarmacia). Varieranno, cioè, in base alle leggi di mercato, a ulteriore dimostrazione che il settore non è fermo al 1934.

      Giorgio Siri
      Presidente Federfarma