Lettera del Presidente Enasarco: «Gestione a prova di critiche»

23/04/2001

LETTERE
Enasarco: «Gestione a prova di critiche»

In merito ai recenti interventi che «Il Sole-24 Ore» ha dedicato
all’Enasarco, ritengo necessario fare alcune precisazioni. Il Cda, in
carica da quasi quattro ann~ non ha effettuato alcun investimento
immobiliare, ma ha operato esclusivamente attraverso titoli di Stato,
obbligazionari e gestioni patrimoniali.

Uno dei sindacati di categoria – l’Usarci – in un intervento del suo
presidente, tenta di attribuire alla responsabilità del Cda della
Fondazione il modesto rendimento degli immobili posseduti,
dimenticando che ciò è dovuto anche ad alcuni pesanti vincoli che, in
forza di leggi, erano stati posti a carico dell’Ente, quando era ancora di
diritto pubblico. Per esempio, l’obbligo di dare case agli sfrattati, molti
dei quali diventavano ben presto inquilini morosi; gli immobili che
l’Ente doveva concedere a istituzioni e a enti pubblici a condizioni per loro, particolarmente vantaggiose; i contratti a equo canone e via discorrendo. Man mano che questi contratti giungono a scadenza, il Cda procede al loro rinnovo a condizioni analoghe a quelle di mercato, e dunque senz’altro più remunerative per la Fondazione. L’uscita da queste pesanti
situazioni contrattuali non è né facile, né rapida.

Anche grazie al progressivo aumento del rendimento del patrimonio
nel suo complesso, il Cda ha mantenuto il bilancio in attivo,
riducendo il deficit della gestione previdenziale da 267 miliardi a 71,
nonostante il forte aumento del numero dei pensionati (passati dagli
80mila circa del ’96 agli oltre 97mila del 2000) e il largo ricorso all’anticipazione pensionistica a 60 anni.
Questo meccanismo è stato voluto da tutte le parti sociali (Usarci
compresa), per ammortizzare, con una piccola decurtazione del
trattamento, i sacrifici necessari per riportare in pareggio la gestione’
previdenziale. Risultato che sarà raggiunto quando tutti i correttivi
adottati esperiranno appieno la loro efficacia.

Contrariamente a quanto previsto dall’articolo 1 dello Statuto,
nessuna delle parti sociali nemmeno l’Usarci – ha dato al Cda
indicazione su come procedere all’attuazione di un regolamento
elettorale, per il rinnovo del Cda. Il quale era comunque obbligato
dall’articolo 8 a individuare le procedure per la ricosti
tuzione del massimo organo amministrativo della Fondazione. Era un
atto richiesto dalla legge e il Cda lo ha attuato.

Come ben sanno i due consiglieri nominati dall’Usarci nel Cda
dell’Enasarco, da oltre due anni era stata programmata l’assunzione del
nuovo direttore generale, che non proviene affatto dalla
Confcommercio.

L’Usarci, che è ben lontana dall’essere la maggiore rappresentante
della categoria, sa che la privatizzazione è stata fortemente voluta da
tutti gli agenti di commercio, nessuno dei quali auspica il ritorno della
Fondazione al pubblico. Un fatto testimoniato anche dal fallimento
della recente manifestazione di protesta organizzata da quel sindacato,
congiuntamente a un altro sindacato anch’esso scarsamente
rappresentativo.

MICHELE ALBERTI
PRESIDENTE ENASARCO