Lettera aperta di D’Antoni: «Un senatore a vita dal mondo del lavoro»

02/05/2005
    domenica 1 maggio 2005

    Lettera aperta di D’Antoni a Ciampi

      «Un senatore a vita dal mondo del lavoro»

        Caro Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi,

          in occasione della ricorrenza del Primo Maggio, Festa del lavoro, mi rivolgo direttamente a Lei perché voglia considerare una precisa necessità di scelta che attende da tempo d’essere soddisfatta quale titolo d’onore e di merito tra i più illustri delle Repubblica italiana.

            Non è inopportuno notare infatti che, dal tempo della Costituente, il titolo onorifico di Senatore a vita non è mai stato conferito ad un esponente del mondo del lavoro, scelto tra quanti hanno operato nella storia di questo paese in difesa e a vantaggio dei diritti sociali e sindacali, fattore primario della nostra democrazia concepita, fin dall’origine, come «fondata sul lavoro».

              Mentre corrono nomi più o meno autorevoli di possibili e varie candidature di giornalisti, uomini politici ed esponenti illustri della cultura, non si può non notare che ancora a tutt’oggi nessuna voce si sia levata per segnare una così illustre rappresentanza col nome dei protagonisti – e ce ne sono tanti – della nostra straordinaria storia sindacale e di quanti si sono occupati con coerenza e determinazione dei problemi del lavoro e dei cambiamenti sociali per il progresso del nostro paese.

                Lei è stato, Caro Presidente, nel corso degli anni e prima a ancora di accedere alla carica di Capo dello Stato, un attento osservatore e più che sensibile attore nella dialettica sociale del nostro paese: e non si dimentica l’importante contributo da Lei offerto alla politica di "concertazione" e alle relazioni sindacali italiane negli anni più difficili della crisi istituzionale, per sconfiggere l’inflazione, tutelare i salari, consentire l’ingresso del paese nella Unione monetaria Europea.

                  Anche per questo immagino e spero che non resterà insensibile a quanto mi permetto di sottoporLe come suggerimento per l’indicazione a prender posto nei banchi del Senato di un esponente di rilievo del vario e articolato mondo impegnato attorno ai diritti del lavoro e al riconoscimento del suo ruolo basilare nell’ambito delle nostre istituzioni.

                    Anche così operando si rendono più forti e stabili i rapporti tra società politica e società civile ed è possibile, a mio modo di vedere, ricordare con il dovuto impegno morale alcune personalità che hanno dato la loro vita per migliorare e difendere la causa del lavoro: penso, tra le altre, alle coraggiose e indimenticabili figure di Ezio Tarantelli, Massimo D’Antona e Marco Biagi, vittime del piombo terrorista e della cieca violenza antiriformista.

                      Caro Presidente, confortato dalla fiducia e dalla stima che ho della sua lungimirante ed equilibrata visione istituzionale, nonché dall’esperienza diretta del passato che mi ha visto con diverso ruolo assieme a Lei impegnato nel superare positivamente una fase estremamente delicata della vita economica e politica italiana, sono certo che Ella non mancherà di cogliere e valutare nel giusto peso, con l’autonomia e la saggezza che La contraddistinguono, il senso di questo auspicio che vuole essere prima di tutto la sottolineatura del comune riconoscimento pubblico e istituzionale affinché sia doverosamente omaggiato il valore fondativo del lavoro e con esso il merito di quanti hanno dedicato e dedicano al suo continuo progresso tutto il loro impegno intellettuale e morale.

                        Con infinita stima

                        Sergio D’Antoni