Lettera aperta del presidente di Federagenti a Montezemolo

28/10/2005
    venerdì 28 ottobre 2005

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    Lettera aperta del presidente di Federagenti, Antonio Caporale, a Luca Cordero di Montezemolo
    Riforma Enasarco – improcrastinabile obiettivo è garantire una gestione trasparente e partecipata

      Pubblichiamo una lettera aperta del presidente di Federagenti, Federazione degli agenti e rappresentanti di commercio, Antonio Caporale, indirizzata al presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, sul futuro della fondazione Enasarco

        Con la presente, nella qualità di presidente della Federagenti, Federazione degli agenti e rappresentanti di commercio, intendo sottoporre alla sua attenzione alcune problematiche di particolare rilievo per la nostra categoria, che, notoriamente, svolge un ruolo importantissimo per l’economia del paese e quindi anche per gli interessi degli associati che la Confindustria rappresenta. Ritengo, infatti, sia improcrastinabile una riforma della fondazione Enasarco con l’obiettivo di garantire a chi versa i contributi una gestione trasparente e partecipata nel rispetto di regole democratiche e, soprattutto, chiare. Per realizzare ciò, a mio avviso, va interrotto quel meccanismo perverso che oggi subordina la presenza nel consiglio di amministrazione della fondazione Enasarco all’adesione agli accordi economici collettivi.

          Una lampante dimostrazione di questo circolo ´vizioso’ è dato dalle modifiche statutarie deliberate dal cda Enasarco in data 16 settembre scorso e che attualmente sono all’approvazione del ministro del lavoro. Queste norme, attraverso cui si vorrebbe blindare lo statuto, estromettendo dal cda tutte le associazioni oggi non presenti, non solo sono contrarie al decreto legislativo n. 509/94 ma sono uno schiaffo alle libertà sindacali previste dalla Carta costituzionale.

            Grazie a questa interpretazione, per esempio, la Federagenti, pur essendo stata riconosciuta dal ministero del lavoro e delle politiche sociali tra le otto organizzazioni maggiormente rappresentative nella categoria, non solo non siede nel cda ma a oggi, nonostante lo abbia più volte richiesto, anche alla stessa Confindustria, non ha avuto una risposta positiva circa la possibilità di partecipare al tavolo delle trattative per il rinnovo degli accordi economici collettivi anche disgiuntamente alle altre associazioni sindacali. Perché non si pone fine a questo assurdo e anacronistico blocco scegliendo gli amministratori della fondazione attraverso libere elezioni? Perché non si approva una riforma dello statuto che consenta a tutte le associazioni di essere rappresentate in un comitato a latere del cda con compiti consultivi e di controllo? Chi ha paura della trasparenza e della chiarezza?

              La questione assume particolare rilievo perché siamo alla vigilia del rinnovo degli organi collegiali dell’Enasarco e nella prossima consiliatura potrebbe essere compiuta un’operazione delicatissima per il futuro della fondazione. Mi riferisco, ovviamente, alla gara per la valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare (valore almeno 3,5 miliardi di euro) recentemente abortita a causa dell’annullamento della gara deciso dal cda per motivazioni non ufficializzate, ma che hanno dato la stura a ipotesi assai preoccupanti da parte dei media.

                La forte presenza della Confcommercio di Sergio Billè, rappresentata nell’Enasarco da ben tre consiglieri di amministrazione e dal presidente Donato Porreca, il tam tam della stampa specializzata che voleva Stefano Ricucci vincitore della gara e che, dopo la sua rinuncia a partecipare, ne aveva anticipato l’annullamento, come è puntualmente avvenuto. Le dichiarazioni di Porreca che già danno per certa una riedizione della gara da parte del nuovo cda. Questo è il quadro complessivo della situazione Enasarco, che, evidentemente, desta forti preoccupazioni in chi intende tutelare gli interessi della categoria e che mi ha indotto a scriverle questa lettera aperta, non per rimarcare o lamentare discriminazioni, che pure esistono, a danno della Federagenti, ma perché sia fatta chiarezza all’opinione pubblica e non solo agli agenti di commercio.

                  È infatti evidente che il ruolo della Confindustria in Enasarco non può considerarsi né marginale né tanto meno subalterno alla Confcommercio e che pertanto una presa di posizione su tali delicati argomenti sarebbe estremamente significativa.

                    Non ritiene, presidente, che prima di procedere a un’eventuale nuova gara debbano essere consultate, contrariamente a quanto avvenuto in passato, tutte le parti sociali e discusso e approvato un progetto chiaro e condiviso con l’individuazione degli obiettivi e dei costi/benefici per le finanze della fondazione? Non ritiene che l’eventuale nuovo bando debba tendere a favorire la partecipazione di tutti i potenziali concorrenti a differenza del precedente, bandito addirittura con procedura d’urgenza? Non ritiene che la commissione di aggiudicazione della gara debba essere composta da tecnici di provata professionalità e indipendenza e non, come avvenuto, da componenti del consiglio di amministrazione di nomina Confcommercio e Confindustria con una duplicazione di ruoli assai discutibile e certamente inopportuna?

                      La Federagenti si assume la ‘colpa’ di aver chiesto la drastica riduzione delle ingenti spese dei compensi degli amministratori e dei consulenti, il potenziamento del recupero contributivo, il recupero della morosità e la messa a reddito degli immobili sfitti da anni e di essersi opposta con fermezza alla dismissione del patrimonio immobiliare perché ritiene, fino a prova contraria, che l’ingresso degli immobiliaristi non sia utile alla categoria in assenza di un progetto serio e articolato.

                        La Federagenti si assume anche la ‘colpa’, insieme ad altre associazioni, di essersi pronunciata a favore delle elezioni per il rinnovo degli organi collegiali della Fondazione Enasarco perché ritiene che l’operato degli amministratori debba essere sottoposto alla verifica e al giudizio di chi versa i contributi. Opinione, sia detto per inciso, condivisa da oltre 50 parlamentari di varie forze politiche che hanno chiesto per iscritto al ministro Maroni con interrogazioni bipartisan quali provvedimenti intendesse adottare affinché il rinnovo degli organi collegiali della Fondazione avvenisse attraverso procedure chiare e trasparenti garantendo la partecipazione di tutte le espressioni sindacali.

                          Tali prese di posizione, miranti unicamente a salvaguardare il futuro dell’ente previdenziale, autorizzano forse il presidente della fondazione a scrivere sul notiziario Enasarco che occorre mettere fuori le note stonate? Oppure giustifica l’approvazione di modifiche statutarie illegittime e/o il rifiuto di aprire il tavolo degli accordi economici collettivi alla Federagenti e/o a quelle associazioni che esprimono legittimamente il proprio dissenso sulle modalità di gestione della fondazione?

                            Sarei lieto di poter conoscere il suo pensiero.

                            Antonio Caporale
                            presidente Federagenti