LETTERA ALLA CGIL I delegati: «Bene la Fiom ora lo sciopero»

26/01/2011

Cara compagna Susanna, cari membri della segreteria e del direttivo nazionale, siamo lavoratrici e lavoratori iscritti alla Cgil e abbiamo deciso di scrivervi questa lettera con l’intenzione di manifestare pubblicamente il nostro sostegno alla lotta dei lavoratori Fiat di Pomigliano D’Arco e Mirafiori oltre che il nostro pieno appoggio alla Fiom Cgil in riguardo alla decisione di non apporre la propria firma su quelli che non possono essere considerati accordi, ma semplici ricatti, con i quali si tenta di scaricare sul mondo del lavoro i fallimenti e le miopie di un’intera classe manageriale.
La competizione nel mercato globale si fa con la programmazione, gli investimenti, la ricerca e la qualità dei prodotti e non attraverso la precarizzazione o con il taglio dei diritti e delle pause per lavoratori già soggetti ai ritmi della catena e che guadagnano non molto più di 1000 euro al mese. Il dichiarare i referendum illegittimi a noi è sembrata una posizione, oltreché giusta, rispecchiante la storia, i principi e le regole della nostra organizzazione, dove è vietato esplicitamente il ricorso a tale strumento quando si entra nel campo dei diritti indisponibili agli stessi lavoratori, quali i diritti previdenziali, di sicurezza sul lavoro, di rappresentanza sindacale, di sciopero, diritti peraltro sanciti nella nostra carta costituzionale. Siamo perfettamente consapevoli che ilmodello autoritario di relazioni industriali imposto dalla
Fiat si propagherà sia all’interno degli altri luoghi di lavoro, con il superamento del contratto nazionale e la trasformazione del sindacato in organizzazione aziendale, sia nell’intera società, in quanto i principi di libertà, le tutele e i diritti calpestati mettono in discussione i principi regolatori della convivenza sociale e democratica. Questo sottrae secondo noi la vicenda Fiat alla dimensione specifica di una «normale» vertenza sindacale per farne una questione etica e politica di rilevanza generale. Come hanno scritto le compagne e i compagni d Mirafiori, «nell’accordo c’è una trasformazione dell’umanità che lavora in merce. Ma noi siamo donne e uomini liberi, cittadine e cittadini, non merci». D’altra parte non aiutano le posizioni di un governo in deficit di una qualsiasi politica industriale, che non ha perso però l’occasione per estremizzare una volta di più le divisioni sindacali, trasformandosi stavolta da arbitro che guarda al bene del paese in «tifoso» delle posizioni dell’ad Fiat. E proprio per questo che facciamo nostro l’invito del segretario generale della Fiom,Maurizio Landini, affinché lo sciopero proclamato per il 28 gennaio diventi una mobilitazione più larga e più ampia possibile e riesca a coinvolgere l’intera società a difesa di quelle che sono non solo conquiste del lavoro, ma di civiltà. Ce la possiamo fare. Noi che siamo nei luoghi di lavoro, tra la gente, nei movimenti, sentiamo ogni giorno di più che la Fiom e con essa la Cgil sono tutt’altro che isolate. In questimesi, con il disagio sociale che cresce, le giovani generazioni precarie, gli studenti, il mondo della scuola, della ricerca, dell’università, della cultura, i movimenti per la difesa dei beni comuni, della libera informazione, guardano a noi come ultimo baluardo di democrazia, vedono nelle nostre battaglie una possibilità comune di riscatto per un futuro dove ci possa essere posto anche per la dignità dei propri sogni. A oltre 50 anni dalla morte di Di Vittorio dovremo ripensare all’orgoglio di un uomo capace con il suo insegnamento di spingere i poveri braccianti a non sentirsi più costretti a togliersi il cappello davanti al loro padrone, e a farli diventare veramente capaci di chiedere con forza, con determinazione e soprattutto con dignità il rispetto dei propri diritti. Oggi la regressione sociale alla quale sono soggetti tante e tanti lavoratrici e lavoratori giovani, ma non soltanto loro, ci fanno pensare che sia arrivato ilmomento di rispondere con forza a chi ci propone una modernità fatta solo di asservimento e subalternità ai bisogni di una globalizzazione che altro non è che la massimizzazione dei profitti per pochi e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per tutti gli altri.
Per questo cara Susanna, crediamo sia giunto il momento di lanciare una grande stagione di mobilitazione che sappia raccogliere consensi al di là degli stessi luoghi di lavoro, che sappia parlare a tutti coloro che sognano e sperano una società diversa, più giusta. Dopo molti anni possiamo tornare a dire che il riscatto del lavoro rappresenta l’unico antidoto contro l’imbarbarimento della società, quel riscatto che passa col ridare centralità ai luoghi di lavoro,
ritessendo la tela per trovare un denominatore comune come momento di lotta per la dignità, per i diritti, la libertà e la democrazia. Costruiamo da domani, insieme, lo sciopero generale. Se non ora quando? Lettera firmata da diverse decine di delegati Filt, Filcams e Spi